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Opinioni

Erika Bertossi

Collaboratrice cronaca ed eventi

Bologna e le sue vie dei mestieri: una mappa, la storia e tante curiosità

L'esperto di odonomastica bolognese Carlo Pelagalli sa tutto sul nome delle vie: le percorriamo spesso e non sappiamo perché si chiamano così. Cartolerie, Pescherie, Drapperie: come i mestieri hanno dato il nome alle strade

L'operosità di Bologna attraverso una mappa delle vie che prendono il nome dalle attività commerciali e artigianali che ospitavano. Ovvero dei mestieri. Ci siamo passati mille volte, le abbiamo indicate ai turisti che le cercavano girovagando fra le Torri e Piazza Maggiore, per alcune è semplice capire quali botteghe ci fossero (via degli Orefici e via Pescherie Vecchie), per altre effettivamente è necessaria una riflessione in più o, molto semplicemente, un vero esperto in materia. Che in questo caso si chiama Carlo Pelagalli, autore tra l'altro del sito web originebologna.com e parte attiva del Museo del Risorgimento di Bologna. Essendo specializzato in odonomastica (dal greco hodós, che significa via, strada) va ancora oltre la toponomastica, e sa proprio tutto (non lo ammetterà mai) dei nomi delle vie della nostra città e della loro evoluzione, fatta di tappe che hanno portato a grandi cambiamenti nel modo fi battezzare i luoghi. 

Partiamo dalle strade che seguendo il filone degli antichi mestieri saltano subito all'occhio. Via Pescherie Vecchie (siamo nel cosiddetto Quadrilatero, area che risale al Medioevo) era naturalmente la strada nella quale c'erano i pescivendoli. Che nel 1286 si erano dovuti spostare da Piazza Ravegnana, loro collocazione originale, per la realizzazione della piazzetta che conosciamo oggi. Anche su via Calzolerie dubbi non ce ne sono: qui si concentravano i calzolai. Si legge su Storia e Memoria di Bologna: "Il nome di questa via ha origine dalla sede dell’arte dei calzolari e dalle botteghe da calzolaio presenti qui in passato. La sede dell’arte dei Calzolari era sul lato di ponente, circa a metà della via, all’antico numero 1267. Via Calzolerie fu l’unica a sopravvivere agli sventramenti degli isolati che erano tra via Rizzoli e via Orefici. Scomparvero invece alcune antiche e caratteristiche vie di mestieri come Spaderie, Tosapecore (vicolo), Stallatico del Sole (Vicolo), Pellizzerie e Cimarie".

C'è poi via Orefici e anche qui sappiamo di cosa parliamo, anche se al momento di orefi ne è rimasto soltanto uno. Consacrata ad alcuni dei più noti laboratori di metalli preziosi, è frutto di modifiche di inizio del secolo scorso quali l’allargamento di via Rizzoli e la demolizione di antiche costruzioni tra cui le torri medievali Artemisi, Guidozagni e Riccadonna, ricordate in una lapide al n. 6 di Piazza Mercanzia. Via Orefici diventa a un certo punto via Caprarie, che prende il nome dall’arte dei macellai o beccai. Al civico 3 uno stemma è ancora visibile e svela una curiosità: "La strada, un tempo strettissima, si chiamava Ruga degli Scannabecchi. Il nome è sinonimo di Beccari, ovvero macellai, e la famiglia Scannabecchi ha quasi certamente preso il nome dall’arte che esercitava. Le tele di Annibale Carracci (1560-1609), pittore bolognese nipote di un beccaio, sono testimonianza di quel genere di bottega".

Metalli preziosi e tessuti come lana e seta: i luoghi dove si tingeva e si fondeva 

Torniamo per un attimo ai metalli preziosi: se è facile indovinare perché via dell'Oro si chiama così (si tratta dell'ultima traversa di via Castiglione prima della porta), meno scontato è fare un collegamento con la parallela via Arienti, via degli Arienti, degli argenti! Sì, perché era in questa zona che si trovavano le fornaci per fonderli. Ci spostiamo di qualche metro ma apriamo un altro scenario: siamo in via Chiudare e in questo caso il nome della strada si riferisce all'antica tradizione tessile di Bologna: la chiuvara o chiudara infatti era uno stenditoio a forma di tettoia su cui erano fissati vari chiodi che fermavano i panni messi lì ad asciugare dopo la tintura. 

Via dell'Oro-2

Venditori di drappi di lana avevano qui le loro botteghe. Dove siamo? Facile: via Drapperie. Quella dei drappieri era sicuramente la più potente corporazione della Bologna medievale. La seta, veniamo alla seta: a Bologna quella più bella e di qualità veniva prodotta in via Altaseta (alta la qualità e alto anche il costo). Una nota dedicata alla canapa: coloro che la lavoravano si chiamavano canepini o gargiolari, la loro contrada si chiamava e ancora adesso si chiama via de' Gargiolari. 

Dai nomi dei mestieri ai nomi di personaggi storici: chi lo ha deciso? "Lo ha deciso la storia - spiega Carlo Pelagalli - ed è una conseguenza diretta dell'unità d'Italia: così andavano celebrati gli eroi dello spirito italiano". Un po' di storia, eccola qua, giusto per fare il punto sui vari periodi della toponomastica bolognese: "Le pietre miliari su cui costruiamo questa breve storia dell’odonomastica bolognese sono sostanzialmente due: l’apposizione nel 1801 delle lapidette (come le chiamò Giuseppe Guidicini) in ogni via, indicanti i nomi delle vie stesse, ed il grande cambiamento odonomastico iniziato nel 1873/74 e concluso nel 1878 che portò ad una radicale trasformazione sia dei nomi (soppressioni di vecchi odonimi sostituiti da nuovi odonimi) sia delle denominazioni urbanistiche generiche (tentativo di standardizzare tutto con via, vicolo, piazza, sacrificando antiche denominazioni urbanistiche generiche come borghi, pugliole, etc.). Per semplicità descriveremo questa trasformazione lunga e complessa (descritta in maniera eccellente dal Fanti) come Riforma Toponomastica del 1873/78".

Per semplicità distinguiamo tre periodi

1° Periodo o periodo dell’odonomastica arcaica o spontanea (mutuando l’aggettivo usato dal Fanti): dalle origini al 1801
2° Periodo o periodo dell’odonomastica contemporanea preunitaria: dal 1801 al 1878.
3° Periodo o periodo dell’odonomastica contemporanea postunitaria: dal 1878 ai giorni nostri.

Mappa mestieri Bologna-2

Carlo Pelagalli

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