Casa, Lepore: "Serve una legge regionale che regolamenti B&B"

L'assessore al Turismo in commissione: "Cercheremo accordi con le piattaforme insieme alle capitali europee"

Foto archivio

Dopo il codice identificativo per le strutture ricettive extra alberghiere, una legge regionale sul turismo che riconosca le piattaforme e regolamenti il mercato. Questi gli step annunciati dall'assessore al Turismo di Bologna, Matteo Lepore, durante una commissione in Comune. "Una legge che dica che vanno gestite, che dica che ci sono realtà profit e no profit e che regolamenti a tutto tondo un fenomeno non più nuovo, ma ancora non previsto da una legge, sapendo che sul fronte B&b e dintorni Bologna ha una sua peculiarità perché è l'unica città in Emilia-Romagna a registrare questo fenomeno con un impatto così forte".

Intanto, Bologna già da tempo ha deciso di muoversi in sinergia con altre città europee: "Incontreremo i Parlamenti nazionali e la Commissione europea per chiedere una regolamentazione efficace delle piattaforme digitali nel loro complesso", sottolinea Lepore: cioè anche quelle che si occupano di lavoro, trasporti, logistica e commercio.

Inoltre, "l'idea è andare insieme alle principali capitali europee a trattare con le piattaforme", continua l'assesore, "per ottenere degli accordi in attesa di una regolamentazione efficace". Per cominciare, "noi dalle piattaforme vorremmo innanzitutto i dati, per sapere con certezza chi opera attraverso di esse - continua Lepore - non per mettere le mani nelle tasche dei contribuenti ma per riuscire a gestire il fenomeno nella maniera migliore possibile. Vale anche per il tema abusivismo, sapendo che il codice identificativo sarà un passaggio importante e che ad oggi - rimarca Lepore - non c'è uno studio che dia numeri certi su questo aspetto".

Oltre Airnbnb

Lepore, poi, sottolinea che la questione va molto al di là di Airbnb, anche se spesso scatta questa semplificazione: intanto proprio Airbnb al momento "è l'unica piattaforma che con noi ha fatto un accordo", poi di fatto per questa specifica piattaforma transita solo il 37% del gettito dell'imposta di soggiorno prodotta dalle strutture extra alberghiere (cioè 671.969 euro nel 2018): questo tramite 4.369 host registrati in città, distribuiti soprattutto nei quartieri Santo Stefano (1.562) e Porto-Saragozza (1.378).

Sullo sfondo, intanto, resta la decisione di mettere un freno al proliferare di B&b in centro tramite il decreto Unesco. Lepore conferma, ma avverte: "Oggi la domanda di casa non trova in difficoltà solo gli studenti e non vede solo l'home sharing come criticità". Perché in questi anni, al di là del turismo, "Bologna ha aumentato la propria popolazione", sottolinea l'assessore: in termini di saldo positivo, "sono venute a vivere a Bologna 15mila persone in più durante questo mandato" e "4mila studenti in più", mentre "sono stati costruiti il 75% di appartamenti in meno rispetto ai dieci anni precedenti".

Insomma, il problema della carenza di appartamenti rispetto alla domanda "non possiamo pensare di risolverlo solo con la regolamentazione dell'home sharing", afferma Lepore. Ma questo non significa affermare che c'è bisogno di costruire più case, precisa l'assessore a fine commissione. (Dire)

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