Eccidio della Bettola. Cnddu ricorda la tragedia

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BolognaToday

Sono passati settantasei anni dall’Eccidio della Bettola nell'appennino reggiano, avvenuto il 24 giugno verso l’01:00, da parte di un’unità di occupazione Feldgendarmerie, la polizia militare della Wehrmacht. Il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani vuole commemorare le 32 vittime civili sterminate senza alcuna pietà, tra cui un bambino di appena 15 mesi: Piero Varini. Oggi a sentire la testimonianza Liliana del Monte, unica sopravvissuta, che definisce quei “fatti tremendi” si rimane attoniti di fronte all’abisso di malvagità cui può giungere l’uomo con gratuita naturalezza, in nome del senso del dovere, perché si è soldati e si è in guerra. Eppure certe volte si ha l’impressione che la bestialità sia la causa e non l’effetto dei conflitti. Gli uomini peggiori hanno il pretesto per scatenare gli istinti più bassi, protetti dall’impunità. E la massa, il numero proteggono e assolvono. Le dinamiche del branco scatenano la ferocia più brutale; la pietà viene derisa; la coscienza silenziata. Liliana del Monte racconta che, sopravvissuta, sebbene ferita, per miracolo, allo sterminio della sua famiglia, venne “salvata” sanguinante e dolorante, nascosta in un cespuglio isolato, proprio da un soldato tedesco, forse uno degli stessi uomini che avevano sporcato le proprie mani di sangue innocente poco prima, il quale, colto da un momento di umanità, con delicatezza la collocò in una zona visibile perché potesse essere soccorsa. Forse in compagni dei suoi commilitoni non sarebbe andata così. Giovani in gruppo tendono a riprodurre modalità comportamentali che molto spesso assumono connotazioni tipiche della squadriglia: derisione, prevaricazione fisico / mentale, mancanza di empatia, sadismo nei confronti della vittima designata. La scuola ha il compito di prevenire tutte le forme di prevaricazione ed educare i giovani ad adottare un comportamento solidale, umano, incentivando l’uguaglianza di tutti davanti alla legge ed educando ai valori di cittadinanza attiva e di fratellanza universale. Crediamo fermamente che ricordando i momenti più cruciali e drammatici che hanno contraddistinto il nostro Paese si possa stabilire un ponte tra passato e presente sorretto dalla Testimonianza, dal Ricordo, come simboli - valori della speranza. prof. Romano Pesavento Presidente CNDDU

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