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Scuole chiuse, figli a casa. Famiglie costrette a riorganizzarsi, in attesa di aiuti che verranno

Oggi, primo marzo, le famiglie bolognesi tornano a riorganizzare il loro quotidiano. Sensazione di Déjà-vù, sotto vari punti di vista

COMMENTO. Déjà-vù. Oggi, primo marzo, Bologna si è svegliata con l'esercito dei suoi studenti - dalle scuole elementari all'Università - in regime di didattica a distanza. Scena già vissuta, stesso periodo dell'anno, ma dodici mesi prima. Il copione si ripete, salvo per il fatto che dal computo questa volta si è deciso di lasciare fuori (almeno per il momento) nidi e scuole materne, che continuano in presenza.

Mentre una fetta del mondo della scuola - docenti, alunni e genitori - è già scesa in piazza lo scorso weekend, per ribadire il proprio dissenso verso la DAD - le famiglie hanno dovuto riorganizzare - nuovamente - il proprio ménage. In tutta fretta. E' infatti di soli pochi giorni fa l'ordinanza siglata dal presidente della Regione Stefano Bonaccini, che ha posto l'intera città metropolitana bolognese in zona arancione scuro, con conseguente stop alle lezioni.

Un problema non da poco soprattutto per chi ha figli in età da scuola elementare, che ovviamente richiedono la presenza dei genitori in casa. Non solo. Spesso è indispensabile il supporto di mamma e papà anche per lo svolgimento delle lezioni a distanza, che si portano dietro problemi di connessione, necessità di attrezzarsi di dispositivi elettronici non sempre a disposizione (o magari non così tanti quanti ne servirebbero tra Dad e smart-working). Senza considerare i risvolti tragicomici che solo chi ci è passato può comprendere: dalla corsa al recupero del materiale didattico (fotocopie in primis), al cercare di far mantenere bambini concentrati (per qualcuno un'impresa anche semplicemente farli restare davanti al pc") per tutta la durata della lezione, senza che ogni pretesto sia buono per evadere... 

Mentre le famiglie - che magari non hanno baby sitter di riferimento o parentado sul quale fare affidamento - si arrabattano, in loro aiuto si torna a parlare di diritto allo smart-working, con appelli sindacali vari, così come di congedi parentali e voucher baby sitter (con relative problematiche pratiche. Deja vu anche qui ) 

Nell'attesa che le promesse trovino attuazione, resta il fatto che da oggi - e almeno per le prossime due settimane - le scuole sono chiuse. I bambini a casa. E contestualmente alle nuove restrizioni non sono stati attivati i relativi strumenti che avrebbero permesso alle famiglie di organizzarsi in maniera più serena. D'altronde siamo in pandemia, bisogna che i cittadini si adattino, capendo che siamo in emergenza. Un'emergenza che dura da oltre un anno ormai. E anche questo suona tanto come un deja vu. 

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