Province, torna l'ipotesi ripristino, Tomei (Upi): 'Servono, sono l'equilibrio tra Stato ed enti locali'

Dopo le aperture del vicempremier Salvini -ma anche il no del M5S- si riaccende il dibattito sugli enti locali provinciali, 'salvati' con il no al referendum costituzionale

"La nostra non è una battaglia per un ritorno alle Province del passato. Serve invece una nuova riforma istituzionale per superare la Legge Delrio del 2014 e la legge regionale di applicazione, alla luce del referendum del 4 dicembre che vede le Province, a tutti gli effetti, istituzioni costitutive della Repubblica".

Lo afferma Gian Domenico Tomei, presidente Pd della Provincia di Modena e dell'Upi regionale, a proposito del dibattito a tema riesploso a livello nazionale. In sostanza Tomei si mostra d'accordo col suo presidente nazionale, il sindaco di Ravenna Michele De Pascale, che sul merito si è detto d'accordo con Matteo Salvini spiazzando diversi colleghi di partito. "E' singolare- continua Tomei- parlare di 'poltronificio' come ha fatto il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio, che torna costantemente sull'abolizione delle Province, quando il Movimento 5 stelle ha votato no al referendum, accettando pertanto gli esiti successivi: le Province esistono e rimangono in Costituzione".

Secondo Tomei la riforma Delrio, "per quanto impegnata nel tentativo di abbattimento dei costi della politica e finalizzata ad individuare un nuovo modello di ente di area vasta, non è riuscita nell'intento ed e' stata superata dagli eventi". Sul merito, incalza il presidente Upi Emilia-Romagna: "Alla revisione dell'ordinamento delle Province dovrà corrispondere una nuova stagione all'insegna del decentramento nell'ambito di un riordino organico della legislazione regionale.

Per questo parlare ora di elezione diretta degli organi di governo delle Province risulta fuorviante. Occorre prima individuare un nuovo impianto istituzionale- segnala Tomei- più snello, più efficiente e vicino ai cittadini, più equilibrato nel rapporto tra Stato e enti locali, superando un nuovo centralismo di cui non abbiamo bisogno ma che sta prendendo sempre più piede". (Lud/ Dire)

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