Giovedì, 17 Giugno 2021
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Difficile tornare alla normalità dopo la pandemia: la sindrome "della capanna" spiegata dallo psicologo

Lo psicologo Alessandro Pesce racconta come sia naturale provare disagio dopo un blocco della socialità durato così a lungo: "La casa è come un rifugio, una tana. Prendiamoci del tempo e riacquisiamo quella gradualità che ci è mancata"

Pandemic cocoon, bozzolo pandemico, sindrome della capanna o del prigioniero: con questi termini si fa riferimento alla paura, in questo caso dopo il periodo di lockdown e restrizioni, di lasciare la propria casa per tornare a stare in mezzo alla gente. Esiste davvero questo tipo di disagio? Come lo si può affrontare? Lo spiega lo psicologo e psicoterapeuta Alessandro Pesce: "Una ricerca fatta in USA ha dimostrato come il 49% degli americani abbia paura di tornare alla vita cosiddetta 'normale'. Abbiamo già parlato di trauma collettivo e dello stress prolungato al quale siamo stati sottoposti". 

Questa paura è legata alla paura di essere contagiati o c'è anche altro? "Intanto quello che chiamiamo ritorno alla normalità è un ritorno a una normalità regolata ancora da restrizioni. Ci siamo tanto sforzati a bastarci da soli e a pensare che gli assembramenti siano pericolosi e poi poi tutto cambia di nuovo. Il virus e la paura di essere contagiati c'entrano eccome". 

Cosa può scatenare questa sensazione di disagio nel tornare là fuori? "Non voglio entrare nel merito delle scelte politiche, ma il dato di fatto è che tutte le informazioni e i cambiamenti ci sono sempre stati comunicati all'improvviso, senza gradualità nè prevedibilità. Ma noi siamo mammiferi e non robot con degli interruttori che ci accendono e ci spengono". 

"Avere paura non solo è normale. E' anche sano" 

Dunque cosa ci succede quando si parla di bozzolo pandemico? "Un esperimento etologico ha dimostrato che degli uccelli tenuti sempre in gabbia e poi lasciati liberi, per i primi 15 minuti hanno avuto delle difficoltà e volavano in modo disorganizzato. A noi è successo più o meno lo stesso con il lockdown e le restrizioni da Covid-19: l'isolamento ci ha fatto perdere competenze sociali, ma solo momentaneamente. Si tratta di qualcosa di assolutamente naturale e fisiologico che si può superare. Il senso di smarrimento ha anche qualcosa di sano. Non si tratta di una malattia e senza forzare i tempi torneremo a vivere come vivevamo prima della pandemia". 

Per qualcuno però questo disagio è un po' più consistente? "Lo è per chi aveva problemi anche prima e magari questi sono tornati a farsi sentire. Mi riferisco per esempio alle malattie alimentari, che dopo il periodo di chiusura vedono noi psicologi molto impegnati con pazienti che magari hanno preso peso e ciò li mette in forte disagio. Non dimentichiamo anche quegli adolescenti che avevano già magari qualche problema e che hanno vissuto al sicuro nella loro casa per mesi, protetti dallo schermo dei loto cellulari e dei loro computer". 

Sindrome da rientro: l'approfondimento con Alessandro Pesce 

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