Teatri e cinema chiusi: "Criteri di assoluta sicurezza, la controproposta? Il buonsenso"

Il nuovo decreto ha chiuso sipari e spento i cinema. Come far fronte a questa seconda "stangata"? Lo abbiamo chiesto a registi e direttori del panorama bolognese

"Mi sono appena laureata - aveva detto una violoncellista a Bologna Today alla notizia del nuovo decreto che ha chiuso sipari e spento i cinema - la cultura è sempre la prima cosa che viene messa da parte, anche se è stato dimostrato che i contagi sono pressoché nulli durante gli spettacoli o i concerti". "Terribile che stiano bloccando le possibilità di godere della cultura e il lavoro delle persone, cinema e teatri sono controllati". E' invece l'opinione di una lavoratrice dello shop della Cineteca di Bologna. E ancora. Uno studente universitario del Dams ha lasciato un mazzo di fiori, con un nastro nero, davanti al cinema Odeon di via Mascarella. 

Mentre la Regione approva 28 progetti da 1,6 milioni di euro per il sostegno al cinema, come gestori di teatri, sale e scuole riusciranno a far fronte a questa seconda "stangata"?

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Bologna Today lo ha chiesto ad alcuni addetti ai lavori del panorama bolognese: Francesca Pierantoni, regista e direttrice dei Laboratori Teatriali Officine Guitti, Nicola Bonazzi, co-direttore artistico del Teatro dell'Argine di San Lazzaro e Shawna Farrell, direttrice di Bernstein School of Musical Theater

Dopo il maxi lockdown, avevate ripreso regolarmente l'attività?

Pierantoni: "Normalmente no. Non è possibile parlare di normalità per le attività  teatrali. Una forma d'arte come la recitazione vive di vicinanza e contatto fisico. Stare in prova con schermi e mascherine non può essere la normalità. Ti toglie il 70% della capacità di raccontare la tua storia. Senza contare tutti gli altri problemi legati alla capienza delle sale e alla gestione del distanziamento del pubblico".

Bonazzi: "Ahimé sì... Appena due giorni prima avevamo fatto la conferenza stampa di presentazione della stagione, con uno slogan di cui andavamo molto fieri ("La bellezza non è questione di distanze"). Ora la distanza è tornata ad essere vuoto e sospensione. Avevamo anche ripreso i nostri laboratori di teatro con gli allievi, tentando di portare a compimento i percorsi che avevamo lasciati interrotti a febbraio. Tutto, sia chiaro, ripreso secondo i criteri di assoluta sicurezza che giustamente le istituzioni ci chiedono. Ecco che di nuovo li dobbiamo interrompere e destinare ad altra data l'esito finale. Allo stesso modo dobbiamo destinare ad altra data la nostra produzione dedicata a Sandro Pertini con la quale avremmo dovuto aprire la stagione l'11 novembre.

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Farrell: "Abbiamo ripreso abbastanza normalmente, anche se di normale c’è ben poco per tutti noi: abbiamo mascherine, visiere, distanze di sicurezza, per noi è un impedimento. Comunque dopo i recuperi di settembre abbiamo ricominciato l’anno scolastico". 

Secondo te era necessario chiudere? Vi erano altre strade da percorrere?

Pierantoni: "Non solo non era necessario. E' inutile ed ottuso. I teatri erano già stati ampiamente messi in sicurezza. Gli spettatori sono distanziati, indossano la mascherina e nel tempo della loro permanenza all'interno del teatro non parlano. Credo che al momento, siano i posti più sicuri sul pianeta, dopo gli spazi aperti.
Altre forme di contenimento del virus ci sono, ma dovevano essere valutate e messe in essere per tempo. Riguardano ovviamente la capacità di intervento degli ospedali, l'aumento dell'organico sanitario, la ridefinizione delle regole per il trasporto pubblico, e tutte quelle cose che avrebbero dovuto essere una priorità. 
Peccato che non lo siano state. E che in modo buffo si faccia ricadere la responsabilità della nuova ondata 
al comportamento del singolo cittadino.

Bonazzi: "È una domanda alla quale francamente non saprei rispondere. Nel senso che ogni giorno siamo bombardati da notizie contraddittorie che ci dicono cosa dovremmo fare o non fare per ridurre i contagi. Penso che tutto possa servire, ma penso anche che alcune misure possano essere più efficaci di altre: non credo (e lo dico senza nessuno spirito polemico) che la chiusura dei teatri sia tra queste. E' strano bloccare un comparto a cui era già stato imposto di contingentare gli accessi e che stava ottemperando a tutte le regole di sanificazione e distanziamento: un comparto, peraltro, che in termini assoluti, non credo davvero incida così tanto sui contagi. Mi piacerebbe poter dire che l'Italia è piena di teatri e che i teatri sono a tal punto frequentati da creare assembramenti continui, ma sappiamo che non è così..."

