Impotenza, tabù e soluzioni: tutto quello che c'è da sapere sulla disfunzione erettile

L'INTERVISTA. La disfunzione erettile è una condizione sanitaria dall’impatto sociale notevole, dal momento che, nel nostro Paese, circa 3 milioni di uomini ne sono affetti almeno in parte

Per molti è un argomento tabù, causa di imbarazzo e un tema fra l'altro spesso affrontato con superficialità. Eppure la disfunzione erettile è una condizione sanitaria dall’impatto sociale notevole, dal momento che, nel nostro Paese, circa 3 milioni di uomini ne sono affetti almeno in parte. Si sono resi disponibili per un approfondimeno il professor Fulvio Colombo, Direttore del Reparto di Andrologia del Policlinico Uni-versitario S.Orsola di Bologna, e il dottor Valerio Vagnoni, SSD Andrologia del S.Orsola. 

È solo ed esclusivamente un “segno” dell’età che avanza? Possiamo in qualche modo prevenirla?

«Di certo, lo stile di vita adottato dalla popolazione dei Paesi industrializzati espone a numerosi fattori di rischio; mantenere un peso corporeo stabile, attraverso un regolare esercizio fisico e una dieta equilibrata, ridurre al minimo il consumo di alcolici, abbandonare il fumo e qualsiasi tipo di droga, sono le prime regole da seguire per ottenere effetti benefici sulla nostra salute sessuale».

Conosciamo le cause della disfunzione erettile?

«Nell’ambito delle disfunzioni sessuali, è sempre difficile separare le cause organiche (cioè fisiche) da quelle psicologiche. Tra le possibili cause organiche, la più frequente è quella vascolare (ossia un insufficiente apporto di sangue al pene) che può derivare o essere aggravata da disturbi metabolici e cardiologici, oggi molto diffusi (diabete, ipercolesterolemia, ipertensione arteriosa). Inoltre, l’assunzione cronica di alcuni comuni medicinali (per esempio i diuretici e i Beta-bloccanti, utilizzati nel trattamento dell’ipertensione arteriosa) possono a loro volta comportare conseguenze negative sull’erezione. Infine, alcuni interventi chirurgici a carico della prostata o della vescica, oggi molto frequenti, possono comportare delle lesioni neurologiche che impediscono la ripresa di una soddisfacente attività sessuale. Peraltro, a seguito di una defaillance, anche episodica, seguirà inevitabilmente uno stato di ansia da prestazione che, determinando il rilascio di ormoni come le catecolamine, andrà ad aggravare l’aspetto organico, riducendo ulteriormente l’afflusso ematico al pene (vasocostrizione periferica)».

Esistono campanelli di allarme per riconoscere la disfunzione erettile?

«Talvolta l’insorgenza improvvisa, in un soggetto in apparente benessere, può rappresentare  una “spia rossa”, in quanto può precedere, anche di molti anni, un episodio di ischemia maggiore, a livello cardiaco o cerebrale (infarto, ictus). È tuttavia importante sottolineare nuovamente come condizioni quali stress, ansia e depressione possano favorire l’insorgenza di una DE, anche in assenza di un aspetto organico acclarato».

A chi rivolgersi? Quali esami eseguire?

«Una visita Specialistica Andrologica, condotta in maniera adeguata, deve anzitutto prevedere un’accurata ricostruzione della storia sessuologica del paziente. Il completo esame fisico, dovrà essere mirato a individuare l’eventuale esistenza di patologie genitali, congenite o acquisite, malattie prostatiche, anomalie nei caratteri sessuali secondari. Lo Specialista valuterà quali indagini laboratoristiche e/o strumentali siano più indicate, e si potrà avvalere di consulenti endocrinologici e psicoterapeuti. È auspicabile, in sintesi, un approccio multi-disciplinare al paziente andrologico».

E la terapia? La “pillola” è la soluzione per tutti?

«Una volta escluse possibili alterazioni ormonali (ad esempio un inadeguato livello di Testosterone), che richiederanno un trattamento specifico, il trattamento farmacologico “sintomatico” oggi largamente più diffuso consiste nell’utilizzo di PDE5 inibitori (il cui capostipite è il celeberrimo Viagra). Questi medicinali agiscono migliorando l’afflusso e la permanenza del sangue nei corpi cavernosi del pene, favorendo così un’erezione più rigida e duratura. Questo effetto non è, comunque, meccanico-automatico, necessitando non solo un normale desiderio sessuale ma anche un’adeguata stimolazione erotica. Si tratta, tuttavia, di un rimedio sintomatico e non curativo ed è controindicato nei cardiopatici che assumono nitrati (farmaci anti-angina). Inoltre nel 30% dei pazienti, la risposta alla pillola può non essere sufficiente».

Esistono soluzioni alternative?

«Negli uomini che non possono assumere PDE5 a causa degli effetti collaterali – spiega il dr Vagnoni, Urologo e Andrologo al Policlinico Universitario S.Orsola di Bologna –  ma anche in coloro che non rispondono in maniera adeguata a tali farmaci oppure desiderano ridurne il dosaggio o la frequenza d’uso, è possibile ricorrere al trattamento con onde d’urto a bassa intensità (LI-SWT), specificatamente studiate per stimolare e migliorare la microcircolazione e la vascolarizzazione dei corpi cavernosi del pene, ripristinando il meccanismo erettivo in modo naturale».

Un’ulteriore possibilità farmacologica, non-invasiva, è rappresentata da una crema a base di prostaglandine, che può essere applicata all’interno del meato uretrale (l’orifizio urinario esterno) e che provoca una vasodilatazione locale facilitando così l’erezione.

Infine, come sottolinea il Prof Colombo, Direttore del Reparto di Andrologia del Policlinico Uni-versitario S.Orsola di Bologna, la scelta di sottoporsi ad un intervento chirurgico (cioè l’impianto di una protesi peniena) non deve essere vissuta come ”extrema ratio” tra le soluzioni terapeutiche, bensì va considerata una soluzione sicura e definitiva, consigliabile a tutti gli uomini che vogliano liberarsi del problema della DE, salvaguardando così il proprio benessere sessuale e quello della coppia.

Nel 2003, le due realtà Andrologiche, Ospedaliera e Universitaria, confluirono nella neonata Struttura Semplice Dipartimentale di Andrologia. Ancora oggi, la SSD Andrologia del S.Orsola rappresenta uno dei pochi reparti “indipendenti”, presenti sul territorio Nazionale, che si occupi del trattamento medico e chirurgico delle principali patologie dell’apparato genitale maschile. La Struttura, unica in Regione, svolge in assoluta autonomia l’attività ambulatoriale di prevenzione, diagnosi e trattamento delle patologie Andrologiche. Lo staff è composto, attualmente, da un Direttore, Dr Prof Fulvio Colombo, da un Medico Strutturato, Dr Alessandro Franceschelli e da 2 Medici titolari di contratto LP, Dott. Valerio Vagnoni e Dr Giorgio Gentile.

Nella foto il Dottor Colombo

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