Domenica, 13 Giugno 2021
Erika Bertossi

Opinioni

Erika Bertossi

Giornalista BolognaToday BolognaToday

Diario di un vaccino all'hub della fiera. (Il mio prima, durante e dopo la somministrazione del Pfizer)

Un'ora e mezza in tutto e poi quel senso di leggerezza che fa tirare un respiro sollievo. Ecco come funziona la somministrazione al centro di Piazza Costituzione, tra sorrisi, timori e senso di privilegio

Privilegiati. Così ci si sente quando ci si mette in fila, tessera sanitaria e foglio dell'anamnesi alla mano, in attesa che chiamino la tua fascia oraria per accedere finalmente al vaccino anti-Covid. La mia prenotazione è alle 12.43 alla Fiera di Bologna. E' domenica e di traffico in città non ce n'è, ma avvicinandosi al centro vaccini un po' di movimento si nota: si parcheggia proprio lì di fronte (si vede bene la P sulla destra, arrivando da Stalingrado), pagando 2 euro alla ragazza del gabbiotto, poi è un attimo attraversare il giardino e arrivare là dove c'è quel simbolo con la margherita che ormai abbiamo imparato a conoscere: ecco il punto vaccinale al Palazzo Congressi, in Piazza della Costituzione. 

Un brividino ci sta. Un po' di emozione, un po' di paura che qualcosa vada storto e soprattutto di aver dimenticato qualcosa a casa senza la quale salta tutto: tessera sanitaria, consenso alla vaccinazione e anche il foglio dell'anamnesi compilato che così non mi devo fermare lì ai desk a compilarlo. Ho tutto e tengo tutto stretto. 

Il sole ormai batte forte (ricordo i primi vaccinati che si lamentavano per il freddo e fascia dopo fascia ecco che siamo arrivati in fretta all'estate) e ci si siede sui muretti cercando un po' di ombra mentre con una calma zen il ragazzo che gestisce gli ingressi chiama i turni minuto per minuto rispondendo con cortesia anche a chi si lamenta perchè "siamo già con mezz'ora di ritardo e alla prima somministrazione invece eravate stati puntualissimi". A me pare un po' fuori luogo criticare il sistema per un lieve ritardo considerata poi la grande quantità di volontari che potevano benissimo andare al mare invece che stare qua tutto il giorno. 

Fuori c'è chi fuma, chi telefona, chi si immerge nel suo smartphone e chi racconta in diretta con una videochiamata la sua avventura- vaccino: "C'è tanta gente, per pranzo non ce la faccio a venire, ci si sente dopo sempre che vada tutto bene". Qualcuno ha paura degli effetti collaterali e cita studi e ricerche che paragonano i vaccini, ma dai discorsi che arrivano alle mie orecchie nessuno scredita Astrazeneca come mi aspettavo. Forse il messaggio finalmente è arrivato a tutti: i vaccini si equivalgono e sono per tutti una grande e imperdibile opportunità oltre che un dovere. 

C'è poi chi (come me e il ragazzo che mi si è seduto accanto sul gradino del marciapiede) ha voglia di chiacchierare con qualcuno, sia per sdrammatizzare il momento che per confrontare le esperienze: "Aspetto mia sorella, l'ho accompagnata a fare il vaccino, ma io l'ho già fatto perchè ho una patologia neuromuscolare - mi spiega sorridendo un ragazzo sui 30 anni, che intanto butta uno sguardo verso la ragazza coi capelli lunghi in fila alla porta a vetri e quindi ormai in procinto di entrare - mi è venuta la febbre, ma quello perchè ho dormito con la finestra aperta". 

Il tempo passa in fretta e il mio orario viene chiamato alle 13.35, con poco meno di un'ora di ritardo. Misurazione della febbre, consegna del cartaceo, una firma e poi si passa dalla prima volontaria, che oggi non ha molti rinforzi (forse perché é un festivo): controlla carte e tessera sanitaria e mi spedisce in fila per il colloquio con uno dei medici seduti ai tavoli. Tre a destra e tre a sinistra. Scelgo la fila di destra. Scorre più lentamente dell'altra, forse perchè ci sono persone che devono raccontare la loro storia clnica e i farmaci che assumono. Nessuno si è lamentato, sembrava che tutti si sentissero proprio come me: privilegiati e felici perchè quel passo poteva essere il primo passo verso una socialità "normale". 

E poi c'è da dire che tutti i ragazzi del service di Palazzo dei Congressi sono super: da Jack  a Sax, da Ricky e Roxi, e poi Chicco e Franz insieme alcuni elementi del servizio antincendio di BolognaFiere. Colonne portanti per l'efficienza e il buon umore. Che in questo contesto non guasta. 

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E insomma sono stata l'ultima della fila per un po' e ne ho approfittato per studiare il resto del percorso: il medico, l'iniezione, i 15 minuti di attesa nella saletta e poi libera di tornare a casa. Uno dei ragazzi dello staff passa avanti e indietro, sempre sorridendo. Io e una ragazza che a un certo punto è arrivata dietro di me gli abbiamo chiesto se fosse tutto normale, se non si fosse bloccato qualcosa, ma è parso fin da subito un pretesto per essere rassicurate non si sa per cosa. Intanto però io e lei (Alessandra) abbiamo cominciato a chiacchierare e guarda un po', il nostro turno è arrivato in un batter di ciglia. La somministrazione la fanno prima a lei, poi ci sono io: ci diamo appuntamento nella sala di attesa e alla fine ci scambiamo anche il numero di telefono. Altro che un quarto d'ora: siamo state lì quasi mezz'ora. Troviamo esaltante salvare i nostri contatti in rubrica mettendo invece del cognome il nome del nostro vaccino: Pfaizer. Alla fine nessuna delle due ha avuto fastidi e ci siamo anche incontrate per un aperitivo. Il lato B del vaccino è fresco come un margarita. 

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