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Martedì, 6 Dicembre 2022
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Tecnologie digitali nei tribunali, così si punta a ridurre i tempi dei procedimenti

Dal 2018 sperimentazioni negli uffici giudiziari: presentati i risultati dei progetti ER4Justyice - Next Generation

Più cultura digitale nei tribunali. Nasce da quest’idea il progetto di ricerca della Regione Emilia-Romagna che punta alla digitalizzazione per garantire ai cittadini un miglioramento tangibile nel rapporto con l’istituzione giustizia. Indagando l’impatto della trasformazione digitale sugli Uffici giudiziari regionali e i campi di applicazione dell’intelligenza artificiale, il percorso ha l’obiettivo di contribuire a una riduzione dei tempi dei processi e a una maggiore efficienza dell’operato di avvocati e magistrati.

Sono questi alcuni degli obiettivi del progetto ER4Justice, promosso e sostenuto dalla Regione dal 2018 a oggi con oltre due milioni di euro, con il coordinamento della Fondazione Crui, la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, che vede la collaborazione tra istituzioni territoriali, atenei e uffici giudiziari regionali.

A Bologna presentati i risultati di questo percorso, avviato dalla Regione già nel 2018, sono stati al centro del convegno “Innovativa, semplice, digitale: una giustizia connessa ai cittadini” aperto dal rettore dell’università di Bologna Giovanni Molari e dall’assessore Paolo Calvano.

Giustizia e tempi dei processi: "Meno pendenze, ma torna ad aumentare la durata" 

“Con il progetto ER4Justice abbiamo voluto favorire la messa in efficienza del sistema giudiziario della nostra regione, per aumentare i diritti dei cittadini e favorire la competitività del territorio, per una giustizia più efficiente e rapida anche per le imprese- commenta l’assessore al Bilancio e Riordino istituzionale Paolo Calvano -. Un percorso che ha coinvolto numerosi giovani laureati i quali, attraverso la ricerca, hanno portato innovazione. Un elemento fondamentale soprattutto davanti alle numerose sfide che stiamo affrontando con l’attuazione dei progetti del Pnrr”.

Il denominatore comune di tutti i lavori è l’urgenza di una rivoluzione digitale, che vada nella direzione dell’efficienza del sistema e quindi verso una giustizia più rapida e accessibile per cittadini e imprese. Attraverso la digitalizzazione è anche possibile affrontare le tematiche ambientali e ridurre l’impatto del consumo di carta, oltre a quelle di leggibilità, consultazione e deperibilità dei supporti fisici.
Sono state presentate le esperienze dei cinque Atenei emiliano-romagnoli - Bologna, Ferrara, Milano Cattolica sede di Piacenza, Modena e Reggio Emilia, Parma - che hanno partecipato al progetto, con gli interventi dei borsisti neolaureati di area giuridico-economica che hanno lavorato sul tema della riorganizzazione e della digitalizzazione e dei giovani ricercatori del Laboratorio AI4Justice che hanno indagato il potenziale dell’intelligenza artificiale applicata alla giurisdizione.

Il primo progetto ’Justice’

Nel 2018 è stato approvato un primo progetto ’Justice’, operativo fino a fine 2021, che si è occupato di micro-riorganizzazione degli uffici giudiziari. Nel 2020 è partito anche il progetto ER4Justice che ha messo al centro della discussione il tema del dato, della tecnologia e del digitale. Complessivamente i due progetti sono stati finanziati per oltre 2 milioni di euro e hanno visto l'attivazione di oltre 120 borse di ricerca (87 su Justice e 35 su ER4Justice) e 6 assegni di ricerca.

Il progetto negli uffici giudiziari

I borsisti hanno operato in sinergia col personale giudiziario in qualità di osservatori, rilevando criticità e punti di forza, consuetudini procedurali e possibilità di miglioramento, per poi mettere a punto gli strumenti digitali necessari. Affiancando quotidianamente il personale delle cancellerie, sono stati analizzati i livelli di digitalizzazione e fornite possibili soluzioni, come ad esempio l’alberatura omogenea dei fascicoli digitali per migliorarne la leggibilità.
I ricercatori del Laboratorio AI4Justice hanno operato sulle applicazioni dell’intelligenza artificiale nel diritto penale, civile, amministrativo, sociologico giuridico per garantire un certo grado di uniformità nei casi omogenei e ripetitivi, e dunque di equità della sanzione punitiva, fornendo uno strumento di facilitazione al pronunciamento dei giudici.
 

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