rotate-mobile
Giovedì, 23 Maggio 2024
#latuaparolaconta

“La pandemia ha reso evidente il vantaggio dell’appartenenza all’Ue”

Collega il territorio al resto dell'Europa, dando informazioni e voce ai cittadini. Ecco di cosa si occupa l'ufficio dell’Emilia-Romagna

Servono a collegare territori ed Europa, dando ai cittadini l'opportunità di informarsi sulle attività delle istituzioni europee e sulle opportunità che l'Ue offre. Ma anche dando loro la possibilità di confrontarsi e fare sentire la propria voce dialogando con eurodeputati e rappresentanti delle istituzioni. Parliamo degli Europe Direct, i centri creati da Parlamento e Commissione Ue in tutto il Vecchio Continente. Il centro dell’Emilia-Romagna è aperto dal 2007. Per conoscerlo meglio abbiamo parlato con Daniela Asquini.

- Cos’è l’Europe Direct e quando è nato? Di cosa vi occupate?

Il nostro Centro nasce nel 2007 ed è ospitato dall'Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna. È uno dei tre centri presenti in Emilia-Romagna, insieme a quello di Modena e della Romagna. Il Centro Europe Direct agisce come intermediario tra l'Unione europea e i cittadini a livello locale e si occupa di informazione e comunicazione sul territorio, organizzando iniziative e progetti rivolti ai cittadini. Il nostro progetto si basa su un’azione di rete, diffusa sul territorio regionale con sportelli decentrati e progettualità condivise con gli altri centri EDIC italiani e le reti europee presenti in regione, Università, Enti, Fondazioni, Associazioni. Nostri sportelli decentrati si trovano a Piacenza, Parma, Reggio-Emilia, Bologna, Imola.

• Offriamo ai cittadini informazioni, consulenza e risposte a domande sulle istituzioni, la legislazione, le politiche, i programmi e le possibilità di finanziamento dell’UE

• Promuoviamo a livello locale e regionale il dibattito pubblico e l'interesse dei media sull'UE e le sue politiche, collegando i bisogni del territorio con le priorità comunicative delle istituzioni attraverso l'organizzazione di iniziative pubbliche e progetti condotti in networking con associazioni, enti, università e scuole del territorio

• Svolgiamo attività di formazione con studenti e adulti su tematiche specifiche quali i diritti di cittadinanza, le politiche europee, i programmi di finanziamento europei

• Svolgiamo attività editoriale e redazionale su argomenti di interesse europeo e regionale

• Collaboriamo con il mondo della scuola e della società civile per sensibilizzare i giovani e i cittadini sulle opportunità offerte dall'appartenenza all'UE

• Forniamo un servizio di feedback alle istituzioni europee circa le opinioni dei cittadini del nostro territorio

- Qual è secondo voi la percezione che hanno i cittadini del vostro territorio dell’Unione europea?

EDIC ER segue costantemente il lavoro della Commissione, del Parlamento e delle altre istituzioni europee, dandone informazione ai cittadini attraverso i propri canali (eventi, web, social) e attivando, per le notizie più importanti, campagne comunicative che prevedono anche la somministrazione di survey specifiche per rilevare le percezioni locali su determinati temi. Stiamo lavorando in questi mesi per rendere la nostra attività informativa, formativa e di coinvolgimento dei cittadini più forte e strutturata attraverso la costruzione di una nuova piattaforma collaborativa fra diversi soggetti, non solo istituzionali, che lavoreranno in maniera coordinata. Questa piattaforma si chiamerà “L’Europa in Emilia-Romagna e sarà online alla fine del 2022. L’Emilia-Romagna è un territorio che ha saputo sfruttare l’appartenenza all’Unione europea come una opportunità importante per lo sviluppo del territorio, soprattutto attraverso l’utilizzo dei fondi europei, e questo è generalmente conosciuto ed apprezzato dai cittadini. Ciò nonostante, negli ultimi due decenni le critiche all’Unione europea sono aumentate, sulla scia di una narrazione di stampo sovranista molto diffusa.

