Referendum, Renzi suona la carica a Bologna: «Per vincere c'è bisogno di voi»

Il presidente del Consiglio sprona i fan del sì all'Officina Estragon, in una sala piena ma non straripante di giovani e militanti più attempati. Vertici democratici locali al completo.

Un’ora abbondante di spogliatoio, tra citazioni pop, qualche domanda dalla platea, e ironia sugli avversari politici. Con questi contenuti il premier Matteo Renzi sprona Bologna, nell’ultima tappa del tour emiliano per promuovere il sì al referendum costituzionale del prossimo 4 Dicembre. Il Presidente del consiglio ha strigliato i suoi nei locali dell’Officina Estragon, storico locale giovanile alla periferia del capoluogo metropolitano. Circa 1200 persone hanno ascoltato Renzi, vero e proprio “one man band” della serata. In platea, una folta rappresentanza della generazione “over”, unità agli entusiastici sguardi di diversi giovanissimi, seduti come se fossero a una lezione universitaria affollata. Presente tutto lo stato maggiore del Pd locale, a tutti i livelli: Merola, Critelli, Calvano, De Maria, Puglisi, Bonaccini, e così via. Nelle prime file anche i ministri Poletti e Galletti, quest’ultimo non appartenente alla compagine dem. Ma i protagonisti dell’appello-show sono gli iscritti e i simpatizzanti del “partito del sì”, il grosso della comunque non straripante sala.

In una via di mezzo tra un comizio e una diretta Twitter stile “Matteo risponde”, il premier riceve domande dalla sala, e si spende in una disamina punto per punto della riforma. Senato, bicameralismo, Cnel, elezione del Presidente della Repubblica. Con una dozzina di giovani sul palco, Renzi passeggia microfono in mano da una parte all’altra del proscenio, alternando accorati appelli a battute sagaci su Grillo e Salvini. «Non si vota con la pancia, si vota con la testa» è lo strale che il leader democratico rivolge ai fan pentastellati, comunque assenti in sala. Lo scopo è palese: fare spogliatoio con i propri affiliati, spronarli a diffondere le cause del sì a casa e nei luoghi di lavoro. «Abbiamo una settimana -incalza- e non dipende da me, dipende da ciascuno di voi». Sull’ipotesi dimissioni Renzi non le evoca direttamente ma ai bolognesi dice che «l’unica alternativa ai governi tecnici è vincere questo referendum, votando sì». Su quella scheda, scandisce, non c’è scritto sì o no, ma «c’è scritto sì o mai». 

Gli umori della platea sono distesi, nessuna traccia di contestazioni. Del resto, il servizio di sicurezza è ferreo, messo ulteriormente in allarme dopo l'attentato alla caserma dei carabinieri, avventuto poche ore prima a qualche chilometro di distanza. Luca, un 26enne di Casalecchio, sorseggia un mojito vicino al bar (aperto) dell’Estragon, e non ha dubbi: «Questo è il miglior leader che abbiamo avuto dacché ho potuto votare». Per Luca c’è da fidarsi, ma ammette che «non ho approfondito i temi del quesito». 
Il comizio va avanti, e a poche battute dalla chiusura, Renzi introduce un intermezzo cinematografico. E’ un estratto dal film di Ken Loach “Il mio amico Eric”. Sullo schermo l’apparizione di Eric Cantona, il calciatore, si confida con il postino Eric in un dialogo mistico, e sentenzia: «Devi fidarti dei tuoi compagni, altrimenti tutto è perduto». Più chiaro di così. 

Dopo qualche ulteriore battuta il premier saluta Bologna. Sale la musica, i giovani sul palco si fanno dei selfies, la platea si svuota. Poco fuori dell’ingresso principale un gruppo di ragazzi fa capannello. Sono tre studenti fuorisede, e li accompagna un lavoratore, anch’esso non di Bologna. «Siamo venuti qua per farci un idea, ma siamo rimasti sempre schierati, ognuno sulle sue posizioni». In altre parole, divisi: due contro due, ed entrambi galvanizzati, dopo il comizio del premier, a rimanere sulle rispettive posizioni. 

RENZI ALLA  CASERMA DI CORTICELLA DOPO L'ATTENTATO. La visita di Renzi in città si è conclusa  con un passaggio alla caserma dei carabinieri danneggiata ieri notte dall'esplosione di un ordigno.Il premier ha promesso che i responsabli saranno presto individuati e ha sottolineato che "chi attacca una caserma, attacca lo Stato, reagiremo perciò con forza a questa aggressione". 

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