Cronaca

Elezioni Unibo, il candidato Maurizio Sobrero: "Il digitale non può sostituire il diritto allo studio"

INTERVISTA. "La decisione di candidarmi è il frutto di due fattori. Il primo è il desiderio di portare valore nel luogo in cui ho studiato e in cui lavoro. Il secondo è dato dagli stimoli e dagli incoraggiamenti dati dai miei colleghi in questi anni"

L'Università di Bologna eleggerà a breve il suo nuovo rettore o la sua nuova rettrice. Cinque i candidati, tre uomini e due donne. Li conosciamo attraverso una serie di domande (uguali per tutti) per capire su cosa si fondano i loro programmi elettorali e quali ambizioni hanno per l'Alma Mater del post covid. Dopo aver ascoltato Giovanni MolariGiusella Finocchiaro e Giuliana Benvenuti, tocca al prof. Maurizio Sobrero (Dipartimento di Scienze Aziendali). 

Maurizio Sobrero si candida e punta al ritorno in aula 

Chi è Maurizio Sobrero

"Sono nato a Bologna 54 anni fa. Mi sono laureato in Economia e Commercio all’Alma Mater nel 1990. In seguito, ho deciso di continuare i miei studi negli Stati Uniti al Massachusetts Institute of Technology, dove ho conseguito il Ph.D. nel 1997. Durante il dottorato mi sono sposato con Donatella, mia compagna di corso all’Università e insieme abbiamo avuto due figli, Alberto e Matteo che oggi hanno 19 e 21 anni. Negli anni ho insegnato in diversi paesi e ho seguito progetti di ricerca e di collaborazione istituzionale in Italia e all’estero. Nel nostro Ateneo ho insegnato a Bologna e Rimini e l’esperienza in un Campus mi ha dato forte consapevolezza dell’unicità e dell’importanza del nostro modello Multicampus che va valorizzato e recuperato pienamente. Mi sono sempre occupato di innovazione tecnologica, forse perché per carattere sono curioso e mi piace confrontarmi con discipline e persone diverse, cercare nuovi stimoli per trovare nuove idee. I miei genitori mi hanno insegnato ad amare il mare che resta la mia grande passione, sopra e sotto. Da ragazzo ho fatto l’istruttore a Caprera e durante le estati facevo da equipaggio per trasferire barche in Mediterraneo. Il mare, come la montagna, ti fa capire quanto sia importante lavorare in gruppo, fare ognuno la propria parte, essere pronti ad aiutarsi sempre e ad essere preparati per l’imprevisto che può accadere in ogni momento. Tutti vorremmo sempre andare con il vento in poppa cavalcando le onde, ma la realtà è che il più delle volte bisogna risalire il vento con calma e perseveranza".

Quando e come ha deciso di candidarsi come futuro rettore dell'Unibo?

"La decisione di candidarmi è il frutto di due fattori. Il primo è il desiderio di portare valore nel luogo in cui ho studiato e in cui lavoro. L’Università è sempre stata il centro della mia attività quotidiana: ho ricoperto ruoli istituzionali, senza mai allontanarmi dalla didattica, dalla ricerca e dalla terza missione. Nel farlo, ho sempre pensato che fosse importante costruire sul tesoro delle conoscenze e delle capacità delle persone, per raggiungere obiettivi di crescita e di miglioramento. Il secondo è frutto degli stimoli che, nel corso di questi ultimi anni, mi sono arrivati da diversi colleghi in Ateneo. Il loro supporto e il loro incoraggiamento sono stati uno impulso importante nella mia decisione". 

Quali sono i punti fondamentali del suo programma elettorale? Quali le priorità per l'Università di Bologna? Quale la prima cosa che farebbe da rettore?

