Il volto nuovo di palazzo Bevilacqua Ariosti

Si conclude oggi, dopo quattro mesi di lavori, il restauro conservativo della facciata quattrocentesca di Palazzo Sanuti Bevilacqua in via d’Azeglio 31, condotto dall’impresa Leonardo di Bologna sotto la direzione dell’Arch. Sergio Bettini. Viene così riconsegnato alla città, grazie all’impegno della famiglia Bevilacqua Ariosti, uno dei suoi monumenti più significativi.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BolognaToday

Si conclude dopo quattro mesi di lavori il restauro conservativo della facciata quattrocentesca di Palazzo Sanuti Bevilacqua in via d’Azeglio 31, condotto dall’impresa Leonardo di Bologna sotto la direzione dell’Arch. Sergio Bettini. Viene così riconsegnato alla città, grazie all’impegno della famiglia Bevilacqua Ariosti, uno dei suoi monumenti più significativi.

La sua facciata a bugne diamantate, che anticipa il più noto palazzo dei diamanti ferrarese, non era stata interessata in passato da altri restauri se non per sporadiche azioni ricostruttive, puntuali integrazioni manutentive o test sperimentali. Questo importante lavoro di restauro sarà raccontato attraverso una pubblicazione Monografica ed un Documentario ad opera dalla prestigiosa rivista di architettura The Plan di Bologna.  

Il restauro, spiega l’Arch. Bettini, ha contribuito a preservare la materia originaria della facciata: non solo le arenarie gialle e grigie che compongono la trama diamantata e le finestre, il prezioso e raro balconcino in ferro battuto con inserti in rame che sovrasta il portale al civico 31, il cornicione composto da tre specie lignee, ma persino alcuni lacerti dello strato di finitura superficiale, sopravvissuti nei sottosquadri del fregio, su alcune bugne e sulle bifore, che hanno contribuito alla conservazione delle friabili arenarie e che in passato conferivano alla facciata l’aspetto di un tutto monolitico. Per rimuovere i depositi del particolato atmosferico si è operato con i tradizionali metodi del restauro (aspirazione, rimozione, spazzolatura), mentre le croste nere che ricoprivano i portali, i sottarchi delle bifore e altri elementi modanati, dove il modellato plastico era più delicato e complesso, si è operato con l'irraggiamento di un fascio laser che ha consentito di calibrare la selettività della pulitura mitigando l’invasività sul supporto lapideo. Limitati e puntuali sono stati gli interventi di sostituzione e integrazione dell’arenaria, che hanno riguardato principalmente il sedile corrente a contatto con la strada. Un lavoro attento e minuzioso, dunque, che ha restituito alla città le sembianze originarie della facciata di uno dei suoi edifici più ricchi di storia.

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