Giornata del Parkinson, le neurologhe: "Per combattere la malattia, tre tipi di terapie avanzate"

INTERVISTA alle neurologhe Stefania Nassetti e Giulia Giannini dell'Istituto Scienze Neurologiche di Bologna, presso l'Ospedale Bellaria. "Durante la pandemia utilizziamo la telemedicina"

Le dottoresse Giulia Giannini e Stefania Nassetti

Si opera in reti in Emilia-Romagna nella lotta al Parkinson, la malattia degenerativa associata a una lesione della parte del cervello che causa tremori e lentezza nei movimenti. In occasione della Giornata nazionale del Parkinson, oggi 28 novembre, Bologna Today fatto il punto con le neurologhe Stefania Nassetti e Giulia Giannini dell'ISNB, delI'Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna, presso l'Ospedale Bellaria. 

"Sono tre i centri che praticano la terapia avanzata nella regione accanto ai centri più piccoli, quello di Bologna, di Ferrara e quello di Modena-Reggio Emilia - spiega la dottoressa Giannini - quindi ci inviano i pazienti candidati -  secondo i medici - alla terapia avanzata o anche solo per spiegare loro di cosa si tratta". 

In cosa consiste la terapia avanzata?

"Ci sono tre tipi di terapia avanzata - continua Giannini - la stimolazione cerebrale profonda o DBS, l'infusione continua della levodopa in gel, con una pompa tramite un sondino posizionato con gastrostomia endoscopica percutanea, PEG, e infusione continua dell'apomorfina sottocute". 

Quali pazienti si sottopongono alle terapie avanzate?

"I pazienti che nonostante rispondano alla terapia per bocca, con l'avanzare della malattia presentano le cosiddette 'fluttuazioni motorie' - quindi variazione dei movimenti - invalidanti e con una qualità della vita non buona". 

Parliamo della stimolazione cerebrale profonda

"Abbiamo effettuato la prima stimolazione cerebrale profonda o Dbs - Deep Brain Stimulation - nel 1999 - chiarisce Nassetti - nel tempo sia le modalità di intervento che la tecnologia si sono modificate. In tempi normali, cioè non in pandemia, effettuiamo una ventina di interventi all'anno". 

La Dbs consiste nell’impiantare alcuni piccoli elettrodi nel cervello che agiscono da peacemaker. Si tratta di un intervento abbastanza lungo: "Dalle 4 alle 5 ore per posizionare gli elettrodi e una parte dell'intervento viene effettuato con il paziente collaborante, cioè sveglio. L'equipe è composta da neurochirurghi, anestesista e noi neurologi. Si monitorano così gli effetti collaterali e la scomparsa dei tremori". 

Quali difficoltà in periodo di pandemia per i malati di Parkinson?

"Quando l'ospedale Bellaria è stato trasformato in ospedale covid, non abbiamo più potuto visitare i pazienti - in presenza - pertanto come unità operativa abbiamo ovviato con la telemedicina. Pazienti e medici si collegano su una piattaforma e in questo modo si può eseguire una visita, si controllano per esempio i movimenti, la camminata ecc. E' stata di grande aiuto per i malati". 

Dbs: l'esperienza diretta

In occasione della pubblicazione del libro "Nati per soffrire" Bologna Today aveva intervistato Maurizio Grano, malato di Parkinson. "Sono stato sottoposto al DBS - Deep Brain Stimulation - al Bellaria. Quando mi hanno proposto l'intervento mi sono chiesto 'ma farò da cavia?' Invece poi ho approfondito con lo staff dell'ospedale. E' stato messo a punto in Francia, a Grenoble, dove viene eseguito da anni, In pratica impianta nelle aree del cervello una sorta di sensori. Io sono stato fortunato, non tutti possono sottoporsi e sono pronti all'intervento, mi ha permesso di ridurre 'di un tot' le dosi giornaliere di farmaci, nel nostro caso la dopamina". 

“Il Parkinson non è una malattia ma un modo di essere”, la storia di Maurizio dal Dbs al libro solidale

A due mesi dalla pubblicazione del libro (parte del ricavato verrà donato all'associazione Parkinson) com'è andata?: "Molto bene, i social hanno risposto nel migliore dei modi. L'obiettivo erano 100 copie, ora è diventato 500. Capisci la mia felicità?". 

Le parole chiave del Parkison

La malattia di Parkinson: malattia degenerativa cronica associata ad una lesione, la cui causa è ancora sconosciuta, della parte del cervello che controlla i movimenti e la cui disfunzione si manifesta principalmente con tremori, lentezza dei movimenti, rigidità muscolare e disturbi della marcia e, più raramente, con alterazioni di altri sistemi (cognitivo, comportamentale, del dolore, disturbi del sonno e del sistema cardiovascolare e gastrointestinale). (fonte: Ausl Bologna)

Levodopa: farmaco che nell'organismo si trasforma in dopamina, il neurotrasmettitore che controlla, tra l'altro, il movimento. 

Apomorfina: derivato sintetico della morfina 

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