Aborto in calo a Bologna, la pillola 'sorpassa' gli interventi

Aumenta la percentuale di medici obiettori di coscienza, quasi uno su due, soprattutto al Sant'Orsola. Sotto le Due Torri le interruzioni volontarie di gravidanza vengono effettuate per il 53 per cento con la Ru486

Come per l'Emilia-Romagna nel suo complesso, anche a Bologna diminuiscono le interruzioni volontarie di gravidanza: 1.596 nel 2018 contro le 1.658 del 2017 e le 1.811 del 2016. Stabile il dato degli ospedali dell'Ausl: 1.157 (1.044 al Maggiore; 78,9% le donne residenti), contro le 1.139 del 2017 e le 1.158 del 2016.

E' il Sant'Orsola-Malpighi che determina il calo: 439 nel 2018 (74,9% residenti), 519 nel 2017 e 653 nel 2016. Un dato che spicca sul contesto regionale è l'incremento del trattamento farmacologico (con la RU486), segnala la direttrice dei Consultori dell'Ausl, Marcella Falcieri, che l'altro ieri è intervenuta in una commissione in Comune.

Per la prima volta l'Ausl ha registrato un sorpasso: "Ormai la maggior parte delle donne, il 53%, richiede nei nostri ospedali l'interruzione farmacologica che quindi ha superato quella chirurgica". Nell'ultimo report della Regione, invece, il dato medio dell'Emilia-Romagna è pari al 34,1%.

Per quanto riguarda l'obiezione di coscienza, tra i ginecologi dell'Ausl questa si attesta al 47% (42,9 nel 2017): "Un fenomeno importante, in linea con dato regionale", intorno al 55%, "ma va sottolineato- afferma Falcieri- che al momento non c'e' alcuna ricaduta sui tempi di attesa che, anzi, si sono velocizzati". L'Ausl, in pratica, riesce a garantire l'interruzione entro i 14 giorni dalla certificazione.

L'obiezione si conferma più consistente al Sant'Orsola: "Non possiamo nascondere che nel corso degli ultimi anni ha rappresentato un momento critico", afferma il direttore di Ostetricia, Nicola Rizzo, "perché si è arrivati a picchi anche piuttosto alti e oggi siamo al 69%". Tra i ginecologi era all'80,6% nel 2017, come si evince dai report della Regione. 

Quella degli obiettori, "è una percentuale che si modifica perché c'è il turnover e il problema dei contrattisti", continua Rizzo, ma "non c'è dubbio che la nostra struttura presenta un livello di obiettori superiore alla media regionale e ci siamo posti il problema". Intanto, rispetto alle cause: "Inviterei a non considerare questo problema in maniera apodittica e con l'accetta, è un fenomeno multifattoriale. Alla base dell'aumento dell'obiezione- sottolinea Rizzo- ci possono essere diverse ragioni, molto differenti una dall'altra, eviterei di cadere nei luoghi comuni".

Poi c'è il nodo delle conseguenze: "Ci siamo preoccupati che non ci fossero ricadute soprattutto sui tempi di attesa, abbiamo messo a punto delle azioni" e "ci siamo dati come obiettivo di budget aziendale- spiega Rizzo- quello delle due settimane, rispetto alla data della certificazione, entro le quali l'intervento dev'essere garantito". I

dati aggiornati a settembre di quest'anno "sono positivi, nel senso che l'obiettivo prevede che almeno l'80% delle richieste possa essere soddisfatto entro le due settimane- continua Rizzo- e questo sembra consentito". Le punte di obiezione al Sant'Orsola vanno lette "con preoccupazione", commenta la consigliera comunale Simona Lembi (Pd), ma intanto la legge 194 si mostra come "una splendida 40enne" che cammina "costantemente nel solco del raggiungimento dei suoi obiettivi, primo fra tutti quello di diminure le interruzioni volontarie di gravidanza". Però Falcieri "ci ha spiegato che le richieste sono dovute per la maggior parte a motivi di lavoro, economici e di fragilità sociale- rileva la dem Raffaella Santi Casali- e questo è un dato che deve interpellare molto la politica". (Pam/ Dire)

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