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Domenica, 16 Giugno 2024
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Vicino Bologna 8 ettari di azienda agricola condivisa producono cibo per 100 famiglie

Il Biricoccolo è un’azienda agricola supportata dalla comunità, ovvero un caso ispirato alle CSA. Otto ettari in Valsamoggia impiantati con varietà orticole dimenticate, nonché grani antichi per pane e pasta. Tutto da ritirare in cassette miste ogni settimana

Per la spesa di frutta e verdura, un centinaio di famiglie in Valsamoggia — a pochi chilometri da Bologna, in direzione Modena — invece di fare un giro al supermercato ritirano una cassetta de Il Biricoccolo. Una volta a settimana, i quattro soci della fattoria sociale avviata un decennio fa a Crespellano fanno in modo di consegnare una box assortita e variabile, che sono in grado di comporre grazie alla partecipazione (benché non sul campo) dei loro sostenitori. Un modello che si ispira ai concetti della Community Supported Agriculture (CSA, ovvero ‘Comunità a Supporto dell’Agricoltura’), sistema di compartecipazione di produttori e consumatori che ha più di qualche beneficio per le imprese, per la tutela della biodiversità e anche il benessere di chi cucina e mangia. Rendendo, inoltre, particolarmente divertente il momento dell’apertura della ‘mistery box’, tra primizie e varietà dimenticate. Il progetto.

Attività agricole al Biricoccolo

La fattoria sociale e didattica Il Biricoccolo in Valsamoggia

Non l’avrei mai detto, ma partire è stato molto semplice e fluido”, racconta a CiboToday Elena Legnani, fondatrice de Il Biricoccolo insieme ad altri tre soci. “Venivamo da una precedente esperienza di associazionismo, legata all’agricoltura biologica e all’impegno sociale. Così le persone che ci conoscevano ci si sono strette subito intorno”. Oggi curano e coltivano un totale di circa 8 ettari, disseminati in appezzamenti tra la zona di Monteveglio e Calcara.

Elena Legnani, uno dei soci del Biricoccolo

In parte condotti a orto, lavorato principalmente a mano o tutt’al più con l’ausilio di un motocoltivatore, in parte destinati a frutteto misto — “con varietà che cambiano spesso anche a seconda della stagione” — e infine destinati a grani antichi, girasole e leguminose. “Sono terreni che appartenevano alla mia famiglia e che erano stati sfruttati intensivamente e quasi desertificati, per quanto il suole era stressato e trasformato in un deserto agricolo”, spiega Legnani, “quando li abbiamo ripresi, 13 anni fa con l’Associazione, la prima cosa è stata impiantare alberi e siepi, poi cominciare con la più ampia varietà di ortaggi e frutta che possa crescere a queste latitudini”.

Che cos’è la CSA, Community Supported Agriculture

Nell’avviare Il Biricoccolo, però, Legnani e soci non erano da soli. Qualificati come ‘fattoria sociale’, hanno scelto di ispirarsi ai concetti delle CSA nord europee e nord americane: una relazione diretta di partenariato tra agricoltori e una comunità di sostenitori uniti tra loro in rete. “In pratica alcune famiglie versano una quota annuale — che può essere divisa anche in piccoli versamenti; andiamo sempre incontro e ogni famiglia si auto-gestisce — dalla quale a ogni consegna si scala l’importo della spesa”. Il rendiconto di ciascun acquisto è quello che la distingue dalla prassi consolidata della CSA nel resto del mondo, dove ai sostenitori non si detraggano costi di volta in volta, ma una quota fissa, suddivisa per numero degli aderenti, che copre i costi di gestione dell’agricoltura. Questa diversa modalità rende il tutto più trasparente e più accettabile agli occhi del pubblico italiano, dal momento che “a seconda di quanto ordini e ricevi, sai quanto paghi”.

Lavoro nei campi del Biricoccolo

I vantaggi sono, in ogni caso, goduti da entrambi i lati: dal punto di vista dell’agricoltore, la rete di famiglie garantisce una domanda fissa e stabile e un anticipo in denaro che ha permesso in 10 anni, di non doversi mai affidare al prestito bancario. Dal punto di vista del consumatore, il potersi avvalere di cibo fresco, sicuro e vicino e di instaurare nuovamente la relazione, andata oggi purtroppo praticamente perduta, tra chi il cibo lo produce e chi lo mangia. Mentre “a volte sono i clienti a portarci dei semi, oppure a suggerirci di impiantare qualcosa di nuovo”, qualsiasi grande scelta strategica è condivisa durante riunioni annuali, che rendicontano il piano delle attività, i costi dell’agricoltura e condividono la destinazione degli utili, che devono essere del tutto reimmessi nell’attività.

Gli ortaggi, i ‘frutti dimenticati’, il grano e il pane de Il Biricoccolo

Cerchiamo di venire incontro il più possibile alle esigenze dei nostri amici-sostenitori — esiste anche l’opzione ‘bimbi in svezzamento’ per le giovani famiglie, con ingredienti più consoni — ma cerchiamo di comporre cassette più miste possibili”. Dalle carote alle rape, dalle lattughe a decine di tipologie di pomodori e di cardi. Poi piselli e fave, nonché, appunto, verdure insolite come il rafano nero, il topinambur, le rape bianche, il cavolo rapa e quello riccio “che quando abbiamo piantato non conosceva nessuno”.

More e lamponi del Biricoccolo

È ugualmente ricco il frutteto, dove cresce un’ottantina di piante miste. Alcune a rischio oblio, proprio come il biricoccolo che dà il nome all’azienda, “un ibrido naturale tra l’albicocca e la susina”. Anche sul grano i soci hanno fatto una simile ricerca, trovando varietà antiche di tenero e duro, che fanno macinare a pietra ottenendo pane, pasta madre, pasta e altri prodotti da forno.

Le attività didattiche e le lezioni di cucina in fattoria

Le cassette si possono ritirare in azienda oppure in punti self-service ospitati da una rete di negozi e giardini del circondario. Ma i sostenitori sono i benvenuti anche per altre attività, tra laboratori per bambini e tavole rotonde, ad esempio, sulla nutrizione.

Nei campi del Biricoccolo

Poi ci sono i corsi di cucina, soprattutto vegetale, tenuti sia dallo staff del Biricoccolo, principalmente da Elena Legnani, oppure da chef ospiti professionisti: “Abbiamo stretto contatti fin da subito con i Servizi Sociali per attivare Tirocini Formativi a vantaggio delle persone in difficoltà oltre che con le Associazioni che permettono scambi culturali e di manodopera con ragazzi stranieri che vogliano provare esperienze agricole. Lavoriamo tanto e siamo contenti del nostro gruppo di 150 famiglie. Siamo piccoli ma vogliamo restarlo, perché crediamo che in agricoltura ‘il piccolo è bello’”.

Il Biricoccolo
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