Prevenire il bullismo: il progetto dell’Istituto Comprensivo 1

Avviata una collaborazione con la dottoressa Annalisa Guarini del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Bologna

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BolognaToday

PREVENIRE IL BULLISMO: SI PUÒ! Le problematiche legate al bullismo o a comportamenti aggressivi coinvolgono sempre di più la comunità scolastica. Nell’ambito del progetto europeo “Be a buddy not a bully” del programma Erasmus Plus/KA2, l’Istituto Comprensivo 1 di Bologna ha avviato una collaborazione con la dott.ssa Annalisa Guarini del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Bologna, referente del progetto SEED, realizzato nella scuola dell’infanzia e primaria dell’Istituto al fine di dotare gli insegnanti di strumenti idonei a gestire situazioni conflittuali e prevenire episodi di bullismo. Riportiamo di seguito l’intervista alla Dott.ssa Guarini, quale testimone diretta di azioni progettate per favorire l’acquisizione di competenze pro-sociali. Come nasce e con quali obiettivi il progetto SEED? Il percorso proposto nasce all’interno del progetto Europeo DAPHNE dal titolo “Turning obstacles into opportunities”. L’obiettivo del percorso è promuovere l'acquisizione di competenze sociali, emotive e cognitive in età scolare. Queste competenze sono particolarmente rilevanti, perché rappresentano fattori protettivi contro l'esclusione sociale ed i comportamenti aggressivi tra coetanei. Il progetto prevede un primo momento di formazione per gli insegnanti. In una fase successiva gli stessi propongono ai bambini attività strutturate di gioco, inserite all'interno della programmazione didattica. In quali contesti o scuole è stato realizzato? E con quali esiti? Il percorso è stato proposto in numerose scuole dell’infanzia e primaria. I risultati hanno mostrato una diminuzione delle dinamiche aggressive, sia fisiche sia relazionali, nonché un miglioramento della rete di relazioni. Come possiamo riproporre le attività realizzate nel progetto, a distanza di tempo, nell’intero ciclo della scuola primaria? Il punto di forza del percorso proposto è l’idea di formare gli insegnanti che a loro volta propongono le attività ai bambini della classe. Questo percorso permette un trasferimento di conoscenze dagli studiosi ai docenti, diventando quindi un patrimonio della scuola. Quali ricadute possono avere le attività formative nella quotidianità dei bambini? Le attività proposte possono essere generalizzate ad altri episodi che avvengono in classe tra i bambini. Ad esempio, una delle attività proposte, riguarda la gestione dei conflitti con l’obiettivo di aiutare i bambini a comprendere che il conflitto può avvenire e che può essere superato. Questa attività può essere ripresa dagli insegnanti di classe nel caso di un nuovo episodio conflittuale, aiutando i bambini a ricordare l’esercizio svolto e le riflessioni condotte. Inoltre le valutazioni emerse possono essere anche generalizzate in contesti differenti rispetto alla scuola, come le relazioni in casa o in altri ambienti di socializzazione. Da dove nasce l’esigenza di proporre il progetto anche nella scuola dell’infanzia? E quali sono i risultati sperati? L’esigenza nasce dalla consapevolezza che le prime dinamiche relazionali tra pari, vengono agite nella Scuola dell’Infanzia. Per poter quindi aiutare i bambini a sviluppare relazioni soddisfacenti è importante supportarli nello sviluppo di tutte le competenze sociali ed emotive, che ci permettono di conoscere noi stessi, comprendere l’altro, provare empatia, comunicare in modo efficace e risolvere i conflitti. Il percorso proposto a partire dalla Scuola dell’Infanzia rappresenta un esempio di vera prevenzione per il fenomeno del bullismo, dal momento che l’obiettivo è supportare i bambini affinché non si generino dinamiche di bullismo, piuttosto che contrastare comportamenti già in essere. È un progetto che può essere esteso anche alla scuola secondaria? Anche nella scuola secondaria di primo e di secondo grado è sicuramente importante proporre attività che riguardino le competenze sociali, emotive e relazionali. Tuttavia, è importante altresì pensare a percorsi di contrasto per fenomeni che sono già presenti, con particolare attenzione al fenomeno del cyberbullismo e all’uso consapevole delle tecnologie. Quanto detto e proposto dalla Dott.ssa Guarini, fa riflettere sul “come fare scuola” in una società complessa come quella attuale, ma ancor di più evidenzia che la rete tra scuola e istituzioni è senza dubbio una delle strade percorribili per contribuire a creare un ambiente inclusivo e rispettoso delle differenze. Non di meno, lo sviluppo precoce e guidato di modalità relazionali empatiche ed affettive, può dimostrarsi una valida strategia, e allo stesso tempo una sfida, per una crescita sana delle nuove generazioni.

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