Mercoledì, 17 Luglio 2024
Approfondimento

Dalle badanti ai riders, l'ombra del caporalato anche sul nostro territorio

Sfruttamento, illeciti vari sul lavoro, e caporali. Non solo in agricoltura e non solo al Sud (anzi). Fenomeni diffusi anche sul nostro territorio dove "è finita l'età dell'innocenza"

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"Forma illegale di reclutamento e organizzazione della mano d’opera, specialmente agricola, attraverso intermediari (caporali) che assumono, per conto dell’imprenditore e percependo una tangente, operai giornalieri, al di fuori dei normali canali di collocamento e senza rispettare le tariffe contrattuali sui minimi salariali". È la definizione di caporalato della Treccani che, in poche righe, contiene una sfilza di reati. 

Nello specifico, il caporale non è altro che un "intermediario", che agisce illegalmente, senza nessuna qualifica e legittimità, nel reclutamento e "l'organizzazione" della mano d'opera a basso costo, a fronte di una percentuale. Ce ne possono essere di varie tipologie, il caporale lavoratore, venditore e addirittura amministratore delegato. Non solo dunque in ambito agricolo. 

Una pratica più che diffusa nel nostro paese e che, come sempre accade, torna di attualità, quando si verificano tragedie, come la morte di Satnam Singh, il bracciante di origine indiana, abbandonato davanti alla sua casa, in provincia di Latina, con le gambe spezzate e il braccio tranciato da un macchinario, messo in una cassetta di frutta. “Ci si sorprende che ci sia il caporalato, che ci siano i morti sul lavoro, ma è un’ipocrisia”, ha commentato l'arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, Matteo Zuppi, all'indomani della morte di Singh.

La mappa del caporalato. E il Nord che supera il Sud

L’Osservatorio Placido Rizzotto/FLAI- CGIL stima, su scala nazionale, in 430mila le lavoratrici e i lavoratori vittime di sfruttamento e caporalato in agricoltura.

In Italia, nel 2023 sono state 834 le vicende - denunciate - riportate sul V Rapporto del Laboratorio L’Altro Diritto / Osservatorio Placido Rizzotto sullo sfruttamento lavorativo e sulla protezione delle sue vittime. E sono distribuite su tutto il territorio nazionale, toccando tutti i settori economici e produttivi. Le denunce dei lavoratori sono nel complesso più numerose al Sud e oltre la metà di procedimenti è relativa al settore agricolo. 

Si registra una progressiva riduzione della forbice tra i casi del nord e del centro con quelli del sud Italia (almeno a partire dal 2020) con un’inversione di tendenza negli ultimi anni rispetto al passato "quando la somma dei casi di sfruttamento del nord e del centro a malapena raggiungeva il totale dei casi del solo meridione" - si legge nel rapporto - "Se, ad esempio, nel 2017 i casi di sfruttamento rilevati al centro e al nord (17 casi) erano addirittura inferiori ai casi rilevati solo al sud (24 casi), nel 2020 l’agglomerato dei dati del nord e del centro (93 casi) supera di gran lunga quelli relativi al sud (58 casi). Il trend trova conferma anche nel 2023, dove su 124 casi di sfruttamento rilevati dal Laboratorio, le regioni del centro e del nord totalizzano 69 casi di sfruttamento, superando i 55 casi di sfruttamento registrati al sud". 

A Bologna "fine dell'innocenza"

Il sistema produttivo bolognese non è immune da sfruttamento e caporalato, come dimostrano diverse inchieste. Nel rapporto dall'eloquente titolo "Caporalato emiliano" di Libera Bologna e Libera Informazione, si parla di "fine dell'innocenza" tanto per Bologna che per l'Emilia-Romagna.

"Non abbiamo mai abbassato la guardia - detto sottolineanto a BolognToday il comandante dei Carabinieri per la Tutela del Lavoro di Bologna, Domenico Siepe - anche se talvolta non si percepisce. I cittadini pensano che il caporalato esista solo nel settore agricolo, si tratta di intermediazione illegale presente in molti comparti". 

