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Unplanned, a Bologna docufilm sull'aborto in cartellone. Scatta protesta

Preview al Fossolo. Mail bombing di boicottaggio contro il cinema che ospita la pellicola

Anche a Bologna alcuni attivisti  tentano di boicottare il cinema che ospita il docufilm asull'aborto Unplanned. Un'azione di contrasto a suon di mail bombing. Al centro della contestazione la pellicola ispirata alla vera storia di Abby Johnson,  che racconta della direttrice di una clinica in Texas, la Planned Parenthood. Ma le mobilitazioni non avrebbero sortito l'effetto sperato. Stando almeno a quanto riferisce chi si occupa della distibuzione infatti, il film dopo aver riscosso un buon successo negli Stati Uniti, anche in Italia sta riscontrando interesse nel pubblico. Ottimo il riscontro anche per le prevendite a Bologna. Ieri la preview in programma al cinema Fossolo.

“Sono felice – ha affermato Federica Picchi – di essere riuscita a portare Unplanned in Italia. I dati ci dicono che è già un successo. Non mi aspettavo diversamente dato che è una storia, autentica e toccante, raccontata in modo equilibrato, che gli Italiani vogliono andare a vedere al cinema e conoscere nonostante il Covid e il green pass. Mi spiace, invece, constatare che, nonostante la fedeltà del film alla realtà dei fatti, la commissione censura del Ministero dei Beni Culturali abbia deciso di censurare la pellicola, applicando il divieto di visione ai minori di 14 anni. Parallelamente il Festival di Venezia celebra un film sullo stesso tema, ma dalla prospettiva opposta, basato su una storia di fantasia. Trovo, inoltre, inaccettabile che in un paese libero e democratico, alcuni cinema che hanno deciso di ospitare la pellicola siano stati sottoposti al tentativo di boicottaggio da alcune organizzazioni di attivisti con mail e phone bombing. A queste sale, che consentono la libertà di espressione culturale, va tutto il mio sostegno”.

"Nel film UNPLANNED - raccontano i distributori - è chiaramente messa in evidenza la figura della protagonista che ha scelto di operare in una clinica abortista con l’intento di aiutare tutte le donne e in particolare le ragazze più giovani ad affrontare una situazione difficile. Basato su una storia vera, il film porta sullo schermo una storia  che abbraccia i due punti di vista, quella di chi è a favore e di chi è contrario all’aborto. Il film favorisce una grande apertura mentale e rompe una cornice di fastidioso silenzio intorno ad argomenti che ancora oggi in Italia toccano oltre 70.000 donne, oltre ai partners e famigliari."

Le motivazioni degli attivisti vs il docufilm

“Unplanned”: richiesta annullamento proiezione, Parte così il testo delle email arrivate a pioggia ai cinema per richiedere l'annullamento del docufilm in agenda. La motivazione è nel corpo del messaggio: "Riteniamo che il film in questione sia lesivo della dignità delle donne, irrispettoso delle scelte che compiono e scientificamente infondato. Nel film viene propinata l’idea che l’aborto – e citiamo testualmente – “sia l’uccisione di una vita innocente nel grembo della propria madre, luogo in cui, grande paradosso, un bambino dovrebbe essere maggiormente custodito” colpevolizzando e giudicando le decisioni individuali delle persone che scelgono di abortire. Anche solo questa citazione risulta faziosa. È inesatto infatti parlare di “bambini”. La letteratura scientifica preferisce parlare, nei primi tre mesi di gravidanza, di embriogenesi e di aggregato di cellule, nessun bambino quindi."

 Gli attivisti rimarcano anche come "Nella “scheda didattica” del film, al punto 4, sotto la voce “lettura Biologica” viene riportato il numero annuo di decessi per aborto presentato dall’ Oms, che è di “150 donne in Europa (e nel resto del mondo decine di migliaia)”. La cifra si aggira circa sui 47mila casi di morte per aborto, quello che non viene spiegato, o volutamente omesso, nella scheda è che la causa di morte non è l’aborto in sé ma l’aborto clandestino o non sicuro."

"Riteniamo che la diffusione di informazioni errate - si legge infine nella email degli attivisti -così come la manipolazione e la diffusione di dati errati e/o ommessi atti ad appoggiare un’ideologia cattolica e fascista danneggi gravemente non solo l’informazione scientifica all’interno della sfera medica riguardante l’ivg, ma miri a ledere i diritti di scelta delle donne reiterando processi di colpevolizzazione e controllo sul corpo delle donne e delle persone gestanti mediante discorsi falsi e scientificamente errati."

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