Rizzoli, acque termali come cura per l'osteoporosi: test sulle donne over 50

Uno studio dell'Istituto Ortopedico Rizzoli cercherà di stabilire se le acque termali sulfuree possano essere usate come 'farmaci'

Un campione di donne tra i 50 e i 60 anni affette da ospeoporosi o osteopenia (ossa sono più deboli del normale) da sottoporre a un test per valutare gli effetti dell'espozione al solfato di idrogeno contenuto nelle acque termali (nel caso specifico, quelle di Castel San Pietro). Uno studio dell'Istituto Ortopedico Rizzoli cercherà di stabilire se le acque termali sulfuree possano essere usate come 'farmaci' nel trattamento dell'osteoporosi E' Francesco Grassi, dirigente del laboratorio Ramses del Rizzoli, ad anticipare i contenuti della ricerca.

L'osteoporosi colpisce 200 milioni di persone nel mondo ed è la principale causa di frattura dell'anca, "un evento difficile da prevenire e che può creare problematiche molto gravi nei pazienti ultrasettantenni", avverte Grassi. Il solfuro di idrogeno, presente nella composizione di molte acque termali, può aiutare nel contrastare la malattia, perchè, è dimostrato, stimola la formazione dell'osso e nello stesso tempo ostacola gli osteoclasti, cellule che, al contrario lo 'distruggono'. La somministrazione di farmaci a base di solfuro di idrogeno, come dimostrano test sui topi, aiuta a prevenire la malattia.

Lo studio, spiega Grassi, vuole capire se "l'utilizzo dell'acqua termale sulfurea per via inalatoria aumenti le concentrazioni di questo elemento nel sangue, in che modo e con quale persistenza, e se possa incidere sul metabolismo osseo contrastando l'opera di distruzione della massa ossea determinata dalla malattia". Le donne che accetteranno di sottoporsi ai test saranno sottoposte a un normale ciclo di cure termali di due settimane, nel corso delle quali faranno dei prelievi di sangue che serviranno a misurare i livelli di solfuro di idrogeno e i marcatori del metabolismo osseo. "Speriamo che ci siano evidenze che l'ambiente termale possa essere assimilato al trattamento farmacologico", conclude il ricercatore del Rizzoli. Le acque termali sono quindi un elemento fondamentale nella prevenzione e nella cura di numerose patologie, dall'osteoporosi alle malattie dermatologiche, e per il mantenimento di una buona condizione di salute.

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Le implicazioni in campo sanitario dei trattamenti termali spesso non sono approfondite dal punto di vista scientifico, di qui la necessita' di far emergere le evidenze arrivate da vari settori di ricerca. Come quelle che studiano le proprietà del solfuro di idrogeno (presente in molte sorgenti termali) sia come antifiammatorio che nella cura di malattie delle ossa come l'osteoporosi. Come dimostrano gli studi più recenti sui 'microtuboli cellulari', una fitta rete di microsopici canali, che non solo trasportano l'acqua all'interno delle cellule, ma, così facendo, generano un campo elettromagnetico e funzionano come un circuito meccanico-luminoso, capace di influire sullo sviluppo delle cellule staminali. Ecco, ha spiegato Carlo Ventura, ordinario di Biologia molecolare all'Università di Bologna, "si possono utilizzare le energie fisiche generate dai miocrotuboli per raggiungere le cellule staminali e attivare il potenziale intrinseco di autoriparazione che tutti noi abbiamo". (dire)

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