Nel 2023 sono stati infatti 1.521 i controlli dei militari specializzati della Legione dell'Arma, con 3 beni sequestrati, 736.103 sanzioni, pari a 4.639.687 euro, 534 denunce e un arresto. 

Senza andare troppo in indietro nel tempo, è utile ricordare l'operazione "Blue Angels” della Guardia di Finanza di Bologna, con il sequestro di 650 mila euro, di beni mobili e immobili, in possesso dell’amministratrice di alcune cooperative e società della provincia di Bologna, che offrivano servizi di assistenza ad anziani e persone ammalate. Sarebbe stata accertata l'attività di “intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro” da parte dell'indagata che si avvaleva di tre società. 

E ancora. Sono condizioni di semi schiavitù quelle contestate a un imprenditore cinquantenne straniero residente a Bologna, finito agli arresti domiciliari su disposizione del Gip nell'ambito di una inchiesta contro il caporalato. A far partire l'indagine, condotta del Nucleo ispettorato del lavoro dei carabinieri, è stato un cittadino marocchino, irregolare sul territorio e impiegato come manovale in condizioni punitive dall'arrestato.

A fine dello scorso anno rinviati a giudizio - per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro - la presidente del Cda di Mondo Convenienza Holding spa e quattro responsabili delle cooperative che gestivano in appalto i servizi di facchinaggio e montaggio dei mobili nel bolognese.  

A maggio un blitz dei carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Bologna e del comando locale in una azienda agricola di Imola ha fatto emergere che il titolare disponeva di sette lavoratori stranieri che lavoravano in nero, senza contratti di lavoro, tutele previdenziali e assicurazione.

E ancora, laboratori con persone che dormono e lavorano nei capannoni, in condizioni disastrose, e senza contratto. E si potrebbe continuare. Troppi, purtroppo, i casi registrati. 

Tra i rider il caporalato è "digitale"

Casi di caporalato "digitale" anche nel mondo rider. A marzo del 2023  diverse segnalazioni  di vittime di caporalato a Bologna. I Carabinieri hanno identificato una cinquantina di ciclofattorini, nell'ambito di una inchiesta coordinata dalla procura di Milano per un giro di intermediazione tra le App di consegne e alcuni rider: il sospetto è che per 'girare' le consegne con il proprio account alcuni possano pretendere una commissione che varia tra il 20 e il 50 per cento.

Lo sfruttamento non può tener conto del capitolo sicurezza sul lavoro. Come l'Emilia-Romagna, anche Bologna è in zona rossa e si colloca al 18° psoto nella graduatoria con un indice di incidenza sugli occupati (474.505) di 16,9. Otto i casi di infortuni mortali (con l'esclusione degli infortuni in itinere) nei soli primi quattro mesi del 2024. 

Distribuzione regionale dei casi in agricolturaLa situazione nel resto d'Italia  

Delle 834 vicende di sfruttamento complessive, il Laboratorio ha individuato complessivamente 709 vicende in cui lo sfruttamento è stato ritenuto dagli inquirenti penalmente rilevante, dando origine ad un procedimento penale46: di questi, in 682 procedimenti siamo riusciti a risalire con precisione al capo d’accusa contestato a fronte della singola vicenda di sfruttamento.

La regione in cui si rileva il numero più elevato di casi di sfruttamento - guardando al settore agricolo - è la Puglia con 99, seguono la Sicilia con 62, la Calabria con 33, il Lazio con 30, la Lombardia con 29, la Campania con 27, il Veneto con 24, il Piemonte con 21, 20 in Toscana, 18 in'Emilia-Romagna, 13 nelle Marche, 13 in Sardegna, 9 in Basilicata e Molise, 7 in Abruzzo, 5 in Umbria, 4 in Trentino, Friuli e Valle D'Aosta, 1 in Liguria. 

Per restare sul nostro territorio, nei giorni scorsi, un operaio straniero di 30 anni ha trovato il coraggio di denunciare a Castelfranco Emilia (Mo). Per questo ha ricevuto un particolare permesso di soggiorno: è il primo caso in Italia. Avrebbe percepito un euro all'ora per lavorare - in nero - in un cantiere.