C’è da dire però che negli ultimi due anni la tendenza si è invertita. La risposta comune dell’Ue alla pandemia di covid 19, l’avvio dei programmi Sure per far fronte alle difficoltà dei lavoratori a seguito della crisi economica scaturita dalla pandemia, e soprattutto il Next Generation EU, hanno reso evidente il vantaggio dell’appartenenza del nostro paese ad una comunità più ampia e solidale, in grado di aiutare le popolazioni a fronteggiare le grandi sfide che abbiamo davanti, che non sono solo sanitarie ma anche epocali, come la trasformazione della nostra economia attraverso la digitalizzazione e sulla strada della sostenibilità ambientale, con una attenzione propria della nostra regione all’inclusione sociale ed allo sviluppo di nuove forme di welfare.

Questa sensazione è evidente, anche se c’è molto bisogno di approfondire la nostra capacità informativa e comunicativa per far conoscere l’impatto concreto che in questo momento tali ingenti investimenti stanno producendo in Emilia-Romagna, attraverso l’attuazione del PNRR e fra pochi mesi anche attraverso il Programmi regionali dei fondi FESR, FSE e del Piano di Sviluppo rurale.

- Perché secondo voi è importante che l’Ue abbia promosso la Conferenza sul futuro dell’Unione europea?

La partecipazione dei cittadini ad evidenziare situazioni a cui mettere riparo e a proporre soluzioni per problematiche di vario genere è di grande importanza e di grande aiuto, come già sottolineato dalla Commissione “La strategicità per l’Unione dei processi di consultazione pubblica degli stakeholder, si conferma come elemento fondamentale nella Comunicazione della Commissione “Legiferare meglio: unire le forze per legiferare meglio”, del 29 aprile 2021. La consultazione viene raccomandata come elemento necessario a tutti i livelli di governo quale meccanismo di coinvolgimento dei cittadini nei processi di elaborazione delle politiche. La Regione Emilia-Romagna, in attuazione della Legge Regionale 16/2008, ha attivato nel 2021 la Rete europea regionale, costituita dai componenti del “Patto per il lavoro e il clima” e dalla Unioni dei comuni. Con la Rete Europea regionale abbiamo tenuto un costante rapporto ed abbiamo avviato consultazioni su alcuni provvedimenti europei in formazione, al fine di allargare ai cittadini la possibilità di concorrere alla formazione del parere della Regione Emilia-Romagna prima che i provvedimenti europei vengano promulgati ed inizino quindi a produrre effetti anche per i nostri cittadini. Si è appena conclusa la consultazione sul pacchetto “dati” e si sta avviando quella sulla violenza di genere. Questa attività bene si sposa con il grande percorso partecipativo avviato dalle istituzioni europee con la Cofe. Occorre valutare bene il lavoro fatto in questo anno di attività, magari valutandone i pregi e i difetti per costruire una modalità di relazione costante e proficua con i cittadini europei, possibilmente in grado di comunicare in maniera fluida ed efficace con altre esperienze di consultazione dei cittadini che possono essere attive nei diversi territori dell’Unione.” È però molto importante che dalla Cofe scaturisca un processo di riforma vero dell’Unione europea, sia per non tradire lo spirito della Conferenza, ma soprattutto perché l’Unione europe ha veramente bisogno delle riforme dei Trattati che i 49 punti della Cofe hanno indicato.

- Quali sono le attività che avete promosso in relazione alla Cofe? Qual è stata la reazione dei cittadini?

Il Centro EUROPE DIRECT E-R è stato indicato dalla Direzione Generale comunicazione della Commissione europea come hub della Cofe. In questa logica abbiamo contribuito in diversi modi a promuovere la partecipazione alla Conferenza, diffondendone la consapevolezza nella cittadinanza del suo bacino d’azione attraverso campagne comunicative, organizzando eventi insieme ai nostri partner, sollecitando soggetti della società civile ad impegnarsi organizzando eventi ed inserendo idee nella piattaforma della conferenza. In Emilia Romagna sono stati organizzati da aprile 2021 a maggio 2022, 68 eventi e tanti sono i cittadini emiliano-romagnoli che hanno partecipato e espresso la propria opinione. Come Europe Direct ci siamo impegnanti in maniera particolare per far partecipare i giovani delle scuole superiori di II grado, gli studenti universitari ed i giovani che si impegnano nel mondo del volontariato, e devo dire che sono loro quelli che ci hanno dato maggiore soddisfazione. Abbiamo a che fare con una nuova generazione di giovani molto interessati, ma soprattutto molto impegnati e consapevoli del fatto che il loro impegno è importante per cambiare in meglio la nostra società. Nell’anno europeo dei giovani questa ricchezza e lucidità in ragazzi tanto giovani ci da molte speranze.

