Antenne e 5G, rischi per la salute: la manifestazione in centro
Le associazioni chiedono al Comune di Bologna di "aderire al principio di precauzione" e quindi di "non installare le antenne fino a che non saranno certi gli effetti sulla popolazione"
Meno di un centinaio di persone ha manifestato ieri pomeriggio a Bologna contro il 5G. Con fischietti, musica e striscioni, e al grido di "Non vogliamo essere noi le cavie", i manifestanti legati all'alleanza italiana Stop 5G e al Codacons hanno percorso in corteo via Indipendenza e hanno dato vita a un banchetto informativo in piazza del Nettuno.
Le associazioni chiedono al Comune di Bologna di "aderire al principio di precauzione" e quindi di "non installare le antenne fino a che non saranno certi gli effetti sulla popolazione". A Bologna, spiega il movimento, sono gia' 11 le antenne 5G accese, anche se non funzionanti a pieno regime, e "altre in programma saranno installate entro i primi mesi del 2020". Anche a livello internazionale, le associazioni contro il 5G chiedono una moratoria contro i nuovi impianti, finche' studi scientifici non ne provano l'innocuita', seguendo l'appello di 240 scienziati di 40 Paesi tra cui esponenti anche dell'istituto Ramazzini di Bologna.
"In 120 Comuni italiani hanno fermato l'installazione delle nuove antenne- sottolinea il movimento bolognese contro il 5G- in Paesi come Svezia, Canada, Francia e Usa e' stato applicato il principio di precauzione e l'uso del wi-fi e' stato limitato in particolari aree". Dopo la manifestazione di oggi, altri appuntamenti informativi sul 5G a Bologna con esperti del settore sono in programma il 31 gennaio a San Lazzaro e il 13 febbraio a Granarolo.
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