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Venerdì, 3 Febbraio 2023
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Arriva la neve, Il Corno tira il fiato: ma quanto durerà?

Nevicate abbondanti e impianti aperti ma in pianura le temperature rimangono troppo alte. I rischi di sostenibilità in un clima già cambiato

Dopo tanto ben sperare, per scacciare i fantasmi della siccità estiva, la neve è arrivata. Festeggiano albergatori, ristoratori e gestori degli impianti di risalita, a bocca asciutta da anni, tra pandemia ed effetti dei cambiamenti climatici dovuti al riscaldamento globale. I nuovi fronti perturbati che si stanno alternando da qualche settimana sull'Europa dall'Atlantico stanno portando benefiche precipitazioni sugli assetati crinali del Bolognese, che hanno passato una tra le estati più siccitose da quando esistono i rilevamenti idrometrici e meteorologici.

C'è un problema però. La neve appena caduta copiosa nei rilievi ha lasciato completamente a bocca asciutta i territori di pianura, con un limite quasi surreale. Guardando infatti i primi colli bolognesi, si ha la sensazione di una quota limite, sotto la quale immediatamente la neve non si è generata, rimanendo semplice pioggia. Il fenomeno si poteva chiaramente notare giorni addietro e si sta riproponendo in queste ore. Centimetri su centimetri appena ci si alza un po', ma niente da fare alle quote più basse. San Luca imbiancato con i bambini a fare i pupazzi di neve, nemmeno un fiocco in terra a Porta Saragozza.

Si dirà: meglio così, la neve in pianura e nelle città, dopo la magia del primo giorno, diventa solo un fastidioso orpello, il cui sgombero costa denari e personale alle casse pubbliche. Tutto vero, però serve anche pensare alle campagne, ai campi agricoli, al suolo che rimane secco, alle falde acquifere che non intercetteranno l'apporto di acqua, ai fiumi ingrossati che portano le piogge a mare senza incamerarne percentuali significative, ai raccolti in estate, all'agricoltura, agli alberi in sofferenza, ai fumi in secca, alla risalita del cuneo salino, all'ecosistema che cambia, ai prezzi del cibo (e non solo) che aumentano. Un costo ben più alto di qualche spazzaneve sulle Provinciali.

Del resto, chi ha già qualche primavera sulle spalle conosce bene infatti le copiose nevicate che si verificavano anche in pianura non più tardi di una quindicina di anni fa, così come le temute gelate invernali, eventi che scatenavano grida di allarme dal mondo dell'agricoltura. Grida i cui echi non si odono più da tempo, sostituiti da quelli della mancanza di acqua in estate.

Vento e neve, nuova perturbazione e allerta meteo

Bene la neve in Appennino, ma il trend è in calo

Quindi bene, benissimo, la neve in Appennino, ma quanto potrà durare ancora? E' sufficiente questo regime per mantenere in vita il turismo sciistico/invernali nell'Appennino? E quando non ci sarà più la neve naturale, basterà utilizzare le già scarse risorse idriche ed energetiche per ricreare artificialmente il manto sciabile, e sfruttarne la resa turistica nel territorio? Per il momento l'economia locale si gode il risultato e cerca di non pensarci ma, statistica alla mano, i numeri sono sempre più sfavorevoli alla neve, a sud delle Alpi.

In Appennino la situazione -quest'anno- può essere anche migliore del previsto, ma il trend è chiaro. Le previsioni del sesto rapporto dell'Ipcc forniscono un quadro secondo cui "nell’Europa meridionale il numero di giorni con insufficienti risorse idriche (disponibilità inferiore alla richiesta) e siccità aumenta in tutti gli scenari di riscaldamento globale. Nelle prospettive di un aumento della temperatura globale di 1,5°C e 2°C la scarsità idrica riguarda, rispettivamente, il 18% e il 54% della popolazione". A questo scenario -che lascia ben poco spazio all'immaginazione- non sfuggono nemmeno le precipitazioni nevose in inverno. E questo è un fatto.

Neve, cartoline imbiancate dalla Val di Zena | VIDEO

Per quanto la tecnologia possa essere avanti in termini di efficienza, difficile poi pensare che si possa far sopravvivere una industria del turismo invernale basata sulla neve, in mancanza di acqua, di energia a basso costo e di temperature favorevoli. Dispiace, non è bello vedere una economia in sofferenza, tuttalpiù in un territorio già fiaccato da spopolamento e post-industrializzazione, ma adattamento significa anche saper compiere una dolorosa virata, una deviazione dalla rotta, un allungare il tragitto, prima di andare inevitabilmente a sbattere. Sono decisioni difficili, ma andranno prese prima o poi. Anche se il problema dei gas serra venisse risolto domani, l'inerzia di quanto prodotto negli ultimi decenni continuerà a far sentire i suoi effetti per altrettanto tempo. Occorre adeguarsi, in fretta.

Insomma, quella caduta in questi giorni è sicuramente una neve ristoratrice, godiamocela appieno. Ma -nell'opinione di chi scrive- questa è solo una conseguenza di un cambiamento climatico che nei fatti già si è manifestato, e contro il quale ormai si possono opporre solo strategie di adattamento, aspettando una soluzione al problema energetico. Soluzione che per ora tarda a comparire.

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