- Quali sono le idee e le proposte che sono emerse dai vostri eventi #latuaparolaconta? Cosa chiedono i cittadini del vostro territorio all’Europa?

All’interno del percorso #Latuaparolaconta abbiamo organizzato due incontri con gli amministratori dei comuni e delle provincie emiliano-romagnole e con i consiglieri regionali della regione Emilia Romagna, durante i quali si è colto l’interesse per una riforma della governance europea che abbia maggiore considerazione per il contributo che i territori e le Regioni possono dare al futuro dell’Europa. Voglio però evidenziare il contributo dato dai due workshop che abbiamo organizzato a gennaio e marzo 2022 con gruppi di giovani dai 15 ai 25 anni. Questi giovani hanno parlato di ambiente, istruzione e lavoro, formulando proposte molto precise per l’Europa che vorrebbero. Molto sentito il tema del lavoro, dove hanno rilevato come il mercato del lavoro sia oggi iniquo, nell’accesso ai percorsi di formazione e con un ancora troppo evidente divario di genere; ritengono necessario migliorare il concetto di lavoro di qualità, tramite standard minimi e coordinamento sovranazionale tra enti di lavoro e attraverso un monitoraggio costante delle condizioni di lavoro, attraverso incentivi e disincentivi, lotta alla delocalizzazione europea e al dumping fiscale. Questi ultimi argomenti richiamano il tema di una unione fiscale, che permetterebbe di armonizzare la situazione all’interno dell’Ue.

I ragazzi hanno affermato che contrastando i monopoli di fatto e tassando le piattaforme digitali, tale gettito può essere usato per migliorare l’accessibilità alla formazione e in tema di occupazione femminile, per dare completezza al pilastro europeo dei diritti sociali. È necessario inoltre standardizzare alcuni aspetti della formazione, come ad esempio il riconoscimento delle qualifiche, per facilitare la mobilità intraeuropea, insieme a una diminuzione dei costi di traduzione dei certificati, iscrizioni ad albi professionali e discrezionalità delle università.

Altro tema molto sentito è quello del salario minimo e della retribuzione di tutti i tirocini; vi è la necessità di un’armonizzazione standard nella retribuzione e che questa sia effettiva all’interno degli stessi Paesi, dove anche a livello regionale sono presenti molte differenze. Per quanto riguarda il tema dell’ambiente hanno proposto di sostenere salvaguardia e lo sviluppo parchi e aree comuni come metodo di contrasto all’inquinamento e al cambiamento climatico, tramite la creazione e conservazione di parchi e zone protette e la valorizzazione economica degli ecosistemi grazie a un uso responsabile delle risorse. Molto importante investire nella necessità di sensibilizzare e creare una vera e propria consapevolezza e cultura della sostenibilità fin dalla tenera età, prospettando un effetto cascata che finirà per coinvolgere tutte le generazioni.

Sempre a tal riguardo, si propone una app europea per lo smaltimento dei rifiuti, che migliorerebbe conseguentemente il riciclaggio. In tema di energia intelligente, il gruppo vorrebbe una sovranità europea nella produzione e nel consumo, per incentivare comportamenti corretti nazionali e cittadini. In merito a ciò viene citato il progetto “Desertec” che ha un elevato potenziale e sta attraversando diversi studi di fattibilità ma che avrebbe il grande pregio di collegare l’Europa al Nord Africa, oltre a quello di aiutare l’Ue nell’approvvigionamento di materie prime di cui attualmente scarseggia.

