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Cosa può restare dopo il Covid

Long Covid e polmoni, il primario di pneumologia Nava: "Non bisogna scoraggiarsi"

INTERVISTA - Il prof. Stefano Nava: "La bella notizia è che dopo un anno soltanto un paziente su dieci ha ancora dei problemi"

Stefano Nava, primario pneumologo del Sant'Orsola, spiega quale è la differenza fra le malattie respiratorie e il covid in termini di eredità (quali disturbi può lasciare in eredità a mesi dal contagio?) "Il covid è un evento acuto e non cronico. Dalla polmonite si guarisce con la convalescenza e si riprende senza problemi la vita normale. Quando si parla di long covid ci si riferisce ai sintomi del periodo che parte dai tre mesi dalla fine della malattia". Una premessa importante che si aggancia allo studio condotto proprio da Nava e dalla Pneumologia e terapia intensiva respiratoria del Sant'Orsola. 

I pazienti che segnalano questi strascichi hanno qualcosa in comune a parte l'aver contratto il covid?

"Il nostro studio si riferisce a un gruppo di pazienti con età media 70 anni, ricoverati per polmonite grave. Non non vaccinati perchè la campagna non era ancora partita. Erano stati ospedalizzati con insufficienza respiratoria. La novità dello studio è che abbiamo preso in esame lo stato dai tre mesi e un anno. Cosa è emerso? Che a 3 mesi dalle dimissioni il 60% ha ancora sintomi da covid; a 6 mesi dalle dimissioni la percentuale scende al 40% e a un anno siamo sotto il 10%". La buona notizia (il denominatore comune) è che non si sono sintomi perduranti". 

Long covid: le testimonianze e i sontomi più diffusi

Quale parte del polmone viene coinvolta nella problematica del long covid?

"Partiamo dal perchè manca il fiato per capire meglio: una quota consistente di pazienti ha anche dopo sei mesi delle cicatrici a livello polmonare: lo abbimo sentito tutti ormai il termine 'polmonite interstiziale'. Cosa significa? Il virus colpisce soprattiutto l'alveolo, parte importante del polmone perchè lì arriva l'ossigeno che respiriamo, ed è strettamente collegato con i capillari e il torrente sanguigno. In pratica consentono gli scambi gassosi tra le vie respiratorie e il sangue Ecco perchè chi ha queste cicatrici sui polmoni ha problemi a recuparare la forma fisica e l'ossigeno durante lo sforzo fisico scende...un po' come un'auto che consuma più benzina in salita che in discesa". 

C'è un mesaggio positivo?

"Il covid è una malattia che conosciamo poco, ma dall'osservazione di quei malati che hanno fatto letteralmente una via crucis e sono stati ricoverati mediamente per tre settimane con ossigeno e casco, comunque a distanza di un anno soltanto uno su dieci ha ancora dei problemi. Non scoraggiatevi. Nella stragrande maggioranza si migliora e se ne esce. Torno a ripetere il dato del nostro studio: a tre mesi il 60%, a tre il 40% e a un anno meno del 10% dei pazienti ha sintomi da covid". 

Cosa è cambiato nei pazienti da quando è partita la campagna vaccinale anti-Covid? 

"Innanzitutto è cambiato che negli ospedali, naturalmente di tutta Italia e non solo di Bologna, la quota di pazienti vaccinati è ridotta rispetto a quella dei non vaccinati. I vaccinati che hanno delle forme gravi di Covid sono poi solo coloro che avevano già importanti patologie mentre gli altri trascorrono a casa il periodo di malattia. Le terapie intensive sono piene di non vaccinati".

Abbiamo chiesto ai nostri lettori che hanno o hanno avuto i sintomi da long covid quali fossero le problematiche più fastidiose, quelle che nel quotidiano si fanno sentire di più determinando anche cambi di abitudini. Tra le risposte, una fascia 40-45 anni, lamenta di avere ancora il fiato corto e di non avere più le stesse performance sportive del pre-virus...Cosa suggerisce a chi ha il fiato corto? Forzare l'allenamento o meglio non spingersi oltre? 

"Fra i sintomi più importanti del long covid ci sono la mancanza di fiato, una tosse persistente e affaticamento precoce. La cosa importante è di non mai sedersi, nel senso che di Covid si guarisce (esclusi casi particolari) e un paziente giovane a maggior ragione non deve mollare ma autodeterminarsi sugli sforzi che riesce a fare progressivamente. E' bene cercare di riprendere il prima possibile un'attività normale. Io questa esperienza l'ho provata sulla mia pelle: sono sttao uno dei primi 'fortunati' ad infettarmi nel marzo 2020 quando correvo tre volte a settimana mantenendo la velocità costante di 10 chilometri all'ora. Il 24 marzo 2020 sono tornato negativo e il 20 luglio successivo sono riuscito a raggiungere i 5,5 km/h. Praticamente a 4 mesi la mia prestazione era dimezzata". 

Lo studio della Pneumologia e Terapia Intensiva Respiratoria dell’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola del prof. Nava

Lo studio: pazienti esaminati a 2 e 6 mesi dal ricovero per covid

Lo studio ha riguardato 100 pazienti afferiti all’ambulatorio pneumologico specialistico Post Covid dopo il ricovero ospedaliero, avvenuto durante la prima ondata Covid-19. L’originalità di questo studio è legata al fatto che gli stessi pazienti sono stati rivalutati a due e a sei mesi dalla dimissione, mentre la maggior parte degli studi sul follow up ad oggi disponibili in letteratura riguardano una sola valutazione. A due mesi sono stati eseguiti visita, prove di funzionalità respiratoria, test del cammino dei sei minuti (per valutare la tolleranza e la saturazione sotto sforzo), ecografia polmonare e radiografia del torace. A sei mesi dalla dimissione la valutazione ha incluso anche una TC torace ad alta risoluzione, al fine di indagare l’evoluzione radiologica della polmonite da Covid-19.

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