"L’Università di Bologna deve essere sempre di più un riferimento nel panorama internazionale e giocare un ruolo generoso e responsabile in questo momento storico fondamentale per il futuro dell’Europa. Il piano Next Generation Europe è nato per affrontare molti problemi rilevanti come le crescenti disuguaglianze, le difficoltà lavorative per i giovani, la crisi climatica e l’imprescindibilità di un cambiamento dei modelli di sviluppo. Le mie priorità partono da questo scenario per indirizzare bene le risorse straordinarie che arriveranno direttamente e indirettamente all’Università Ci sono tre grandi aree sulle quali vorrei intervenire, se sarò eletto. La prima riguarda le infrastrutture e i servizi per gli studenti e per il supporto di tutta la comunità universitaria. Dobbiamo investire in un piano straordinario che ci dia più spazi, sempre più aperti,alloggi, per offrire ancora più occasioni a studenti e studentesse - e ci permetta di riprendere la formazione in presenza, in maniera sicura e partecipata. La seconda area riguarda lo sviluppo degli investimenti in attrezzature e persone, per dotarci di grandi infrastrutture di ricerca, in grado di renderci più competitivi, più attrattivi e più ambiziosi, nella portata dei progetti e delle interazioni multidisciplinari. La terza area è il completamento del piano di sviluppo immobiliare di tutte le aree di sviluppo, in tutti i nostri Campus. Dobbiamo restituire decoro a tutte le nostre sedi che in molti casi abbiamo colpevolmente trascurato. Dobbiamo completare tutti i cantieri già aperti e completare i diversi insediamenti posando molte ultime pietre. Dobbiamo lavorare con il territorio per disegnare la nostra presenza nei prossimi trent’anni partendo da un modello di università sempre aperta, che coinvolge la società nei suoi spazi e nelle sue iniziative, che anima culturalmente i territori dove opera. Se sarò Rettore appena insediato avvierò la selezione del Direttore Generale, farò partire la riforma dello Statuto, attiverò una task force multidisciplinare dedicata al PNRR e promuoverò una discussione in tutti i Corsi di Studio per fare tesoro dell’esperienza appena vissuta in preparazione del prossimo anno accademico".

L'Università di Bologna nel mondo: quali sono le potenzialità e le prospettive per i prossimi anni?

"Il nostro Ateneo è ben radicato nel contesto internazionale grazie alle attività istituzionali, ai progetti di ricerca, agli accordi didattici e di scambi di docenti e studenti attraverso diversi programmi. Pensare a come sviluppare ulteriormente le nostre attività di internazionalizzazione significa lavorare su tre assi principali. Il primo deve essere indirizzato a migliorare la qualità in ingresso di studenti e studentesse internazionali. Il secondo deve puntare a, favorire la permanenza dei nostri laureati internazionali in Italia, per potenziare le occasioni di sviluppo e di crescita di una società più aperta e multiculturale. Per fare questo, dobbiamo lavorare allo sviluppo di iniziative di orientamento in ingresso, sviluppare programmi con le nostre città per anticipare le esigenze logistiche e di accoglienza degli studenti internazionali e costruire servizi ad hoc per favorirne l’integrazione nell’intero Ateneo. Infine, dobbiamo entrare sempre di più nei processi internazionali di cooperazione allo sviluppo che vedono coinvolte le Università, per rafforzare le nostre collaborazioni istituzionali, affermare nel mondo il nostro modello di università pubblica aperta a tutti e ampliare le occasioni di crescita personale e professionale per tutta la nostra comunità".

Quali potrebbero essere le nuove attrattive per l'Alma Mater? Soprattutto in luce della pandemia, che certamente ha accelerato alcuni meccanismi, fra cui le opportunità del digitale...

