Cesare Cremonini: "Ognuno di noi vorrebbe un Natale normale, ma bambini non siamo più e piangere non serve"

Il cantante ha pubblicato su Facebook un lungo post dove ha raccontato dettagli della sua famiglia e della sua infanzia, in vista delle feste natalizie

"Non ho ricordi recenti di un Natale da carovana, con grandi tavolate e schiamazzi sputanti. In casa mia sopravvive l’idea di un Natale sobrio e intimo, molto tradizionale. Siamo stati in tanti anche noi. Poi in quattro da alcuni anni. Ora in tre. L’eco dei ricordi è quello delle numerose telefonate (ancora a rete fissa) da parte dei pazienti di mio padre per gli auguri, a cui io mi divertivo a rispondere per primo, fantasticando sui vari dialetti che si esprimevano dall’altra parte della cornetta. Tra un dotto’ e un dutaur, con mio padre che fingeva di conoscere tutti". Inizia così il lungo post del bolognese Cesare Cremonini, pubblicato su Facebook : “Chi era babbo?”. “Non l’ho capito” - si legge - Mia madre rideva. Aneddoti di un periodo in un cui i medici erano parte stessa della famiglia di tante persone. Un Natale sobrio non vuole dire infelice. Anzi, all’attesa della nascita di Gesù, con il presepe in ceramica, rigorosamente non dipinto e tenuto in vita da una piccola candela che restava accesa fino all’alba, ci sono affezionato. Così questa festa di cui oggi si discute in anticipo la vivo come un “desiderio” piuttosto solitario ma ispirato da un sentimento molto comune, cioè il rivivere l’illusione dei migliori ricordi vissuti da marmocchio".

E ancora: "La sola occasione in mio possesso per usare gli occhi “nel modo in cui guardavamo le cose da piccoli”, come se il Natale fosse una promessa che i grandi ci hanno fatto in tempi lontani. È vero, non mantenerla è un tradimento fatto al nostro io. “Almeno a Natale..”, si lamentava mia mamma quando bisticciavo con mio fratello durate le feste. Giacomo Leopardi, di cui leggerete spesso nel libro, dice che è tutto normale e non c’è da preoccuparsi. Noi ci fidiamo perché Giacomo senza aver provato l’affetto di una madre e l’amore di una sola donna nella vita, con la sua poesia ha fatto innamorare e desiderare d’essere amati tutte le generazioni venute dopo di lui. Per lui cercare quel che abbiamo visto con gli “occhi infiniti” dei bambini era un modo per spiegare che ciò che proviamo quando pensiamo di essere felici non è altro che la ricerca di un ricordo. Ed è un’indagine bellissima (anche le canzoni nascono da quel bisogno un po’ doloroso di rivedere tutto nella sua versione migliore) a cui facciamo fatica a rinunciare". 

"Così - conclude il post di Cremonini - al di là delle considerazioni che non mi competono, al di là del dolore delle famiglie che vivono separate e lontane, la cui sofferenza merita rispetto, se non apparteniamo a delle famiglie numerose che spero restino unite attorno ai bambini, oggi, in piena pandemia, litigare per un bisogno così intimo da appartenere proprio a tutti, mi sembra inutile. Ognuno di noi vorrebbe un Natale normale, “come da bambini”. Anche io. Ma bambini non siamo più e piangere non serve". 

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