Mercoledì, 29 Settembre 2021
Erika Bertossi

Opinioni

Erika Bertossi

Giornalista BolognaToday BolognaToday

Sette mostre a settembre: opere da vedere, percorsi fra arte, storia e fumetto

I palazzi e le galleria di Bologna sono vivaci più che mai dopo l'estate: mostre e visite da non perdere per tutto il mese. Attenzione alle grandi mostre in fase di chiusura: ultima chiamata per Pazienza e Mosse!

Mostre ed esposizioni da non perdere a settembre: attenzione a queste due date, 19 e 26 perchè chiudono due bellissime esposizioni, quella di Richard Mosse al MAST e quella di Andrea Pazienza a Palazzo Albergati. E siamo agli sgoccioli anche per la mostra dedicata a Michelangelo Pistoletto a Palazzo Boncompagni (18 settembre 2021). Insomma, per alcuni appuntamenti con la cultura sta per scattare l'ultima chiamata, occasione da cogliere assolutamente prenotando le visite quanto prima. 

Le sette mostre di settembre da non perdere a Bologna: 

1. Andrea Pazienza "Fino all'estremo": il genio creativo che ha cambiato il fumetto

Fino all’estremo. Così si intitolava la prima stesura di quello che sarebbe poi diventato Gli ultimi giorni di Pompeo, il vertice artistico e narrativo di Andrea Pazienza. Classe 1956, fumettista, disegnatore, illustratore e pittore: Andrea Pazienza è stato - senza alcun dubbio - il massimo esponente di quello storytelling tutto italiano così libero, al servizio di un flusso di coscienza inarrestabile e senza precedenti che da quel momento ha caratterizzato il mondo della nona arte: il fumetto. A 24 anni dall’ultima mostra antologica del 1997 a lui dedicata nel capoluogo emiliano e dopo tanti mesi di chiusura a causa della pandemia, dal 7 maggio 2021 arriva a Palazzo Albergati di Bologna il genio creativo di Andrea Pazienza, fumettista che con le sue vignette ha cambiato per sempre il mondo del fumetto e che si trasferì all’ombra delle Due Torri nel ’74 per iscriversi al DAMS e iniziare nel ’77 la sua carriera sulle pagine di “Alter Alter”, delineando fino all’84 i tratti del suo periodo più creativo e stimolante. In mostra oltre 100 opere provenienti dagli archivi delle persone a lui più vicine come il fratello, la sorella, la moglie e altri, tra tavole originali dei fumetti e opere pittoriche fatte con i materiali più diversi: dai pennarelli alle tempere, dalla matite ai colori acrilici e molto altro. Ad arricchire la mostra anche una selezione di bellissime e storiche immagini del grande fotografo e artista visuale Enrico Scuro.

Partendo dalla sua produzione artistica che poggia sui tre pilastri Pentothal, Zanardi e Pompeo, la mostra è un viaggio nella vita dell’artista e tra le vie di una Bologna resa calda dai movimenti studenteschi del ’77. Un racconto di rivolte, amori, guerre politiche e turbamenti vissuti da una generazione di meravigliosi sognatori che hanno inciso sulla loro pelle una via crucis di libertà e rivoluzione. A raccontare tutto questo sono la forza, la potenza e l’urlo espressivo coi quali Andrea Pazienza, nel giro di un solo decennio (muore infatti prematuramente a soli 32 anni nella sua casa di Montepulciano il 16 giugno 1988), lascia la sua firma indelebile nella narrativa illustrata non solo coi bianchi e neri dell’epopea di Fiabeschi, ma anche coi colori del Giallo Matematico e delle Notti di Carnevale di Zanna, Colas e Petrilli, i pennarelli sui fogli a quadretti coi quali Pompeo correva incontro al suo destino, ma anche tutte quelle meravigliose illustrazioni che - da Betta sullo squalo al Corteo di Bologna - hanno fatto di Andrea Pazienza uno dei più grandi maestri del colore di tutti i tempi.

2. Richard Mosse al MAST 

La Fondazione MAST ospita la prima mostra antologica dell’artista Richard Mosse, curata da Urs Stahel: un percorso unico in termini di impatto visivo, capace di rovesciare il modo in cui rappresentiamo e percepiamo la realtà. Nella mostra - che  si sviluppa su tre spazi della Fondazione MAST: Gallery, Foyer e Livello 0 - sono esposte 77 fotografie di grande formato, 3 video installazioni immersive (The Enclave 40', Incoming 52' e Quick 13') e un grande video wall a 16 canali (Grid, Moria 7'). Le fotografie di grande formato e i video generano un’esperienza immersiva di rara intensità, sorprendente per la forza degli stimoli visivi e sonori. Emerge la straordinaria attualità del lavoro di Mosse, che sovvertendo le convenzioni fotografiche, grazie alla tecnologia, ci fa osservare l’invisibile: i conflitti, le migrazioni, il cambiamento climatico.

3. Pistoletto e l'innovazione in mostra nel palazzo cinquecentesco

È questa una mostra del tutto particolare, sia per il luogo che la ospita, lo splendido cinquecentesco Palazzo Boncompagni con i suoi affreschi e la straordinaria scala a chiocciola del Vignola, sia per l'inedito rapporto che si è creato tra il Palazzo di Papa Gregorio XIII, la sua stessa figura di grande innovatore, e Michelangelo Pistoletto, uno dei massimi artisti contemporanei. La mostra propone una sorta di fil rouge dell'arte di Michelangelo Pistoletto, dalle superfici specchianti degli anni '60 a Terzo Paradiso, protagonista del lavoro artistico di Pistoletto degli ultimi decenni, ospitato nella ampia loggia d'ingresso di Palazzo Boncompagni - dove è collocato anche un "pozzo" - e su cui l'artista ha fondato la sua complessa concezione filosofico-sociale sul tema della conciliazione tra estremi bipolari - natura/cultura, io/tu, naturale/artificiale.

Le dieci opere di Pistoletto esposte, infatti, non sono "allestite" nella grande Sala delle udienze papali, nelle tre sale attigue e nella loggia, ma "abitano" questi luoghi colloquiando e rispecchiandosi in essi e nel pensiero di chi le realizzò. Il tema che propongono - per primo, il rapporto tra potere, religioni e società - è in stretto rapporto con le architetture e le decorazioni del Palazzo: al centro della grande Sala del Papa, affrescata con le storie del giovane Davide e preziose grottesche che decorano il soffitto con intrecci di fauna e flora, è l'installazione Un metro cubo di infinito, un poliedro costituito da sei specchi legati tra loro con uno spago, ma gli specchi sono rivolti verso l’interno del cubo e dunque non visibili allo spettatore fruitore: citando lo stesso artista, rappresenta "l’idea di tutte le infinite possibilità che esistono nella riflessione interna dall’uno all’infinito”.

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