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Meteo 'pazzo': colpa dei cambiamenti climatici? Anche nostra la responsabilità?

INTERVISTA AL CLIMATOLOGO. Stefano Materia parla dei fenomeni violenti degli ultimi tempi in relazione alle teorie scientifiche sulla loro frequenza

Piogge violente, nubifragi, raffiche di vento capaci di radere al suolo alberi e trasformare strade in fiumi su cui l'acqua scorre veloce e porta via tutto quello che trova. Eventi metereologici estremi che si manifestano con sempre maggiore frequenza e fuori stagione. Anche a Bologna: basti pensare all'estate appena trascorsa e ai danni provocati dal maltempo negli ultimi tempi (l'Appennino flagellato a fine ottobre) oltre allo strascico di risarcimenti danno che si portano dietro questi fenomeni. 

Il quesito che tutti ci poniamo è lo stesso: è colpa dei cambiamenti climatici? E' in qualche modo anche una nostra responsabilità? 

A rispondere, Stefano Materia, ricercatore al Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) di Bologna: «Ce lo chiediamo anche noi. Esistono molti studi che tentano di rispondere a questa domanda. Si chiamano studi di attribuzione e cercano proprio di capire se gli eventi metereologici che osserviamo ricadono all'interno della normale variabilità del clima oppure se i cambiamenti climatici in atto hanno modificato questa variabilità».

«Ora, è vero che spesso osserviamo fenomeni estremi di temperatura di precipitazione che non si sono mai misurati - continua Materia - ma i record fanno parte della storia del clima: di fatto misuriamo il meteo in modo continuo e diffuso da soli 150 anni, quindi è possibile che prima si siano verificati eventi anche più estremi di quelli che osserviamo oggi. E’ vero anche però che gli eventi che definiamo estremi, e che abbiamo sempre considerato eventi con tempi di ritorno molto lunghi, si stanno succedendo con un’impressionante frequenza.

Pensiamo alle estati molto calde, che fino a pochi anni potevano essere considerate da record ultracentenari, le ritroviamo simili per caratteristiche ogni 2, 3, 5 anni... e così via, eventi di precipitazione molto intensa che avrebbero tempi di ritorno di diversi centinaia di anni si succedono in annate consecutive.

Quello che si fa con gli studi di attribuzione è cercare di capire appunto, utilizzando dei modelli, se senza il cambiamento climatico che stiamo osservando gli stessi eventi potrebbero verificarsi oppure no. Molti studi indicano che effettivamente serve un sovrappiù di energia nell'atmosfera per potere provocare episodi di questo genere, le certezze ovviamente non ci sono, ma ci sono forti sospetti sul fatto che il cambiamento climatico possa provocare questi estremi. Anche perché con l’aumento della temperatura in atmosfera cresce l’energia al suo interno, e inoltre l’energia che si accumula negli oceani a causa delle temperature più alte deve essere prima o poi liberata».

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Comunità scientifica: oltre il 95% è d'accordo

«Per rispondere alla domanda- continua Materia - ancora sicuramente è impossibile dire con certezza se questi eventi estremi sono dovuti ai cambiamenti climatici oppure no. Sicuramente c'è un fortissimo sospetto perché i modelli che utilizziamo per riprodurre il clima sono concordi su questo, e i nostri modelli hanno dimostrato di saper riprodurre in modo accurato il clima del passato e del presente, di conseguenza che ci fidiamo di loro anche per questo tipo di studi.

Inoltre, oltre il 95% della comunità scientifica è d'accordo sulla tesi che i cambiamenti climatici dipendano fortemente dalle attività umane, e se non si prenderanno provvedimenti urgenti è possibile che episodi estremi si ripeteranno ancora più spesso in futuro».

L'intervento dell'uomo e la smania di costruire

«Ovviamente, un fattore da non sottovalutare è l’enorme cementificazione che ha investito il nostro territorio, togliendo spazi al suolo naturale che sarebbe in grado di assorbire e sopportare gran parte di queste precipitazioni. Invece, defluendo su asfalto e cemento, l'acqua scorre a velocità esagerata provocando i danni che conosciamo bene e hanno anche ucciso delle persone».

CMCC

Il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) è un ente di ricerca no-profit fondato nel 2005 con il supporto finanziario del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio (MATT), del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali (MIPAF) e del Ministero delle Finanze (MEF), grazie al finanziamento del Fondo Integrativo Speciale della Ricerca (FISR), nell’ambito del Programma strategico Nazionale della Ricerca.

Dal 10 dicembre 2015 il Centro è diventato una Fondazione al fine di adeguare la veste giuridica del CMCC ai suoi contenuti, finalità e modalità operative. La Missione del CMCC è realizzare studi e modelli del nostro sistema climatico e delle sue interazioni con la società e con l’ambiente, per garantire risultati affidabili, tempestivi e rigorosi al fine di stimolare una crescita sostenibile, proteggere l’ambiente e sviluppare, nel contesto dei cambiamenti climatici, politiche di adattamento e mitigazione fondate su conoscenze scientifiche.

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