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Assegno di divorzio: dovuto al coniuge debole che ha contribuito alla formazione del patrimonio familiare

Corte di Cassazione, ordinanza 28 febbraio 2019, n. 5975

L'AVVOCATO VORIA

Il fatto. Il Tribunale di Firenze nel 2013 aveva dichiarato la cessazione degli effetti civili del matrimonio tra due coniugi ed aveva posto a carico del marito un assegno divorzile dell’importo di cento euro. L’uomo però non ci stava ed impugnava la sentenza davanti alla Corte d’Appello di Napoli sostenendo che i giudici non avessero tenuto in considerazione la sua difficile situazione economica. Anche in secondo grado però la sentenza rimaneva immutata sul punto. Il marito ricorreva quindi in Cassazione chiedendo la riforma della sentenza in quanto egli non aveva i mezzi adeguati a corrispondere l’assegno, alla luce delle sue condizioni economiche.

La decisione della Corte. I giudici della Suprema Corte di Cassazione, facendo proprio l’orientamento già espresso dalle Sezioni Unite con la pronuncia 18287/2018, hanno precisato che, in tema di assegno divorzile, la funzione equilibratrice del reddito degli ex coniugi non ha la finalità di ricostituire il tenore di vita tenuto durante le nozze, ma mira a riconoscere il ruolo e il contributo fornito dall’ex coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio familiare.

Vediamo quindi le funzioni dell’assegno divorzile:

1) funzione equilibratrice. L’assegno di divorzio ha la funzione di equilibrare il reddito degli ex coniugi. Non è finalizzata alla ricostituzione del tenore di vita endoconiugale – come avveniva in passato, in forza di un consolidato orientamento ormai superato-, ma al riconoscimento del ruolo e del contributo fornito dall’ex coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello personale degli ex coniugi;

2) funzione assistenziale. Tale funzione discende direttamente dalla declinazione del principio costituzionale di solidarietà e conduce al riconoscimento di un contributo volto a consentire al coniuge richiedente non il conseguimento dell’autosufficienza economica sulla base di un parametro astratto, bensì il raggiungimento in concreto di un livello reddituale adeguato al contributo fornito nella realizzazione della vita familiare, in particolare tenendo conto delle aspettative professionali sacrificate.

Accertamento in concreto. La valutazione del giudice nella determinazione del diritto all’assegno e del suo importo deve avvenire sulla base di un accertamento concreto dell’inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge che richiede l’assegno e dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive.

Il giudizio dovrà essere espresso, in particolare, alla luce di una valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare ed alla formazione del patrimonio comune, nonchè di quello personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio ed all’età dell’avente diritto.

Sulla base di tali criteri la Corte ha rigettato il ricorso del marito, sostenendo che i giudici avessero correttamente tenuto conto di ogni aspetto economico ed in particolare del contributo che la moglie aveva apportato durante la vita coniugale.

Assegno divorzile confermato.

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