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Domenica, 25 Febbraio 2024
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Dall'Ucraina a Bologna: "Fuga nella notte. 15 km di coda al confine. Racconto e mi sembra tutto surreale"

La testimonianza di Justin, giovane ucraino a Bologna da anni, che dal telefono ha guidato parte della sua famiglia a fuggire, dando le rotte migliori per arrivare sotto le Due Torri

"Al confine facevano passare solo donne, bambini e uomini che non potevano essere più arruolati per difendere il Paese. E' così che dopo due giorni di attesa alla frontiera, in auto con le mie tre sorelle più piccole, il mio papà è riuscito ad arrivare in Polonia. Sono stato giorni a studiare le rotte migliori affinchè arrivassero tutti a Bologna sani e salvi, e nel minor tempo possibile". Inizia così il racconto di Justin Marikovsky, giovane ucraino da 12 anni in Italia, che nella notte tra il 23 e 24 febbraio è stato svegliato dal fratello che gli ha annunciato l'attacco all'Ucraina: la sua terra, dove risiedeva ancora parte della sua famiglia.

Dopo 4 giorni di viaggio i familiari del giovane oggi sono sotto le Torri, al sicuro: "Vivevano a Khmelnitsky - sottolinea Justin - e mio padre non voleva lasciare l'Ucraina. Lì aveva il lavoro, frutto di una vita di sacrifici, e tutti i dipendenti,  ma siamo riusciti a convicerlo a scappare prima che la situazione peggiorasse. Nonostante lui sia fuggito nella notte, quando è arrivato al confine con la Polonia c'era già una colonna di auto di 15 chilometri e persone in fuga. Parlo, racconto, e mi sembra ancora tutto surreale".

Il giovane ha la voce rotta da emozione e rabbia. La sua famiglia è salva ma la sua terra è sotto le bombe, e il mix di sensazioni lo porta a lanciare appelli di pace: "Le incomprensioni o tensioni tra Ucraina e Russia sono state sempre molte nel corso degli anni - incalza - Basta ricordare la 'rivoluzione arancione' del  2004  per non andare troppo indietro nel tempo. Nonostante fossi un adolescente all'epoca, avevo già capito che forse non c'era speranza per il mio futuro lì. E' difficile raccontare o spiegare il vissuto di qualcuno, così come quello che prova. Tante persone in questi giorni continuano a chiedere cosa possono fare  per aiutarmi. Per me niente, io sto bene, ma è necessario fermare questa violenza. La cosa più importante è che tutti scendano in piazza per dire no alla guerra".

E ancora: "Parlare e manifestare pacificamente servono a far riflettere chi può intervenire in questo momento, e quindi solo i politici. Sono loro che possono gestire il conflitto, e dovrebbero farlo tutti. Ho amici che non stanno lasciando l'Ucraina perchè vogliono difendere il loro Paese - conclude - C'è chi ha deciso di fare volontariato aiutando tutti e chi ha imbracciato armi e combatte con la propria vita. Siamo nel 2022 e parliamo ancora di guerra. Ma in guerra non vince nessuno, si perdono solo vite umane. Aiutateci a fermare tutto questo".

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