Storie di quarantena. La scuola è chiusa, non c'è posto al centro estivo: a 4 anni Noah fa lo chef esploratore

I genitori del piccolo chef lo hanno coinvolto in cucina e durante il lockdown hanno capito che la sua passione per i fornelli era vera: "Un po' di apprensione con i coltelli, ma non ci sono limiti per i bambini"

Un piccolo, piccolissimo esploratore del cibo, un mini-cuoco il cui talento è emerso in modo definitivo durante la quarantena di quest'inverno, quando le scuole erano chiuse: "La cucina non è stato solo un modo per intrattenerlo, ma anche per continuare un percorso di apprendimento. Il viaggio nel mondo del cibo che ha permesso a Noah di sviluppare varie competenze. Cucinare è stato un modo per imparare la matematica, contare le centinaia sulla bilancia, capire il passare del tempo quando buttava la pasta, sviluppare la manualità fondamentale poi per imparare a scrivere, esperienze sensoriali, riconoscere le spezie" spiega Federico Bastiani, papà del piccolo cuoco. 

Ma non è nato tutto durante il lockdown...la passione per la cucina di Noah nasce ancora prima dei suoi quattro anni..."Esatto. Ce ne accorgiamo nel nel 2019, quando aveva appena tre anni: sia mia sia io che mia moglie adoriamo cucinare e lui aveva cominciato a prendere la sua seggiolina per poi mettersi di fianco a noi osservando quello che facevamo tra i fornelli e il piano di lavoro. Abbiamo pensato di comprargli una cucina giocattolo, con posate e pentole di plastica. L'ha usata per un po’, ma poi tornava sempre lì ad guardarci cucinare".

Quali sono i limiti di un bambino in cucina? Non ce ne sono! 

"A quel punto ho pensato: perché non renderlo partecipe attivamente? Avevo visto su Instagram tanti video di bambini che venivano coinvolti in alcuni processi della cucina (impastare, fare i biscotti, preparare la pizza...) e allora mi sono anche chiesto quali fossero i limiti di un bambino in cucina. Ho scoperto che in realtà non ci sono limiti, passo dopo passo l’ho portato a compiere attività sempre più complicate. All’inizio mi aiutava in piccole cose come aprire i pistacchi, sbucciare l’aglio, lavare l’insalata. Poi le complessità sono aumentate, anche l’uso del coltello...". Così, insomma è nato il progetto "Noah Cooks". 

Un bambino con un coltello in mano, vicino al fuoco...un po' di apprensione da genitore? "Noah frequenta una scuola materna montessoriana nella quale viene insegnata l’autonomia e la responsabilizzazione. Ad esempio nella loro mensa i bambini apparecchiano da soli, usano caraffe di vetro... Partendo da questo imprinting che ha avuto, anche l’uso del coltello è stato normale per lui, certo, un po’ di apprensione da parte mia non mancava, ma come diceva Maria Montessori, si impara sempre dal “signor errore”. Mi sono accorto piano piano che la cucina era davvero una palestra di apprendimento completa e me ne sono reso ancora più conto durante il lock down quando le scuole erano chiuse".

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Niente campi estivi e allora si diventa esploratori del cibo

E a proposito di scuole chiuse, è stato nel periodo del lockdown che vi venuta l'idea di renderlo protagonista..."Quando era complicato andare a fare la spesa per via delle code, ci siamo inventati il format “Noah Asks the Chef” (in inglese perché Noah è mezzo italiano e mezzo sudafricano, mia moglie è di Johannesburg) per il quale lui apriva il frigo e chiedeva a chef famosi cosa avrebbe potuto cucinare con le cose che aveva. Hanno partecipato molti cuochi anche stellati, compreso il bolognese Michele Massari. Finito il lockdown confidavo di segnare Noah ai centri estivi ma lo hanno preso solo per una settimana ad agosto quindi abbiamo pensato di declinare il progetto Noah Cooks in nuove avventure. E’ nata così l’idea di Noah The Food Explorer. Un viaggio di Noah alla scoperta delle realtà bolognesi. Fino ad ora il tour lo ha portato nella direzione delle tigelle, del pesce fresco e della cucina siriana". 

Nato come gioco, ora il progetto di Noah ha preso una piega interessante anche per gli altri bambini

"Questo progetto che è iniziato come un gioco, mi sono reso conto che è stato molto utile per la crescita di Noah, l’ha aiutato a sviluppare competenze didattiche, a conoscere nuove culture, a porsi domande, a sviluppare sicurezza in sè stesso e la parte più bella che ci spinge ad andare avanti è il ricevere messaggi di tante persone che hanno intrapreso lo stesso viaggio. Molti genitori che hanno avvicinato i propri figli alla cucina. Si sa che per molti bambini il rapporto con il cibo è complicato: il progetto Noah Cooks è stato utile anche per fargli provare cose nuove, coinvolgerlo nel processo gli ha fatto apprezzare quello che mangiava, ha capito da dove viene il cibo, quanto tempo ci vuole a prepararlo, non come una cosa che cade nel piatto miracolosamente tutte le sere".

Un bambino così piccolo sui social, nessuna remora a riguardo? 

"I social media come tutti gli strumenti possono essere buoni o cattivi, dipende da come li si usano, in questo caso è stato un modo più che positivo. Conosco diversi bimbi dell’età di Noah che usano tablets in solitario cosa che Noah non fa. In questo modo l’uso del social media diventa un momento di condivisione nostro e con le altre famiglie".

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