Cronaca

2 agosto: un esponente del governo e Laura Boldrini a Bologna, ancora piste e indagini

Laura Boldrini potrebbe parlare dalla piazza, mentre un esponente del governo incontrerà i parenti delle vittime in comune. E come tutti gli anni spuntano nuove ipotesi, complotti e nuove piste

Foto Bologna Today

Per il 33/o anniversario della strage della stazione di Bologna è confermata la presenza del presidente della Camera Laura Boldrini che, probabilmente parlerà in piazza. E ci sarà anche una rappresentanza del governo che, invece, dovrebbe prendere la parola nell'incontro con i familiari in Comune.

Lo ha annunciato Paolo Bolognesi, deputato Pd e presidente dell'associazione dei familiari delle vittime. ''Il ricordo della strage - ha detto - avrà i massimi livelli istituzionali, la terza carica dello stato e un rappresentante del governo, che ancora non so chi sia. La presidente della Camera parlerà ovviamente dove vuole, probabilmente in piazza''. Quella piazza che, negli anni scorsi, spesso ha riservato accoglienze a suon di fischi ai rappresentanti del governo che si sono alternati sul palco.

E come tutti gli anni, alla vigilia dell'anniversario, spuntano nuove ipotesi, complotti e nuove piste

LA VERISIONE DI RAISI: LA PISTA PALESTINESE. "Studiando i documenti riconducibili alla pista palestinese ci sono troppe coincidenze che sono state tutte ignorate dopo indagini finite in breve tempo e credo, al contrario, andrebbero approfondite", lo sostiene l'ex parlamentare e attuale consigliere provinciale di Fli Bologna, Enzo Raisi, che torna a insistere affinche' la Procura emiliana scandagli alcuni aspetti della pista legata ai terroristi palestinesi in merito alla strage. Raisi, che si occupa da sempre del caso e lo scorso anno ha scritto su questo il libro 'Bomba non bomba', e' tornato a spulciare gli atti di quasi 30 anni fa depositati in Tribunale, sotto le Due Torri. Emergerebbe la presenza in citta', il 2 agosto, di un nuovo personaggio. Si tratta di un professore sardo di Aritzo, in provincia di Nuoro, "legato alla sinistra extraparlamentare", il cui passaporto e' stato trovato sotto le macerie della stazione. Oltre a tornare a chiedere approfondimenti sulla presenza di Mauro Di Vittorio, una delle vittime della strage, "poiche' - spiega Raisi - dalla lettura del suo diario pubblicato da Lotta Continua senza omissioni, si apprende che e' arrivato davanti alle scogliere di Dover e quindi non e' mai stato respinto alla frontiera ingelese", l'esponente di Fli chiede delucidazioni anche sul professore della Barbagia e sul brigatista Francesco Marra. Per Raisi la bomba non fu piazzata dal terrorismo nero, ma si trattò dell'esplosione "accidentale" di un ordigno pronto per esplodere altrove, forse su un treno. Un ordigno - questa la tesi della 'pista palestinese' - nato come ritorsione dopo l'arresto in Italia dell'esponente del Fplp Abu Saleh, che avrebbe segnato la rottura degli equilibri del 'Lodo Moro' tra Italia e terrorismo palestinese.

EX TERRORISTA TEDESCO KRAM. Sentito ieri dagli inquirenti. Kram, indagato per la strage assieme a Christa Margot Frohlich, è venuto in Italia per rendere spontanee dichiarazioni e ha ribadito quanto raccontato in un'intervista del 2007, di aver sì dormito in città la notte tra l'1 e il 2 agosto ma di essersi allontanato il giorno dopo, quando avvicinandosi alla stazione ha visto le ambulanze. Per i due terroristi delle 'Rz', gruppo terroristico di estrema sinistra tedesco legato a Carlos, il terrorista internazionale conosciuto come 'lo Sciacallo', era stato chiesto dagli inquirenti bolognesi un interrogatorio per rogatoria alle autorità tedesche. Il Pm Enrico Cieri e il procuratore capo Roberto Alfonso, avrebbero voluto sentire anche Magdalena Kopp, ex moglie di Carlos, e Johannes Weinrich, il suo braccio destro. Nel marzo scorso però c'era stato un esito negativo alla richiesta di rogatoria perché per le autorità tedesche, i 4 erano intenzionati ad avvalersi della facoltà di non rispondere. L'indagato, alla fine ha accettato di venire in Italia per rendere spontanee dichiarazioni. Nel colloquio di ieri, infatti, ha dato la sua versione dei fatti, ma quando gli inquirenti gli hanno fatto domande per chiarimenti (non potendo fare, durante le dichiarazioni spontanee, domande a contestazione) Kram non ha risposto. Ha però spiegato perche' ha deciso di venire in Italia a rispondere agli inquirenti. ''Io vengo da voi per una ragione politica - sono state sostanzialmente le sue parole - perché da anni a Bologna c'è un piccolo gruppo che propone ostinatamente la pista palestinese. Il tentativo è reinterpretare la strategia della tensione''. Per Kram quindi l'indicazione della pista palestinese serve solo a creare un'altra pista e ''si tenta di riabilitare davanti alla storia le strutture parallele fasciste''.

INDAGINI SENZA FINE. "Noi l'indagine sulla Strage di Bologna non smetteremo mai di farla. Sottoporremmo ogni spunto di investigazione all'analisi: ce lo impone la legge, lo dobbiamo alle vittime, ai loro parenti, al paese''. E' la categorica affermazione del procuratore di Bologna Roberto Alfonso sullo stato dell'arte dell'inchiesta bis. Anche Paolo Bolognesi è stato sentito questa mattina in procura a Bologna dagli inquirenti che conducono l'inchiesta bis sulla strage in merito ad alcuni punti dell'esposto presentato anni fa con cui l'associazione chiedeva di ripartire dalle sentenze di altri processi di terrorismo italiano per arrivare ai mandanti. La rilettura di atti di processi di stragi come quelle di Piazza Fontana e Piazza della Loggia, riletti assieme, per l'associazione, permetterebbero di risalire dal terrorismo nero al ''cuore oscuro delle istituzioni'' dietro la strage. L'associazione non ha mai dato credito all'ipotesi della pista 'palestinese', ribadendo la necessità invece di risalire dalle condanne di Francesca Mambro, Valerio Fioravanti e Luigi Ciavardini (e dei depistatori) ai mandanti. Nell'ambito di questo filone il procuratore Roberto Alfonso e il Pm Enrico Cieri hanno voluto sentire Bolognesi perchè analizzando soprattutto gli atti del processo di Brescia, già digitalizzato, Digos e Ros hanno messo in luce una ventina di punti su cui servono chiarimenti. Si tratterebbe di incongruenze emerse nella contemporanea lettura dell'esposto, degli atti del processo di Bologna e di quelli degli altri processi, che meriterebbero approfondimenti. Bolognesi è stato sentito in qualità di primo firmatario dell'esposto. Agli inquirenti ha spiegato che si tratta di dettagli e spiegazioni che potranno avere dal consulente dell'associazione che ha aiutato nella stesura dell'esposto. Un aspetto di analisi a cui i pm bolognesi si dedicheranno dopo la pausa estiva.

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

2 agosto: un esponente del governo e Laura Boldrini a Bologna, ancora piste e indagini

BolognaToday è in caricamento