Venerdì, 24 Settembre 2021
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Stop violenza sulle donne: l'Emilia Romagna punta sulla rieducazione degli uomini autori di maltrattamenti

La Regione conferma il sostegno ai centri pubblici per il trattamento di uomini autori di violenza, stanziati 50 mila euro. Sette le strutture pubbliche sul territorio , gestite dalle Ausl, una anche a Bologna. Lori: "Nei mesi del lockdown accentuate le condizioni di fragilità"

Riconoscere la violenza, e la cultura che la genera, per contrastarla.  Così la Regione Emilia-Romagna per la lotta alla violenza sulle donne e attraverso il sostegno ai centri Ldv (Liberiamoci dalla violenza) promuove trattamenti di recupero per gli uomini che si sono resi autori di maltrattamenti.

Pioniera in Italia, con la prima struttura nata a Modena nel 2011 per iniziativa dell’Azienda sanitaria locale, la Regione ha deciso per il 2021 un nuovo stanziamento di 50 mila euro provenienti dal Dipartimento Pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri, con i quali finanziare le attività dei sette centri Ldv pubblici, gestiti dalle Ausl: oltre a quello modenese, quelli di Bologna, Forlì, Cesena, Parma, Ravenna e Rimini.

Violenza sulle donne, in Emilia-Romagna oltre 800 le chiamate durante il lockdown 

“Un impegno da parte del Servizio sanitario regionale che si rinnova, nonostante l’emergenza sanitaria e le difficoltà indotte dalla pandemia da Covid-19- hanno sottolineato gli assessori alle Pari opportunità, Barbara Lori, e alle Politiche per la salute, Raffaele Donini - nella consapevolezza che proprio i mesi del lockdown e le difficoltà economiche e sociali possono avere accentuato una condizione di isolamento e di fragilità delle donne”.

In Emilia-Romagna complessivamente i centri dedicati al trattamento di uomini autori di violenza sono 15, sette dei quali pubblici. Secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio regionale contro la violenza di genere, queste strutture hanno seguito 249 uomini (dati 2018). Di questi, la metà - 125 - era stata indirizzata ai centri dai servizi territoriali, 50 gli stranieri in trattamento (che rappresentano il 20% del totale), 193 quelli con figli (78%) e 21 gli uomini in trattamento in carcere.  Il 65% aveva un’età compresa tra 30 e i 50 anni.

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