Giovedì, 17 Giugno 2021
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I Giardini Margherita, tra tesoretti e sorprese inaspettate

Nei pomeriggi di primavera anche una passeggiata ai Giardini Margherita può riservare sorprese inaspettate, e non solo per la capanna villanoviana o la gabbia del leone

Nei pomeriggi di primavera anche una passeggiata ai Giardini Margherita può riservare sorprese inaspettate con il passato, e non solo per la capanna villanoviana o la gabbia del leone.

L’ingresso da Porta Castiglione, infatti, è chiuso da una lunga cancellata di ferro battuto che è un vero reperto storico. Fra XIX e XX secolo, infatti, ebbe un’altra destinazione di maggiore prestigio: chiudeva la cosiddetta “Barriera Gregoriana”. Nel 1843 l’antica Porta Santo Stefano, dalla quale usciva la via Toscana, fu abbattuta e ricostruita per volere del papa Gregorio XVI. Il nuovo progetto, di cui fu responsabile l’architetto Filippo Antolini (1786-1859), prevedeva una barriera moderna, con due edifici gemelli uniti da una cancellata. Tutt’attorno, allora, resistevano le mura trecentesche. Antolini, figura centrale del Neoclassicismo italiano, creò una struttura di grande solennità e la intitolò, appunto, al papa regnante. 

La nuova porta, che sostituiva così il vecchio cassero fortificato da mura e difeso da fossato, fu la sede della dogana, in posizione strategica: era il punto d’ingresso alla città per chi proveniva da Firenze (dunque fuori dallo Stato pontificio). Da questo varco entrò a Bologna il re Vittorio Emanuele II, il 1° maggio 1860, acclamato già come sovrano dell’Italia unita. Nel giro di pochi anni, poi, la barriera perse la sua funzionalità.
Dopo l’abbattimento, nel 1902, delle mura trecentesche, la grande cancellata fu spostata dove si trova ora, mentre gli edifici della Barriera Gregoriana, tuttora presenti, dopo aver ospitato varie associazioni sono oggi vuoti.

Fonte: guida  Bologna insolita e segreta; di Davide Daghia, edita da Jonglez, disponibile in tutte le librerie e online

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