Guardando  fuori regione, la provincia di Latina è la più interessata dal fenomeno dello sfruttamento in agricoltura con 17 inchieste su 30 nel territorio regionale. Più a nord, la Lombardia conta la maggiore concentrazione dei casi (29), per due terzi nelle province di Mantova con15 inchieste in agricoltura e di Brescia (4 casi); seguono il Veneto e il Piemonte, rispettivamente 24 e 21 inchieste.

Due imprenditori agricoli bresciani e tre caporali stranieri sono imputati per lo sfruttamento lavorativo di oltre cento richiedenti asilo nella raccolta dell’uva nei vigneti, e l’operazione Oro verde, reclutati presso le strutture di accoglienza e impiegati in condizioni di sfruttamento nelle aziende vitivinicole del territorio e oltre, in una rete ben ramificata in tutto il nord Italia. 

In Toscana, sarebbe presente nelle colture di olivi e di uva, nel Chianti fiorentino e nel territorio di Livorno, i titolari di alcune aziende agricole specializzate nella coltivazione di ortaggi, in Maremma, sono stati indagati per il reato ai danni di un centinaio di braccianti (italiani e stranieri) che verrebbero impiegati senza contratto per 15-16 ore al giorno e retribuiti 2,50 euro l’ora, senza diritto ad alcun periodo di ferie o di riposo settimanale. Molti dei lavoratori, perlopiù stranieri, erano sistemati in un casolare abusivo attiguo agli stessi terreni delle aziende agricole (in condizioni igienico-sanitarie precarie), il cui affitto era decurtato dalla retribuzione.

Al Sud spicca la regione Puglia, con 99 casi di sfruttamento, di cui ben 67 in provincia di Foggia; seguono la Sicilia (62) e la Calabria (33).

Chi sono le vittime 

Quasi un terzo è regolarmente presente sul territorio, con permesso di soggiorno, per richiesta di asilo o titolari di protezione internazionale quindi "sebbene l'irregolarità dello status giuridico aggravi senza dubbio la condizione di vulnerabilità - si legge nel rapporto - anche i titolari di permessi di soggiorno comunemente considerati 'tutelanti' o 'stabili' non sono esenti dal rischio di cadere in situazioni di sfruttamento lavorativo", in altre parole neanche la manodopera regolare o autoctona ne è immune.

Provenienza delle vittime-2

Controlli e leggi 

I controlli sono effettuati dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL), sotto la vigilanza del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali (MLPS), ai Nuclei Carabinieri Ispettorato del Lavoro (NIL) con poteri ispettivi e di vigilanza, dalla Guardia di Finanza, ma tutte le forze dell'ordine hanno la facoltà di effettuare controlli e verifiche. 

Con il Decreto Legge n. 138/2011, convertito in legge (l. n. 148/2011) e da ultimo con la l. 199/2016, è stato introdotto nel codice penale l’articolo 603 bis, che punisce il reato di “intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro”, il “caporalato”. Vengono presi in considerazione i soggetti intermediatori tra datore di lavoro e i lavoratori, gestendone le attività lavorative, orari e retribuzione, ma anche il datore di lavoro stesso. 

Per chi recluta manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno, e per il datore di lavoro che utilizza o impiega manodopera reclutata anche – ma non necessariamente – con l’utilizzo di caporalato, sfruttando i lavoratori e approfittando del loro stato di bisogno, è prevista la pena della reclusione da uno a sei anni e multe salatissime. 

Viene introdotto il delitto di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro tra i reati per i quali è sempre disposta la confisca dei beni che servirono o sono stati destinati a commettere il reato.

Anche Bologna ha aderito al progetto interregionale per contrastare lo sfruttamento lavorativo, “Common Ground", finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con il Fondo Sociale Europeo “PON Inclusione”, che riunisce le regioni Piemonte, Emilia-Romagna, Friuli Venezia-Giulia, Liguria e Veneto. 
A Bologna il progetto è guidato dal Comune in collaborazione con un consorzio di attori chiave:
Associazione MondoDonna ONLUS (capofila), Associazione Casa delle Donne per Non Subire Violenza APS, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Consorzio di Cooperative L'Arcolaio, C.I.D.A.S., Officine Solidali Bologna, Lai-momo Società Cooperativa Sociale, e MIT - Movimento Identità Trans* - APS.

