Esercenti e residenti combattuti sul restyling del dall’Ara

Da chi lo vorrebbe chiuso a "spicchi” per fare in modo da continuate a mantenerlo attivo anche durate i lavori chi invece lo vorrebbe spostato, passando per chi “senza qui rischierebbe di diventare come la Montagnola” fino a chi teme per la perdita dei guadagni

Cos’è lo stadio per un quartiere? È vita, fonte di ricchezza. Migliaia di persone che si concentrano in un luogo per tifare la propria squadra. Persone che hanno fame, che vogliono mangiare e bere in compagnia. E per questo è per molti fonte di ricchezza. I bar che si riempiono, i ristoranti, le pizzerie, i paninari, i tabaccai. Tutte queste persone sopravvivono anche grazie ai tifosi dello stadio. Cosa succederebbe se da un giorno all’altro questa fonte di profitto si dileguasse per almeno 1 anno, anzi per 15 o 18 mesi secondo le stime citate l’altro giorno dall’ Ad del Bologna, Claudio Fenucci?   Questo infatti sarebbe il tempo necessario , secondo le stime attuali , per la ristrutturazione del dall’Ara che dovrebbe iniziare tra il 2021-2022 e già si parla di un possibile trasferimento della squadra a Ravenna durante quel periodo. Cosa ne pensa chi vive e lavora in zona stadio?

Mario dal vetro della sua tabaccheria vede spesso i tifosi passare lungo il marciapiede con cappellini e sciarpe rosso-blu in direzione stadio, anche lui è un tifoso del Bologna. Si dice “ben felice del restauro, è un’ottima idea e per quello che ho visto mi piace il progetto, poi ci sono affezionato, sono tifoso del Bologna”. Mario però ci confessa anche di essere combattuto “durante le partite sono aperto, la gente allo stadio fuma e quindi in diversi si fermano al mio negozio”. Anche per questo motivo Mario preferirebbe che lo stadio venisse  “chiuso a spicchi”, cioè utilizzato comunque durante i lavori a fronte della chiusura, di volta in volta, della sola parte interessata.

Poco lontano c’è Alessandro, nel suo Bar Otto. Secondo lui “Fan bene a fare il nuovo stadio qua anche in termini di sicurezza”. Chiediamo in che senso. “Il fatto che ci sia lo stadio- risponde- determina una maggiore presenza di forze dell’ordine che passano in zona. A chi dice che lo stadio bisogna farlo fuori città rispondo che togli lo stadio e qua diventa come la Montagnola”.  Per Gaia invece, proprietaria di un ristorante di cucina giapponese e cinese i problemi sono altri rispetto al restauro dello stadio. “Per noi- ci dice-un po' di tregua sarebbe un toccasana. Nei week-end, quando ci sono le partite bloccano la strada e non c’è mai parcheggio in zona”.

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Connesso al problema della viabilità c’è quello del traffico. Per Sergio proprietario di una tabaccheria a due passi del complesso sportivo “lo stadio dovrebbe essere spostato. Per un fattore di traffico principalmente, non bastano i posteggi del cimitero della Certosa. Magari dovrebbe essere spostato al parco Nord. La struttura è bellissima, tolta la parte aggiunta per Italia 90 quando Bologna ospitò i mondiali di calcio”. Per l’occasione vennero eseguiti dei restauri allo stadio tra cui l’aggiunta di un’imponente struttura in ferro che ha aggiunto posti a sedere e che fa da involucro rispetto all’originale in mattoni rossi.

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 Vicinissimo al Dall'Ara, ci fermiamo ad un piccolo baretto a lato di un incrocio, a poche decine di metri. Il barista ci confessa la sua preoccupazione. Ci racconta che lui è aperto durante le partite, i tifosi si fermano per prendere qualcosa quando vanno e tornano dallo stadio. Perderebbe insomma incassi. 

Al bar Billi invece, non sembra ci siano preoccupazioni riguardo al futuro dello stadio, c’è chi vorrebbe anzi che lo stadio venisse usato per manifestazioni come quelle scolastiche spostando le partite in un’altra zona della città, in fiera ad esempio. Secondo un altro barista del circondario le persone sarebbero comunque attratte nel quartiere perché ci sono le piscine e i campi da Basket.

C’è chi invece giudica il progetto dello stadio “troppo pretenzioso”. come Mauro, un anziano residente della zona. In un bar quasi all’ombra della torre di Maratona, l'uomo spiega come “hanno voluto volare troppo in alto. Il progetto è troppo pretenzioso”. Il suo amico Vito invece si concentra sul “Far West” di macchine parcheggiate durante le partite. “Ogni volta che giocano, qua è un far est. Macchine parcheggiate dovunque, anche sui marciapiedi che già sono stretti come accade in via XXI aprile".Sulla stessa linea di pensiero, altri residenti, per i quali lo stadio dovrebbe essere spostato in un’altra zona della città. Per qualcuno a infastidire è l’architettura "di regime", poco accattivante.

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All’interno di un altro bar della zona, troviamo Andrea, sulla sessantina, ha sempre vissuto nel quartiere. Per lui lo stadio dovrebbe "essere trasferito in un’altra zona della città, a parco Nord ad esempio dove c’è più spazio per parcheggiare, qua invece ogni volta i tifosi che arrivano in auto devono farsi molta strada dal parcheggio dopo il cimitero della Certosa”. Ma questo motivo non è il solo. La vista della torre, con quella struttura imponente, gli ricorda che è un’opera “fascista”. Andrea in effetti non sbaglia. La costruzione, iniziata nel 1925 fu voluta dal gerarca fascista e podestà della città Leandro Arpinati. Aveva un altro nome. Era il Littoriale. E al suo interno c’era una statua del duce a cavallo che è stata fusa ed è divenuta le due partigiane di porta Lame.

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