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Vaccini: cosa fare prima e dopo la somministrazione fra scelte alimentari, integratori e precauzioni

INTERVISTA Maurizio Camanzi, segretario provinciale della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale: "I fastidi si risolvono da soli o con dei semplici farmaci da banco"

La campagna vaccinale va avanti veloce e ieri c'è stata l'apertura alla fascia 55-59 anni. C'è qualcosa che possiamo fare per preparare il nostro organismo al vaccino? Esistono medicinali o integratori che ci possano aiutare a scongiurare effetti collaterali come la febbre e la spossatezza? Tutte domande che abbiamo rivolto a Maurizio Camanzi, segretario provinciale della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale. Repetita iuvant, senza dubbio. E allora vanno ribaditi da una voce autorevole anche alcuni passaparola senza fondamento. 

Esistono delle buone pratiche che possono aiutare il nostro organismo a sopportare meglio il vaccino? Alimentazione, integratori, riposo o altri accorgimenti sia prima che dopo le somministrazioni? Nei giorni successivi al vaccino c'è qualcosa che dobbiamo evitare di fare per limitare gli eventuali effetti collaterali? Vediamo nelle vetrine e negli spot pubblicitari dei prodotti che aiuterebbero il nostro sistema immunitario: servono? Quali? "Le accortezze da adottare prima di sottoporsi alla somministrazione di un vaccino (uno qualsiasi come anche quello anti-Covid 19) sono in sostanza le regole del buon senso e quando ci si vaccina prima di tutto è indispensabile non avere malattie virali in corso o febbre. I vaccini combattono le patologie e non le innescano: questo deve essere ben chiaro. Bisogna però stare attenti e sottoporre all'attenzione del medico l'uso di farmaci come i cortisonici e quelli che in generale riducono le difese immunitarie, le terapie immunodepressive come quelle utilizzate per i pazienti oncologici. Dopo le dosi semplicemente sarebbe prudente astenersi da attività fisiche intense per un paio di ore almeno. Gli integratori vanno molto di moda, anche se in un periodo storico come questo, nel quale l'alimentazione è tutt'altro che carente, non sono certo indispensabili. Le farmacie sono dei presidi sanitari importantissimi, ma hanno anche una componente commerciale che possono spingere verso alcuni prodotti in realtà non indispensabili. Certo gli integratori male non fanno. 

Parliamo degli effetti collaterali che possono subentrare dopo il vaccino dalla febbre al male al braccio? Sono diversi a seconda del tipo di farmaco che ci viene somministrato? "Gli effetti collaterali sono per la maggior parte dei fastidi passeggeri e risolvibili con il tempo o con dei semplici farmaci da banco. Sono uguali a grandi linee per tutti i vaccini e sono molto soggettivi. Fra quelli che possiamo aver riscontrato potrei citare, per il Pfaizer, qualche sintomo in più dopo la seconda dose. Per quanto riguarda il dolore al braccio, esso è determinato dal trauma dell'iniezione che fora il deltoide (il muscolo su cui si fa la puntura) e dura pochissimo tempo, con possibilità di passare più in fretta con un po' di ghiaccio". 

Circolano tantissime teorie sui vaccini e sulle differenze fra Astrazeneca, Pfizer, Moderna e Johnson&Johnson. Teorie non ufficiali naturalmente e spesso basate su informazioni non vere. Quale quella che secondo lei va chiarita più di tutte? "Facile. Astrazeneca viene infondatamente considerato il più pericoloso e meno efficace e ciò non corrisponde al vero. Questo alone di rischio ha fatto sì che molti ne abbiano rifiutato la somministrazione: ricordo che queste persone finiranno in coda alle liste rischiando così di contrarre il virus. Sfatiamo una volta per tutti che esistano vaccini di serie a e di serie b". 

E sull'efficacia dei virus e i tempi che la regolano? "Intanto diciamo che il vaccino è frutto di uno studio volto non a impedire il contagio, ma a impedire la patologia grave derivante il contagio da Covid-19. Ci si può ammalare lo stesso, ma non in forma grave. Per questo l'efficacia sta fra il 92-95%. La seconda dose, quello che appunto si chiama richiamo, serve a dare una 'scossa' a un sistema immunitario già sensibilizzato. Sull'efficacia e i tempi che la regolano possiamo guardare alla Gran Bretagna, che già con la prima somministrazione ha abbassato i numeri".  

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