Si propone poi un sostegno per accesso eguale a prodotti verdi e supply chain più sostenibile e un disincentivo alle attività economiche inquinanti tramite carbon e plastic tax. Necessità di fondo è l’armonizzazione a livello europeo, prima a livello nazionale, per poi giungere nei fori mondiali con una voce unita e forte. Per fare ciò, si intravede la creazione di un network che coordini questa armonizzazione a livello europeo.

Non bisogna dimenticarsi dei nuovi migranti climatici, che ancora non ricoprono un ruolo nella giurisprudenza europea, così come la figura dell’ambiente, a cui il gruppo di lavoro vorrebbe venisse data personalità giuridica. In conclusione, rimarcano l’importanza di integrare i cittadini nelle discussioni in tale ambito, tramite gruppi di lavoro e rinforzando lo strumento di Iniziativa dei cittadini europei.

Per quanto riguarda il tema dell’istruzione, i ragazzi si sono posti una domanda di fondo; come aiutare i giovani cittadini a diventare cittadini europei consapevoli? La risposta, secondo loro, è un’istruzione che sia raccordata e coordinata nei diversi sistemi scolastici europei. Per fare ciò, si possono accentuare quei tratti comuni tra scuole europee, come ad esempio i criteri di valutazione, per permettere una standardizzazione di questi e dunque una maggiore facilità nelle opportunità di mobilità e scambio delle quali gli studenti della scuola dell’obbligo possono già usufruire.

Un’altra proposta va in direzione di un raccordo nel programma scolastico generale, attraverso l’inserimento di programmi di storia europea, che avrebbero l’effetto di aumentare la consapevolezza nei futuri cittadini e il rafforzamento nei programmi di educazione civica, trovando un accordo tra Paesi membri per educare alla cittadinanza, ripensandolo quindi in ottica europea. Inoltre, un punto cardine è rappresentato da investimenti in cooperazione linguistica tra istituti scolastici, per permettere una maggiore interazione tra studenti di Paesi diversi. Si sente forte la necessità di diminuire la distanza tra il mondo del lavoro e la scuola, promuovendo incontri che favoriscano la partecipazione giovanile di massa a carattere europeo, fornendo competenze pratiche effettive e competenze trasversali a livello di istruzione superiore per fornire maggiori opportunità agli studenti. È inoltre stata evidenziato il fatto che durante la pandemia siano aumentati gli abbandoni scolastici, cosa che evidenzia quanto ci sia bisogno di offrire a tutti le stesse opportunità tramite borse di studio per merito e rivedendo i margini di reddito per l’assegnazione delle stesse.

- Quali sono i prossimi eventi/attività che state organizzando?

Attualmente stiamo lavorando all’implementazione di azioni all’interno dell’anno europeo dei giovani. Stiamo approntando il nostro catalogo per le scuole 2022-2023, attraverso il quale offriamo percorsi didattici e laboratori sull’Unione europea. Nel 2021 con i nostri percorsi abbiamo raggiunto oltre 9000 ragazzi emiliano-romagnoli nelle scuole di ogni ordine e grado. Stiamo organizzando inoltre seminari per gli studenti universitari sulle opportunità di mobilità europea ed internazionale per studio, lavoro, tirocinio e volontariato. Abbiamo inoltre in programma una attività nuova per far conoscere le opportunità offerte dal Nuovo Bauhaus europeo per i giovani che sono usciti dalla formazione e che lavorano in ambiti creativi e del sociale attraverso momenti informativi e formativi che consentano loro di partecipare al Premio Bauhaus 2023 e usufruire dei finanziamenti europei che l’UE mette a disposizione nei diversi programmi europei di finanziamento. Infine, il progetto più importante per noi è la conclusione del percorso di costruzione della piattaforma “L’Europa in Emilia-Romagna” che ci consentirà dal 2023 di avere un unico punto di accesso alle informazioni, alla formazione e alle opportunità di partecipazione dei cittadini sulle politiche europee e sui programmi di finanziamento nella nostra regione.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

“La pandemia ha reso evidente il vantaggio dell’appartenenza all’Ue”

BolognaToday è in caricamento