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Foto: DIRE

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Artefiera, la protesta degli studenti delle Belle Arti

Flash Mob davanti l'ingresso della kermesse: "Non siamo studenti di Serie B"

"Gli studenti di Belle arti non sono studenti di serie B". Per questo, ieri a Bologna, in 70 hanno organizzato un sit-in all'entrata di ArteFiera: per essere "riconosciuti".

A margine del loro flash mob, una scacchiera umana, Raffaele Marra, della Consulta studentesca, spiega il perché di questa iniziativa: "In Italia delle arti non frega niente a nessuno. Ma noi abbiamo un diritto allo studio come gli altri, perché non dobbiamo avere la stessa voce?". La questione centrale riguarda le Accademie: sono come "in un limbo", non sono considerate come Università e non ricevono gli stessi finanziamenti e la stessa considerazione.

Questo porterebbe ad una disparità di trattamento rispetto agli altri studenti. Tra i problemi emergono anche la mancanza di fondi e di attrezzature, lo stare "stretti in aula" e le ripercussioni sulla didattica. "Quest'anno alcuni professori hanno iniziato i corsi a novembre inoltrato. Questo perché, a differenza delle Università, da noi molti hanno contratti Cococo annuali", racconta ancora Marra.

Il risultato, secondo i ragazzi, è una penalizzazione dell'offerta formativa che già sembra essere "considerata di serie B, come se fossimo qui per divertirci, ma noi studiamo". La richiesta è di concludere il loro percorso di studio con una laurea e non "con la mera equipollenza del nostro diploma", portando così "all'ampliamento delle classi di concorso accessibili". Quelli dell'Accademia si sentono studenti "discriminati: noi studiamo per essere disoccupati, praticamente.

Non abbiamo un nostro albo professionale in cui poterci iscrivere. Chi vuole insegnare può farlo solo fino alle scuole medie, perché non possiamo avere quello che ci meritiamo?". Come studenti vogliono che i loro studi e i loro sforzi "vengano riconosciuti a livello nazionale".

Perché gli studenti hanno scelto la fiera dell'arte e dell'innovazione di Bologna per "sensibilizzare la cittadinanza" sulle loro istanze, è presto detto: "chiedevamo che ArteFiera, prendesse le nostre parti, anche con un comunicato, dicendo che facciamo arte e come artisti dobbiamo essere trattati", afferma Marra.

Infatti, secondo gli studenti della mobilitazione l'Afam (alta formazione artistica, musicale e coreutica) "è discriminata". A riprova di questo pensiero portano il fatto che nel 2013 è stato abolito il Cnam (Consiglio nazionale dell'arte e della musica), che era un organo di rappresentanza riconosciuto a livello nazionale e di cui ora sono sprovvisti, sentendosi appunto "senza voce".

Per dare visibilità alla loro causa, in occasione della notte bianca di Artcity a Bologna, domani sera gli studenti daranno vita ad una "Art black night". Accompagnati da personale amministrativo e docenti, non esporranno i loro lavori migliori, come si fa nelle "white night", bensì "vi faremo vedere qualcosa di diverso", mostrando un altro aspetto dell'arte.

Oltre alla mobilitazione di oggi, già il 21 dicembre scorso gli studenti di Belle arti di molte città italiane si erano attivati per portare attenzione sul loro essere "studenti di seconda mano", discriminazione, che Marra sottolinea non essere da parte degli studenti universitari, ma delle istituzioni: "Gli studenti degli Atenei sono gli unici da cui abbiamo ricevuto solidarietà e si sono stretti a noi per la nostra causa". (Vel/ Dire)

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