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Degrado urbano

Villa Ghigi, dimora storica bolognese oggi abbandonata

Via San Mamolo · Santo Stefano

Alle porte di Bologna, immediatamente fuori porta San Mamolo, si estende un enorme parco di circa 28 ettari di superficie: si tratta del parco di Villa Ghigi, il quale dal 1975 offre splendidi scenari ai bolognesi in cerca della natura a pochi passi dalla città. Al centro del parco sorge l'omonima villa, un'antica residenza signorile di collina oramai abbandonata da molti anni. Villa Ghigi fu la residenza di alcuni dei più illustri personaggi dell'Emilia-Romagna, come la famiglia Malvezzi, Cavalca e Dozza. Nel 1874 il parco, la villa, alcune case coloniche e il "Palazzino" (che oggi ospita la Fondazione Villa Ghigi) vennero acquistate dalla famiglia Ghigi, la quale diede al complesso il nome con cui oggi tutti lo conosciamo. L'ultimo proprietario effettivo della villa fu Alessandro Ghigi, uno zoologo, naturalista e ambientalista italiano, rettore dell'ateneo bolognese dal 1930 al 1943, anno in cui venne nominato senatore del Regno d'Italia. Egli era un sostenitore delle leggi razziali fasciste in quanto considerava i "meticci" una causa di regresso e ferita all'evoluzione. L'uomo abitò a Villa Ghigi per tutta la vita e alla fine del 1960 donò una parte del parco al Comune di Bologna. Alla morte di Alessandro, i suoi eredi donarono tutta la proprietà al Comune. Nonostante il parco sia uno dei fiori all'occhiello del patrimonio bolognese, la villa che gli da il nome giace in stato di abbandono in attesa di un restauro. Sbirciando attraverso le sue finestre (in quei pochi buchi che ancora non sono stati del tutto murati) è possibile ritrovarsi davanti un vero e proprio spettacolo: antichi e splendidi affreschi ancora oggi rimangono intatti, sfuggiti alle bombolette dei writers e gli attacchi dei vandali. La villa sembra contenere al suo interno un piccolo tesoro che purtroppo è destinato a perire se non si interverrà al più presto con seri interventi di restauro. Intanto, per salvaguardarne per lo meno la memoria storica, l'esploratrice urbana Sonia Ricchetti ha fotografato i suoi interni attraverso alcuni buchi nelle finestre.

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