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La sfida di SEA-UNICORN per salvare gli oceani passa dall'Unibo

Federica Costantini del Dipartimento di Scienze Biologiche si occuperà di promuovere la consapevolezza globale sull’importanza ecologica ed economica della Connettività Funzionale Marina, con l’obiettivo di inserire queste conoscenze nei processi decisionali per la gestione e conservazione degli habitat marini

Gli oceani – di cui l’8 giugno si celebra la giornata mondiale – ospitano ecosistemi complessi e particolarmente difficili da studiare, che svolgono però funzioni fondamentali per la salute del pianeta. Conoscere da vicino la connettività tra le popolazioni e gli habitat marini è quindi necessario non solo per conservare le specie più vulnerabili e controllare la diffusione di specie invasive, ma anche per costruire reti efficaci di aree protette e promuovere una gestione sostenibile della pesca.

Con questo obiettivo nasce SEA-UNICORN, una nuova COST Action (European Cooperation in Science and Technology) che connette studiosi da più di cento istituzioni europee ed extra-europee. Tra queste c’è anche l’Università di Bologna, con la professoressa Federica Costantini del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali, che si occuperà di promuovere la consapevolezza globale sull’importanza ecologica ed economica della Connettività Funzionale Marina (CFM), con l’obiettivo di inserire queste conoscenze nei processi decisionali per la gestione e conservazione degli habitat marini.

"La Connettività Funzionale Marina caratterizza tutti i flussi migratori di organismi marini che determinano l'interdipendenza tra popolazioni, specie ed ecosistemi in mare e nelle aree tra terra e mare", spiega Costantini. "Conoscere da vicino queste connessioni ci permette di comprendere meglio le complesse relazioni tra specie o comunità marine e i diversi habitat in cui si trovano, migliorando così notevolmente la nostra capacità di sviluppare nuove strategie di conservazione delle coste e dei mari".

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Gli oceani e i mari ricoprono più del 70% del nostro pianeta e svolgono un ruolo fondamentale per la regolazione del clima. Inoltre, le risorse marine rappresentano la settima economia più grande al mondo. A causa degli interventi dell'uomo, della pesca eccessiva e del cambiamento climatico si stanno però verificando perdite senza precedenti nella biodiversità marina, che compromettono la salute degli ecosistemi. Nell'ultimo secolo il 90% dei principali predatori marini è scomparso e molti habitat costieri e oceanici sono stati distrutti o gravemente degradati. Lavorare per una gestione sostenibile degli oceani e dei mari a livello globale è quindi essenziale, ma le azioni per la loro protezione sono oggi molto inferiori rispetto a quelle messe in campo per la salvaguardia degli habitat terrestri.

"Migliorare la nostra conoscenza e comprensione della connettività marina è la chiave per garantire un'economia blu sostenibile nei prossimi decenni", dice Audrey Darnaude scienziata del Centre National de la Recherche Scientifique (Francia) e presidente di SEA-UNICORN. "Negli oceani, gli habitat e le risorse viventi sono intrinsecamente interconnessi, ma le nostre conoscenze su queste connessioni sono ancora limitate e queste dinamiche sono quindi ampiamente trascurate nei processi decisionali per la gestione dei mari".

Con SEA-UNICORN prende vita una vasta rete di scienziati con competenze che spaziano in tutti gli oceani e i mari e tra tutti i principali abitanti marini, dai più piccoli microrganismi fino alle balene. Questo permetterà di accelerare lo studio della Connettività Funzionale Marina, arricchendo le conoscenze scientifiche sugli ecosistemi degli oceani. E allo stesso tempo, permetterà di creare legami più forti tra scienziati, istituzioni e decisori politici, integrando le nuove conoscenze ottenute nelle scelte di politica ambientale per la gestione sostenibile dei mari.
 

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