Si rivolge a migranti provenienti da paesi esterni all'Unione Europea che non hanno la cittadinanza di uno Stato membro, vittime o potenziali vittime di sfruttamento lavorativo o di lavoro irregolare, in tutte le sue forme. Common Ground ha lo scopo di offrire protezione alle vittime attraverso interventi di protezione sociale attivabili nell’ambito dei servizi per il lavoro. E' possibile anche fare delle segnalazioni, mirate a intercettare le potenziali vittime. 

A chi rivolgersi

Il lavoratore può chiamare il numero verde nazionale antitratta 800.290 290. Il numero è gratuito e attivo 24 ore su 24, ogni giorno dell’anno. L'Helpdesk multicanale è attivo dal lunedì al venerdì dalle 9:30 alle 18:30, con conservazione e gestione dei messaggi giunti oltre l'orario di funzionamento.

Gli operatori che rispondono sono mediatori linguistico–culturali che parlano inglese, spagnolo, albanese, romeno, russo, moldavo, ucraino, nigeriano, cinese, polacco, portoghese e arabo. Gli operato forniscono informazioni utili e orientamento ai servizi del territorio o, in caso di emergenza, assistenza per specifiche esigenze.
Da giugno 2021 è anche attivo l’Helpdesk interistituzionale Anticaporalato  destinato a cittadini stranieri vittime o potenziali vittime di sfruttamento lavorativo. Mediatori interculturali e operatrici forniscono un servizio multilingue (inglese, francese, arabo, pidgin, edo/benin, wolof, mandingo, fula, pular più altre a richiesta) sulle modalità di emersione, sull'accesso ai servizi territoriali e sulle possibilità di inserimento nei programmi contro lo sfruttamento lavorativo Su.Pr.Eme. Italia e P.I.U. Su.Pr.Eme.

Si ppuò fare anche richiesta d’intervento (R.I.) inviando un modulo di segnalazione di violazioni in materia di lavoro, legislazione sociale e salute e sicurezza nei luoghi di lavoro all'Ispettorato del Lavoro. 

Quando i Satnam Singh erano loro 

La drammatica fine di Satnam Singh va ovviamente al di là del lavoro nero, dei migranti senza permesso di soggiorno, ricattati e sfruttati per pochi euro l'ora. È piuttosto raccapriccio, orrore. Chi non si è chiesto: "Ma come si fa ad arrivare a questo punto?" Prima solo indagato, poi arrestato per omicidio doloso con dolo eventuale è Antonello Lovato, figlio di Renzo, titolare dell'azienda. Poi si appura che per lo stesso reato erano già noti alle forze dell'ordine dal 2019. Se fosse stato tempestivamente soccorso, Satnam si sarebbe con ogni probabilità salvato, rende noto la Procura di Latina. 

Un cognome, Lovato, che ci porta più a nord, e precisamente nel nord-est. Infatti è diffuso in Veneto, come veneti sono i maggiori contributori delle bonifiche delle Paludi Pontine, proprio in provincia di Latina, avviate dal regime fascista. Anche il ferrarese diede un importante contributo a questa sorta di emigrazione al contrario. 

"Le famiglie arrivavano in una terra sconosciuta, disabitata, desolata, senza alberi - si legge in una relazione IStat, veniva loro proibito di allontanarsi dal podere - di uscire di casa dopo il tramonto per il pericolo di contrarre la malaria. Per l'insufficienza di parroci poteva anche essere difficile per i coloni partecipare ai riti religiosi, così importanti nel mondo contadino e in particolare per quello veneto". 

"I morti di malaria non erano lavoratori morti per insufficiente protezione ma soldati caduti in guerra, così come i coloni, che con l'inizio della seconda guerra mondiale, erano mobilitati civilmente e come tali soggetti alla giustizia militare".

E ancora: "L'impatto con il sistema di lavoro era altrettanto traumatico - si legge - Tutta la produzione dei poderi veniva ritirata dall'Onc la quale si impegnava a registrare libretto debiti e crediti. In coloni erano teoricamente mezzadri, di fatto, erano trattati come braccianti, ma pagati in natura". 

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