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Uno bianca, 30° anniversario dell’eccidio del Pilastro: commemorazione in forma ridotta

Alla vigilia dell'anniversario, il fratello di Mauro Mitilini, uno dei Carabinieri trucidati, chiede la riapertura delle indagini

Sono passati 30 anni dall'eccidio del Pilastro. Il 4 gennaio del 1991, alle 22 circa, i killer della "Uno bianca" trucidarono i carabinieri Mauro Mitilini, Andrea Moneta e Otello Stefanini. 

A causa delle norme anti-covid, non si svolgerà la consueta manifestazione alla presenza della autorità e dei parenti delle vittime. Il Sindaco di Bologna Virginio Merola parteciperà alla commemorazione insieme al presidente del Quartiere San Donato-San Vitale, Simone Borsari. 

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Alle ore 10 si terrà la deposizione delle corone al cippo di via Casini, nei pressi del quale subito dopo verranno piantumati tre arbusti floreali. Sarà presente il Gonfalone civico. 
Al termine, è prevista la messa in suffragio delle vittime nella chiesa di Santa Caterina da Bologna, in via Campana 2.

Il fratello di Mitilini: "Riaprire le indagini"

La banda della Uno bianca tra il 1987 e il 1994 provocò la morte di ventiquattro persone e il ferimento di altre centodue.

Alla vigilia dell'anniversario, Ludovico Mitilini, fratello di Mauro si dice convinto che alla ricostruzione della storia manchino dei pezzi: "Siamo di fronte a una verità monca, ci sono lati oscuri: per questo da parte di alcuni familiari sarà fatta una richiesta formale di riaprire le indagini. Ci sono elementi che destano perplessità, testimonianze non valorizzate per quello che erano".

Come riferisce Ansa, tra i punti segnalati, il fatto che la Corte di assise "ha creduto alla versione dei Savi (i leader del gruppo criminale, ndr) che affermarono 'i tre carabinieri furono uccisi per impossessarsi delle loro armi' eppure i membri della banda avevano a disposizione un arsenale, non c'era bisogno di rubarle ai Carabinieri. C'è poi il tema di un'ordinanza del questore di Bologna che disponeva "una vigilanza fissa delle forze dell'ordine innanzi alla ex scuola Romagnoli, colpita nei giorni precedenti da una molotov. Non è chiaro, allora, come mai i carabinieri si fossero spostati in via Casini, dove furono assassinati, luogo 'non limitrofo' ed abbastanza distante dall'obiettivo da vigilare. Tra le testimonianze non sufficientemente valorizzate, a suo avviso, quelle di chi vide i killer, dopo la strage, salire su un'Alfa guidata da un 'quarto uomo' mai identificato.

Restano dubbi anche sulla modalità dell'assassinio: "Dopo aver colpito i carabinieri, con una pioggia di fuoco, non scapparono, anzi, continuarono a sparare assicurandosi che i tre fossero morti, quindi, probabilmente, l'obiettivo di quella sera del 4 gennaio 1991 era proprio uccidere tre giovani carabinieri".

Mattarella: "Vile agguato omicida ai giovani dell'Arma"

"In questo giorno desidero, anzitutto, esprimere i sentimenti più intensi di vicinanza e solidarietà ai familiari delle vittime, che negli anni hanno dovuto convivere con un dolore senza misura". Lo dice il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. "I loro cari - aggiunge il Capo dello Stato- erano poco più che ventenni quando sono stati colpiti dall'infame crudeltà di una banda di assassini, che per lungo tempo hanno seminato morte con freddezza disumana, e hanno anche ignobilmente macchiato la loro divisa di servitori dello Stato. Resta iscritto nella memoria della Repubblica il senso del dovere dei giovani Carabinieri, il servizio prestato per la sicurezza della comunità. Figure che si aggiungono a quelle dei molti altri che hanno tenuto fede ai loro compiti fino a pagare - per la legalità e la giustizia - il prezzo più alto"-

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