Mihajlovich vince il premio Premio Leggenda della Gazzetta: "Si vede il sole, siamo alla fine del tunnel"

Ha ritirato il Premio Leggenda ai Gazzetta Sports Awards, riconoscimento ai migliori sportivi dell'anno all'East End Studios di Milano

Sinisa Mihajlovic ha vinto il Premio Leggenda ai Gazzetta Sports Awards, il riconoscimento ai migliori sportivi dell'anno. All'East End Studios di Milano l'allenatore del Bologna è stato accolto da un lungo applauso: "Guardate che così mi fate commuovere - dice -. Grazie mille, questo è un premio prestigioso. Mi fa onore e piacere. Un po' di rischio c'è, ma ne vale la pena" ha detto. Lo riferisce la Gazzetta dello Sport. 

Accolto sul palco dal vicedirettore Andrea Di Caro, Mihajlovic ricorda i momenti importanti della carriera: "Il pallone di pelle comprato da mio padre, mi ricordo che ci mettevo la crema per ammorbidirlo. Poi la mia prima scarpa - usavo quelle da rugby - e quando ho vinto la Coppa dei Campioni con la Stella Rossa: entrare nella storia del calcio slavo è stato fantastico. Il quarto momento è quando ho avuto la fortuna di giocare con Mancini tutte le partite: gli ho fatto fare un sacco di gol". I momenti più belli da allenatore? "Ho cominciato a fare questo lavoro grazie a Mancini, una delle soddisfazioni più grandi è stata fare il c.t. della mia nazionale. Poi quando sono andato al Milan, o alla Sampdoria, ma anche a Bologna: lo scorso anno abbiamo fatto un mezzo miracolo".

"Si vede il sole, siamo alla fine del tunnel", ha detto riferendosi alla malattia "l'affetto ricevuto mi ha aiutato. Io non volevo fare l'eroe, affronto i problemi così. Non mi piace scappare. Ho continuato a fare il mio lavoro perché mi faceva sentire vivo. Non vedevo l'ora di vedere l'allenamento dei miei in diretta in tv dall'ospedale. Sono cose che mi tenevano in vita. Ma soprattutto la mia famiglia, mia moglie Arianna, i miei figli. Le tifoserie, il mondo del calcio, ho sentito tutti vicino. Ringrazio tutti perché mi sono sentito in una grande famiglia. Mi sono sentito perciò in obbligo di far capire alle persone che non bisogna aver paura, ma aver voglia di combattere. Poi non è detto che tutti debbano affrontarla come lo faccio io, ma bisogna darsi piccoli obiettivi. Arianna è stata tutti i giorni con me. Ha dormito su una sedia".

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"Rimpianti? Mio padre aveva il cancro e io non l'ho potuto abbracciare per l'ultima volta - si commuove - ora quando bevo la grappa ne prendo una per me e una per lui". Sul palco è salito Urbano Cairo per premiarlo. E Sinisa prende subito la parola: "Cairo è stato premuroso, gli sono stato molto grato. Mi ha chiamato diverse volte quando ha saputo della malattia, informandosi sui medici e le strutture. Non è una cosa da tutti. Ha mostrato di volermi bene". Cairo: "Ti trovo benissimo. Hai sempre quella tua grande forza interiore. Sinisa è un grande esempio per tutti e lo fa in un modo bello. Tutte le persone che hanno un problema vorrebbero affrontarlo a viso aperto ed è bello che lui abbia detto di non avere meriti. È riuscito a riunire un po' tutti". Ma Miha lo interrompe: "Non ti preoccupare, adesso che ricomincio li ridivido".

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