Riforme costituzionali: strappo all'Anpi Bologna, nasce la fronda per il 'sì'

Lontani dalle posizioni dell'ANPI nazionale. La presidente dei partigiani bolognesi aveva messo in guardia dal palco del 25 aprile, mentre il (riconfermato) presidente nazionale Smuraglia continua a lanciare l'appello per il no

Sono iscritti all'Associazione Partigiani e sono anche favorevoli alle riforme varate dal Governo, quindi voteranno sì al referendum confermativo di ottobre. 

Non solo, con una lettera stanno iniziando a raccogliere le adesioni "affinché il diritto di manifestare pubblicamente questo orientamento sia garantito a tutti gli aderenti alla Associazione, attraverso l'organizzazione di iniziative e la partecipazione attiva ai comitati per il SÌ", fanno sapere in una nota ribadendo "Io voto SÌ al referendum, ma la bandiera dell’ANPI è anche MIA"

Lontani dunque dalle posizioni dell'ANPI nazionale; già la presidente dei partigiani bolognesi, Anna Cocchi, dal palco di Piazza del Nettuno, il 25 aprile scorso aveva detto che "Le modifiche della Costituzione possono mettere in discussione le linee portanti e rischiare di portare a una riduzione degli spazi di democrazia", mentre il (riconfermato) presidente nazionale Carlo Smuraglia continua a lanciare l'appello per il no: “Potrebbe consolidarsi un sistema di potere che non tiene conto della natura della nostra Costituzione, repubblicana, democratica e antifascista. E questo è un rischio per la nostra libertà”.

Primo firmatario della "fronda per il sì" Gianluigi Amadei, già vicepresidente dell'ANPI provinciale  e consigliere PD al Quartiere Saragozza, ma hanno già aderito Carla Rimondi, Monte San Pietro, Carlo Sinigaglia, Sasso Marconi, Loretta Serra, San Giovanni in Persiceto, Leonardo Di Michele, Budrio, Andrea Pinardi, San Pietro in Casale, e Andrea Zaghi, Bologna ‘San Donato’

LA LETTERA. "Care amiche, cari amici dell’ ANPI, Siamo donne e uomini che anche quest’anno, forse per la prima volta con molti dubbi, hanno rinnovato la tessera della nostra Associazione.
Lo abbiamo fatto ancora una volta perché crediamo in quella che è la funzione dell’ ANPI nel panorama sociale e politico del Paese, e perché che crediamo in quello che ANPI rappresenta e rappresenterà, fino a quando sarà animata e guidata dalla visione e dallo spirito dei suoi fondatori.

La Costituzione è per tutti noi, iscritti e non, la legge fondamentale che disegna i principi su cui si regge la convivenza tra uguali e il rapporto sociale tra cittadini e Istituzioni; la Carta a cui tutti dobbiamo rispetto, sia per quello che ne è il contenuto, che per il fatto che nei suoi articoli siano state tradotte le aspirazioni e le speranze dei tanti uomini e donne che lottarono e morirono per renderci una Nazione libera e democratica.

Se però il messaggio che quei martiri – e i tanti partigiani e antifascisti sopravvissuti – hanno consegnato ai padri Costituenti fosse stato quello di disegnare una Costituzione scolpita nella pietra e non modificabile per via democratica, quella stessa Costituzione non avrebbe previsto al suo interno la possibilità di farlo, né i percorsi parlamentari da seguire per farlo.

Noi crediamo nella Costituzione, nei suoi principi e nei suoi valori, ma crediamo anche che sia possibile aggiornarla, e che questa riforma – adottata secondo le leggi vigenti da un Parlamento eletto democraticamente – lo faccia in positivo, tenendo conto di quanto il Paese (e lo stesso meccanismo della rappresentanza politica) sia cambiato in questi settanta anni.