"Penso sia importante affermare un principio da cui partire per questa riflessione: il digitale non può sostituire il Diritto allo Studio. Questo anno di pandemia ci lascia come eredità positiva una rinnovata attenzione alla didattica e una maggiore consapevolezza delle potenzialità e dei limiti di molti strumenti che fino ad ora non avevamo utilizzato abbastanza. Consapevolezza e attenzione alle diverse modalità di insegnamento sono aspetti rilevanti su cui costruire il ritorno ad un’Università in presenza, incentrata sull’incontro, il confronto e le relazioni interpersonali. Questo elemento resta la nostra principale attrattiva. Ci sono poi altri ambiti su cui dobbiamo porre la nostra attenzione. Uno è certamente lo sviluppo di un piano di Ateneo per la transizione ecologica. Nella ricerca, nella formazione e nell’amministrazione dobbiamo essere in grado di intercettare opportunità e risorse per ampliare i nostri spazi di intervento e per articolare in chiave di sviluppo sostenibile tutte le nostre azioni. Un altro è l’investimento in azioni integrate, che ci rendano forti e credibili nell’applicazione delle politiche di Open Science e Open Data, perché una maggiore facilità e rapidità nella condivisione dei dati e dei risultati delle ricerche contribuiscono a una scienza libera ed aperta e alla difesa della libertà di costruzione del pensiero critico. In entrambi i casi si tratta di attività che richiedono impegno, investimenti, il pieno coinvolgimento dei docenti e del personale tecnico-amministrativo e offrono nuove opportunità a tutta la comunità studentesca. Sarà poi molto importante lavorare internamente ed esternamente per combattere tutte le forme di discriminazione, a partire da quella di genere, con azioni concrete che valutino attentamente le conseguenze che avremo post-pandemia a cui non abbiamo ancora prestato l’attenzione dovuta".

Qual è la sua visione sul percorso dei ricercatori? Età media troppo alta e carriere troppo statiche? Come allinearsi all'Europa se non lo siamo? Quali proposte?

"Dopo molti anni di limitazioni delle assunzioni e blocchi delle carriere in questi ultimi sei anni i diversi governi che si sono succeduti hanno tutti invertito la tendenza. Invece di lasciare libere le Università di programmare secondo le proprie esigenze, hanno però agito attraverso diversi piani straordinari che ci portano ora ad avere un forte squilibrio nel corpo docente. I professori e le professoresse associati sono la maggioranza e lo saranno ancora di più quando i molti Ricercatori di Tipo B in poco tempo lo diventeranno come previsto. Come ruoli, quindi, dobbiamo lavorare sia per favorire l’ingresso di un numero maggiore di giovani, sia per favorire le progressioni di carriera di chi lavora già da tempo con impegno e successo in tutti i nostri Dipartimenti. Assumere qualcuno per la prima volta o decidere se promuoverlo sono due esigenze diverse in qualsiasi contesto lavorativo ed è lo stesso anche per l’Università. Se davvero vogliamo confrontarci con l’Europa dobbiamo intervenire in questo senso. In questo periodo è in discussione in Parlamento una riforma dei ruoli universitari e sarà importante portare avanti questa prospettiva. Oltre alla carriera dobbiamo anche lavorare di più per sostenere tutti i nostri docenti e ricercatori nello sviluppo delle loro attività di ricerca, con servizi in grado di aiutare tutti a migliorarsi, soprattutto nella progettazione europea. Abbiamo fatto molti sforzi per attrarre dall’esterno i vincitori di bandi ERC ed è ora di investire per sostenere lo sviluppo di questi progetti al nostro interno. Si può e si deve premiare l’eccellenza lavorando anche per aiutare tutti a migliorarsi. Dobbiamo curare i nostri campioni e allo stesso tempo alzare il livello per tutti, dando obiettivi ambiziosi, ma raggiungibili. Se sono un po’ sedentario e mi chiedono di correre la maratona è sicuro che riprenderò in mano il telecomando e resterò sul divano. Ma se mi coinvolgono per cominciare ad allenarmi un po’, piano piano aumenterò il ritmo e alla fine tutti insieme avremmo corso di più e saremo tutti più in salute". 

Visto che ci sono risorse in arrivo, quali le priorità di utilizzo?

