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Extinction Rebellion denuncia abusi in questura: trattamento “degradante e ingiustificato”

Dalla questura arrivano invece informazioni differenti, parla di "manifestazione non preavvisata, violenza privata, interruzione di pubblico servizio e danneggiamenti". Sottolineando di aver agito nel rispetto delle procedure

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“Le è stato chiesto di spogliarsi e di piegarsi sulle gambe, in un bagno fetido e dall’odore nauseabondo, con il pavimento ricoperto di sporcizia”. Il tutto senza la presenza di un avvocato. E poi: un verbale che “contiene falsità”, e uno stato di fermo di “oltre sette ore senza ricevere cibo e acqua”. Sono queste le pesanti accuse che il collettivo ambientalista Extinction Rebellion ha rivolto alla questura di Bologna in un comunicato all’indomani della protesta avvenuta a Palazzo d’Accursio contro il G7 Scienza e Tecnologia, in programma in questi giorni a Bologna e Forlì.

Nel pomeriggio di ieri, 9 luglio, un gruppo di attivisti si è arrampicato sulla Torre dell’Orologio per affiggere uno striscione di protesta; gli attivisti poi hanno manifestato con un sit in davanti a Palazzo d'Accursio. La polizia è intervenuta subito, portando una ventina di membri del collettivo in questura. Secondo quanto riferito da Extinction Rebellion, qui una delle attiviste sarebbe stata obbligata ad una perquisizione “discrezionale”, che “non è assolutamente una prassi”. La donna, si legge nel comunicato, “Ha dovuto togliersi le scarpe, i vestiti e la biancheria intima, e piegarsi sotto gli occhi dell'agente che la stava perquisendo. Alle sue richieste di spiegazione le è stato risposto che si tratta di una normale procedura, una prassi a cui sono sottoposte tutte le persone in stato di fermo, nonostante nessuna delle altre venti persone presenti abbia subito lo stesso trattamento umiliante”. Inoltre, nel verbale che l’attivista ha chiesto fosse redatto, ci sarebbe scritto che alla ragazza sarebbe stato chiesto se avesse voluto essere assistita da un avvocato o una persona di fiducia durante la perquisizione, e che lei avrebbe risposto di no. “Questo è falso – dice l’attivista –. Quella domanda non mi è mai stata rivolta e io, certamente, avrei avuto piacere ad essere assistita”.

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“Di fronte alle ripetute richieste di spiegazione, gli ispettori di polizia e gli agenti della Digos hanno giustificato l'accaduto come un errore, un fraintendimento, come una prassi che avrebbero dovuto applicare a tutti ma che, per gentilezza, sarebbe stata applicata a una sola attivista” continua il testo. Inoltre, gli attivisti scrivono come lo stato di fermo sia durato più di sette ore, durante le quali non è stato dato loro né cibo né acqua, “come invece previsto dalla legge”. Verso l’una di notte, gli attivisti e le attiviste sono stati rilasciati: alcuni di loro, scrivono, “con denunce surreali come ‘delitto tentato’ o ‘violenza privata’”.

La risposta della questura

Dalla questura arrivano informazioni differenti, a partire dai reati per cui le attiviste e gli attivisti sono stati denunciati: in una nota, la questura parla di "manifestazione non preavvisata, violenza privata, interruzione di pubblico servizio, invasione di terreni o edifici e danneggiamento aggravato in danno di palazzo avente rilevanza storica". Inoltre, sui controlli nei confronti dei membri di Extinction Rebellion, la questura scrive che le modalità sono state "rispettose delle procedure e delle norme", e che, nel merito, l'autorità giudiziaria è stata "tempestivamente e dettagliatamente informata".

Il commento dei Verdi

La notizia di presunti abusi è stata commentata anche da alcuni esponenti politici: “Apprendiamo di presunti abusi ai danni di una giovane portata in questura insieme ad altri 20 manifestanti. Chiediamo che sia fatta piena luce su quanto denunciato da XR Bologna, che parla di trattamento ‘degradante e ingiustificato’ durante la perquisizione della ragazza da parte degli agenti. Una eventuale violazione dei diritti della persona della giovane fermata sarebbe incompatibile per una città come Bologna per tradizione legata alla tutela dei diritti civili, della persona e per la promozione del confronto democratico” scrivono in una nota Silvia Zamboni e Danny Labriola, rispettivamente consigliera regionale e portavoce di Europa Verde.

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