Il fatto che l’ ANPI nazionale – che pure in altri momenti ha svolto una funzione preziosa di difesa della Costituzione contro tentativi di modifica in senso realmente involutivo e antidemocratico – abbia non solo preso posizione contro le riforme, ma abbia voluto schierare la sua organizzazione periferica in modo quasi “militare”, dando mandato di costituire un “Comitato per il NO” in ogni territorio, o di aderire ai Comitati esistenti, ci lascia perplessi. Pur dissentendo fortemente nel merito, riconosciamo naturalmente la legittimità “formale e statutaria” della posizione assunta dal Comitato Nazionale dell’ ANPI sul tema referendario, anche se non possiamo fare a meno di sottolineare che un passaggio di tale rilevanza avrebbe meritato un dibattito assai più ampio e approfondito, che nascesse tra gli iscritti e si sviluppasse preventivamente tra le organizzazioni periferiche, mentre oggi viene chiesto con toni ultimativi ai tesserati di conformarsi a decisioni assunte dal vertice della Associazione, e solo successivamente ratificate in sede congressuale.

Quello che ci lascia poi apertamente sgomenti sono i toni della lettera con cui il presidente Smuraglia fornisce alle presidenze provinciali e ai coordinatori regionali l’interpretazione autentica da dare alla posizione nazionale, e spiega quali siano gli inesistenti margini di manovra per chi non le condivida:

“… è lecito anche avere opinioni diverse. Altra cosa però sono i comportamenti. È certo che ognuno può pensarla come vuole; ed è altrettanto certo che, quando si voterà, ognuno sarà libero di votare secondo coscienza. Si può andare più in là di questo? C’è da ritenere di no, perché altrimenti ne andrebbe della stessa immagine dell’ ANPI. Ovviamente, non sarà “punito” nessuno per aver disobbedito, ma è lecito chiedere, pretendere, comportamenti che non danneggino l’ANPI e che cerchino di conciliare il dovere di rispettare le decisioni, con la libertà di opinione. Si può, ufficialmente e con delibere formali (anche congressuali) rifiutare di aderire ai Comitati per il NO? E si può costituire od aderire ad un comitato per il SÌ? A nostro parere non si può, per le ragioni su indicate.”

Pur nel rispetto delle funzioni statutarie, non possiamo comprendere né accettare la coercizione della libertà di espressione insita in tali direttive.
Non possiamo comprendere né accettare il fatto che – a seguito dell’emergere sulla stampa nazionale di posizioni diverse rispetto alla posizione “ufficiale” ANPI – siano state avviate procedure disciplinari (contraddicendo, peraltro, il testo stesso citato sopra) nei confronti di dirigenti locali di primo piano della Associazione.

Non possiamo comprendere né accettare che l’Associazione a cui apparteniamo – che proprio per sua natura dovrebbe giocare nel campo della politica “alta”, restando fuori dalle beghe del partitismo e del movimentismo – scelga di arruolarsi in una battaglia dal contenuto e dalle finalità discutibili – accanto a destra, antipolitica e populismi vari – e lo faccia adottando una linea coercitiva della libertà di opinione dei propri iscritti, mettendo così a repentaglio l’autorevolezza e la credibilità conquistate grazie al sangue dei Partigiani che hanno combattuto proprio perché nel nostro Paese si affermassero la libertà di pensiero e la democrazia.

Chiediamo quindi che sul tema della riforma della Costituzione si discuta, e che lo si possa fare liberamente anche all’interno della Associazione, con pari dignità di tutte le visioni. Di più: che la discussione documentata e consapevole all’interno dell’ANPI sia stimolata e valorizzata, e non impedita d’autorità, prestandosi ai giochi di chi utilizza la campagna referendaria per fini politici che vanno al di là del quesito.

Chiediamo che questa discussione possa essere condotta e resa pubblica senza il timore di “conseguenze disciplinari” all’interno di ANPI per avere esercitato il diritto elementare alla libertà di pensiero, tanto più in quanto aderenti ad una Associazione che dell’esercizio di tale diritto dovrebbe fare la propria ragion d’essere, e il proprio motivo di sopravvivenza nel momento in cui venisse a mancare la testimonianza dell’ultimo Resistente.

Chiediamo che questa discussione possa essere affrontata in piena democrazia, senza diktat, evitando di brandire statuti e regolamenti come armi, avendo al primo posto il bene del nostro Paese.

Perché vogliamo dire alto e forte che l’ANPI siamo anche noi. Noi che dedicheremo tempo ed energie ai Comitati per il SÌ. Noi convinti che le riforme siano state pensate nell’interesse dell’Italia e dei suoi cittadini. Noi che al referendum di ottobre voteremo convintamente SÌ". 

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