Farrell: "Il primo lockdown è stato molto lungo, adesso questo nuovo blocco è una via di mezzo e non so se sia il modo giusto. Penso che cinema e teatri avrebbero potuto rimanere aperti, bar e ristoranti chiudere verso le 22/23, per dare la possibilità ai lavoratori di questi settori di vivere".

Tra gli addetti ai lavori, si riesce a fare rete in questo momento critico?

Pierantoni: "In questo momento c'è tra di noi una sorta di solidarietà impotente molto amara. Ci si passa informazioni, ci si sostiene a livello morale più che pragmatico. Si vive in un'attesa di capire cosa succederà che francamente, dopo il primo lockdown, è ancora più snervante e sta mettendo a dura prova i nervi di tutti.

Bonazzi: "Ci si sente frequentemente soprattutto per capire cosa fare delle varie attività laboratoriali, su cui il decreto è stato assolutamente evasivo. Evidentemente per il legislatore i teatri sono solo quei luoghi dove si apre la porta per fare spettacolo (nel decreto infatti si parla esplicitamente di "attività di spettacolo"). In realtà i teatri sono molto, o forse soprattutto, altro: sono luoghi dove si fanno progetti, dove si realizza socialità in modi diversi, attraverso laboratori, corsi, incontri. E che si gettano spesso fuori dalle mura dell'edificio teatrale andando ad abitare il territorio per svolgere il proprio ruolo socializzante con i cittadini o le fragilità".

Farrell: "Sì, c’è più comunicazione tra artisti, scuole e teatri. Stiamo cercando tutti di capire come andare avanti, incoraggiandoci. E’ veramente un momento molto critico, quest'ultima decisione di chiudere è difficile da affrontare, ci sta mettendo in ginocchio".

Quali sono le vostre controproposte? 

Pierantoni: "Quella di cercare di usare il buonsenso è una controproposta valida?"

Bonazzi: "A fronte dei sacrifici che i teatri stavano già sostenendo in questi mesi, è davvero difficile immaginare contro-proposte. La loro parte insomma i teatri l'avevano fatta... Ancora una volta: la cosa importante sarebbe stata normare, e magari provare a salvaguardare, quelle attività di cui parlavo prima: anche così infatti i teatri svolgono quella funzione socializzante che tutti giustamente ora invocano".

Farrell: "Lasciare aperti cinema e teatri come era stato fatto, perché erano ambienti sanificati, con restrizioni per far stare tutti in sicurezza. Non si capisce perché i mezzi di trasporto sono pieni, ma i teatri devono stare chiusi. Ci deve essere il modo per lavorare e studiare in sicurezza senza rimanere nel limbo fino al 2022 o alla scoperta di un vaccino". 

Manifestazioni di piazza

Il 30 ottobre, scendono in piazza anche a Bologna le lavoratrici e i lavoratori dello spettacolo e dei cinema, una mobilitazione nazionale indetta da SCL CGIL, FISTeL CISL e UILCOM UIL.

A Bologna è in programma un presidio (nel rispetto delle misure anticovid) in piazza Roosevelt dalle ore 10. "È un errore chiudere teatri e sale cinematografiche. Luoghi che avevano garantito le misure contro i contagi, la protezione della salute ai lavoratori e agli spettatori. Il settore obbligato dall’inizio della crisi a fermarsi, deve subire un altro brusco stop che non comprendiamo, soprattutto perché le misure imposte non consentivano il ritorno alla normalità, e comunque davano spazio, a nostro avviso, a un aumento della capienza, ove possibile, mantenendo le condizioni di sicurezza - fanno sapere i sindacati - chiediamo al Governo di ripristinare l’operatività del settore, perché sappiamo che in questi mesi molti teatri sono rimasti chiusi e diverse sale cinematografiche hanno definitivamente chiuso. Il comparto ha la necessità di essere sostenuto, per avere una reale ripartenza e una prospettiva futura. Nel frattempo è necessario garantire un sostegno certo ai lavoratori. In troppi non hanno
ancora ricevuto le indennità promesse. Queste sono le motivazioni della manifestazione, che si svolgerà a livello nazionale a cui parteciperanno, nel rispetto delle misure anticovid, tutti i lavoratori dello spettacolo e dei cinema". 

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