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Casa Zona Universitaria / Piazza Giuseppe Verdi

Caro-affitti e stanze solo per periodi brevi: un flash mob per il 'couchsurfing solidale'

Valigie e cartelli in Piazza Verdi: è in atto la protesta degli attivisti che denunciano "un'emergenza sociale". Gli studenti: "Ho cambiato 4 case in un anno"

Valigie ammassate e cartelli di denuncia per le condizioni degli affitti agli studenti: questo il flash mob in scena oggi in Piazza Verdi, in piena zona universitaria, all'ora di punta e con la sfilata di laureandi come contorno. Sono i ragazzi di Link Bologna - Studenti Indipendenti e del circolo ARCI RitmoLento ad aver organizzato questo presidio che hanno chiamato "Air Buy’n Bye" con chiaro riferimento alla piattaforma di affitti brevi Airbnb, il cui boom starebbe influendo negativamente sul problema casa.

La manifestazione, volta ad accogliere studenti messi in crisi dalle tante insidie della ricerca della casa, serve anche a lanciare l'idea del couchsurfing solidale da proporre all'intera cittadinanza. Le cose che non vanno? Poche case e molto care, contratti in nero, dei veri e propri casting per scegliere l'inquilino giusto. Soluzioni? Uno sguardo alla Spagna, in particolare a Barcellona, dove in alcune zone particolari della città vige il divieto ai proprietari di affittare casa per periodi brevi su piattaforme come Airbnb. 

Caro-affitti e problema casa: il flash mob

«E' una vera e propria emergenza sociale - spiegano i ragazzi, megafono alla mano - negli ultimi anni Airbnb ha sottratto più di 10.000 case e posti letto e poche decine di “host” di Airbnb gestiscono più di due terzi delle stanze disponibili sulla piattaforma. E proprio Bologna in questi anni ha vissuto una trasformazione gigantesca della sua condizione abitativa: non un caso isolato, ma un fenomeno che sta colpendo tante città d’Italia e d’Europa. Di fatto sempre più singoli posti letto e case intere vengono sottratte dal mercato dell’affitto di lungo periodo per essere consegnate al mercato turistico». 

«Il costo dell’affitto sta aumentando a dismisura - dice Silvia, una delle attiviste scese in piazza - e Bologna si è confermata terza città universitaria per aumento dei canoni d’affitto. Molti studenti e lavoratori arrivano in città e non riescono a trovare una sistemazione decente, pagando costi elevatissimi. Crediamo che questa città possa offrire un'immagine diversa da quella a cui siamo tristemente abituati. La Bologna di Airbnb, la Bologna della gentrificazione e dei costi elevatissimi, la Bologna che lascia per strada studenti e giovani lavoratori non è la Bologna che conosciamo».

L'appello ai cittadini: «Mettete a disposizione i vostri divani»

«Col nostro appello rivolgiamo un invito alla cittadinanza bolognese: mettiamo a disposizione i nostri divani per accogliere chi deve sborsare cifre esorbitanti tra ostelli, hotel e Airbnb durante la ricerca di una casa a prezzi sostenibili." dichiarano gli organizzatori, e aggiungono "noi, in quanto studenti e lavoratori, faremo la nostra parte ma il Comune di Bologna ha la responsabilità di rispondere a questa emergenza sociale che rimane ignorata e silente».

L'idea è quella di creare una rete, giusto? 

«Esatto. Nei prossimi giorni verranno raccolte le adesioni all'appello per dare vita ad una vera e propria rete di accoglienza, chiamata che abbiamo voluto chiamare "Welcome Fuorisede!" e attraverso cui si potrà avere ospitalità per un breve periodo di tempo mentre si è in cerca di una stanza definitiva. Un "couchsurfing solidale" lo hanno definito gli studenti, con una logica diametralmente opposta a quella promossa da Airbnb».

Le ragioni e l'appello degli attivisti (video)

Andrea, 20 anni, studente fuori sede de L'Aquila: "Ho cambiato quattro case in un anno tra affitti in nero, raggiri dei coinquilini e situazioni irregolari e rischiose". 

La video-intervista ad Andrea

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