"Potremo risolvere i limiti di alcuni nostri insediamenti e dotarci di infrastrutture di ricerca in modo articolato sul territorio e nelle diverse discipline. È una occasione che gli ambiti scientifici e tecnologici aspettano da tempo per attrarre risorse, sviluppare programmi ancora più ambiziosi, competere alla pari con i più grandi centri di ricerca nel mondo, rafforzare le attività di terza missione. Potremo avere l’opportunità di adeguare i nostri luoghi di lavoro, perché abbiamo bisogno di sostenere la ricerca di base in tutte le nostre discipline e recuperare il decoro dei nostri spazi. Potremo aumentare il nostro organico, mantenendo l’equilibrio economico-finanziario necessario a garantire le progressioni di carriera e stipendiali per ricercatori, professori e personale tecnico-amministrativo. Potremo affrontare il futuro della zona universitaria centrale di Bologna, che rischia di svuotarsi con i molti trasferimenti ora previsti. Sarà un’occasione per recuperare molte sedi storiche e potenziare le nostre biblioteche e i nostri musei. Potremo pensare ad un piano straordinario per nuove aule e luoghi di aggregazione studenteschi, non solo per decongestionare, ma anche per accogliere le tante studentesse e i tanti studenti meritevoli, che non riusciamo ad accettare nei nostri corsi. Contribuiremo in questo modo a ridurre il ritardo che il Paese ha ancora negli studi universitari, senza rinunciare alla qualità della didattica".

Sulle linee del mandato Ubertini concorda o adotterà una linea differente? Se sì in quale direzione?

"Francesco Ubertini ci lascia un Ateneo con i conti in ordine, presente in Europa e nel mondo, attivo nelle iniziative di ricerca, culturali, industriali e mediche nella nostra Regione. In tutte le nostre sedi abbiamo fatto investimenti edilizi rilevanti sotto il profilo economico, anche se non sempre adeguati rispetto alle esigenze effettive. Dovremo portare a termine ciò che ancora non si è concluso e metterci nelle condizioni di lanciare nuovi progetti con ambizione e determinazione, come succede da molti secoli in un Ateneo vivo e dinamico come il nostro. Per poter affrontare adeguatamente i prossimi sei anni, però, dobbiamo intervenire decisamente sulla Governance e sulla nostra organizzazione interna. Abbiamo bisogno di restituire alla componente accademica la responsabilità politica delle decisioni coinvolgendo di più tutto l’Ateneo, abbandonando un modello incentrato sul Rettore e la sua squadra. Dobbiamo recuperare la rappresentanza del personale tecnico amministrativo nel Consiglio di Amministrazione. Dobbiamo abbandonare un modello organizzativo fortemente centralizzato, lontano dagli studenti e dai docenti che non valorizza il personale tecnico-amministrativo e genera inutile burocrazia. Dobbiamo recuperare tempo per tutti sottraendolo alle attività inutili e restituendolo a ciò che ha valore. C’è molto da fare, ma si può fare e lo so bene perché conosco molto bene il nostro Ateneo".

Una domanda sulle questioni calde della cronaca di questi giorno: movida, Piazza Verdi e Zona U: cosa pensa sulla proposta daspo universitari-movida-intervento unibo?

"Un problema del paese è che, invece di lavorare insieme per eliminare le cause di molti problemi, spesso ognuno pensa di dover intervenire i campi che non gli competono. L’Università ha il dovere di collaborare con tutte le istituzioni, ovunque, per animare i propri luoghi, renderli vivi e partecipati, tutelarne il decoro, ma non può e non deve sostituirsi alle Forze dell'Ordine o all’autorità giudiziaria. Tutte le zone universitarie, non solo Piazza Verdi, devono essere riempite quanto più possibile di cultura, contenuti e vita partecipata. I vuoti si riempiono in fretta di degrado e su questo possiamo e dobbiamo fare di più, avendo tutti il coraggio di ammettere che nelle piazze prive di altro che non sia uno spazio da occupare, ci vanno in tanti, non solo studentesse e studenti. Se apriremo di più i nostri spazi come luoghi di aggregazione e di socialità promosse da tutti offriremo alternative. Questo riguarda a Bologna tutta la cittadella universitaria storica e dobbiamo lavorarci da subito, come ho scritto nel mio programma".

Tutte le interviste ad oggi: 

Giovanni Molari

Giusella Finocchiaro

Giuliana Benvenuti

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