Lunedì, 27 Settembre 2021
Erika Bertossi

Opinioni

Erika Bertossi

Giornalista BolognaToday BolognaToday

Molestie sessuali e il senso di impotenza. Perché la storia di Ilaria può insegnarci qualcosa

"Un giorno a caso di un giugno umido quella strada che ormai conosci come le tue tasche viene attraversata da qualcuno che prima ti fa degli apprezzamenti con gesti poco eleganti e poi finisce col masturbarsi"

Ilaria è un'amica di un'amica. Non la conosco personalmente, ma ha pensato di raccontarmi una cosa che le è appena successa e alla quale vuole dare un senso usando un mezzo di divulgazione forte per arrivare ad altre donne e metterle in guardia. O semplicemente condividere (fare "sharing" come dice lei). A quante più donne possibile. La storia che mi racconta inizia e finisce in una pausa pranzo che è ormai quasi routine, ma che per quanto accaduto potrebbe anche interrompersi qui, sulla prima collina bolognese, nel punto in cui via Barbiano incontra via San Vittore. 

"Gli apprezzamenti prima, poi finisce col masturbarsi lì sulla strada"

"Un giorno a caso di un giugno umido quella strada che ormai conosci come le tue tasche viene attraversata da qualcuno che prima ti fa degli apprezzamenti con gesti poco eleganti e poi finisce col masturbarsi nel primo angolo utile per appoggiare la moto e non farsi troppo vedere, un angolo davanti al quale sei costretta a passare per tornare a casa perché sono le 13.50 e tra 10 minuti ricominci lo smart working". Badabam! Tutto d'un fiato: sta tutto in queste quattro righe senza troppi giri di parole. 

"Per un istante ho pensato di coprirmi": ma il problema non può essere un indumento 

Siamo praticamente due sconosciute e sento subito la responsabilità di essere la confidente di Ilaria. So che sta per dirmi cosa ha provato fra le 13.30 e le 13.50 di un giorno feriale di inizio estate: "Il primo input è quello di chiamare un’amica, perché il sangue ti ribolle dentro ma la razionalità ti spinge ad allontanarti e tornare in mezzo al traffico, dove ti puoi sentire sicura. Per un istante ho pensato di coprirmi - forse quella tenuta ginnica è stata il problema, subito dopo questo pensiero si smaterializza – il problema non può essere un indumento".

"Ho chiamato, consigliata da una amica Avvocata, i Carabinieri. Non ho idea di che faccia abbia e non ho guardato la targa, non ci sono elementi per una querela, ma la segnalazione è una piccola goccia. Ho scritto un post su Facebook con l’indicazione della via, ho tante amiche camminatrici che lo hanno ricondiviso, informare è importante. Mi sento in colpa, avrei dovuto provare a fissare qualche particolare. Quello che però mi fa montare la rabbia è che l’ho raccontato almeno a 10 donne diverse nel giro di poche ore e tutte - nessuna esclusa - mi hanno raccontato almeno un episodio in cui un uomo le ha violate, dai fischi al ritorno a casa la sera, agli strusciamenti dentro la metro, dai palpeggiamenti sotto a un portico a dei messaggi troppo spinti e non richiesti". 

Catcalling e oltre: "La rabbia del non poter fare nulla"

Se ne leggono di continuo di storie come queste ma finché non ti capitano direttamente hanno sempre i contorni un po' sfumati. Si prova rabbia di non poter fare nulla e di sentire che la pace di quella camminata è stata violata. Si innesca uno stato di allerta: continuerò a percorrere quella strada ma dovrò tenere l’occhio vigile. Provo un profondo dispiacere per tutte le altre donne che si trovano quotidianamente a fare i conti con questi fattacci. Mi sento sollevata, perché sto bene e non mi è successo niente – ma poi penso che non è giusto, perché non dovrebbe accadere. Spero che la condivisione possa funzionare da deterrente e spero anche di vedere via di Barbiano sempre più battuta dal passo di tante altre donne che proveranno a non farsi condizionare da fenomeni che posso essere combattuti parlandone e denunciandoli".  

Ilaria tornerà a camminare lungo quella strada. Altre donne vestite come pare a loro percorreranno lo stesso itinerario (e altri millemila sentieri del mondo) perchè muoversi all'aria aperta fa bene, qualche mamma deciderà che è il momento di spiegare al proprio figlio maschio come vanno trattate le donne. Forse il motociclista-suide si riconoscerà nel pervertito della storia e si vergognerà moltissimo. E non farà mai più una cosa del genere. Ma forse. Intanto la lezione è: allenate la memoria, che la prossima volta con la targa lo inchiodiamo. 

Un ripasso veloce sulla definizione di "molestia sessuale" 

Secondo il Codice dei Diritti Umani dell’Ontario (Ontario Human Rights Code) la molestia sessuale è quelle che si esprime attraverso commenti o condotte vessatorie che si sa o si dovrebbe sapere che non sono bene accette. In alcuni casi un solo episodio può essere sufficiente a configurare la molestia sessuale. La molestia sessuale può comprendere:

  • richieste di prestazioni sessuali in cambio di qualcosa, ad esempio offrendo di migliorare i voti scolastici, di una promozione o di un aumento di stipendio sul lavoro, oppure rifiutandosi di fare qualche atto dovuto, ad esempio le riparazioni dell’appartamento in cui abita la vittima delle molestie, se questa non accetta le proposte sessuali del molestatore
  • richieste di appuntamenti romantici, rifiutandosi di accettare un eventuale diniego
  • richieste di abbracci
  • contatti fisici non necessari, comprese toccate non gradite
  • uso di un linguaggio rude e insultante o espressione di commenti che considerano ragazze, donne, ragazzi o uomini in modi stereotipati
  • ingiurie personali connesse all’orientamento sessuale o all’identità di genere della persona
  • commenti relativi all’aspetto fisico di una persona (ad esempio legati al fatto che la persona sia più o meno attraente)
  • affermazioni o atti legati al fatto che non si ritiene che la persona rientri nelle categorie sessuali stereotipate
  • invio o condivisione di materiale pornografico, fotografie a contenuto sessuale, graffiti o altre immagini erotiche (compreso l’invio online)
  • racconto di barzellette a sfondo sessuale
  • vanto delle proprie prestazioni sessuali
  • commissione di atti di bullismo basati su sesso o genere
  • diffusione di voci o pettegolezzi di natura sessuale su determinate persone (anche online)

La molestia sessuale non è necessariamente legata in modo diretto alle attività sessuali. Si può anche essere infastiditi e molestati da chi ritiene che la vittima di questi comportamenti non si comporti, non appaia o non si vesta come un uomo (un ragazzo) o una donna (ragazza) dovrebbero fare. (Ontario Humen Right Commission)

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