Martedì, 3 Dicembre 2024
Gli esperti rispondono

Casse d'espansione e pulizia fiumi. Ecco perchè con queste alluvioni sono solo "cure omeopatiche"

Il Bolognese e la Romagna ancora in balia dell'acqua. Perchè accade, cosa fare, come prevenire? L'analisi della vicepresidente e del presidente dell’Ordine dei geologi dell’Emilia-Romagna

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Sono ore di preoccupazione per la forte ondata di maltempo che ha colpito Bologna e gran parte dell’Emilia-Romagna. A dare pensiero sono soprattutto i corsi d’acqua e le frane, che si sono già formate nelle zone collinari e dell’Appennino; in tutta la regione si sono contati oltre mille sfollati e nel territorio metropolitano di Bologna più 250. La circolazione dei treni è stata fortemente compromessa ed è stato necessario chiudere molte strade.

Vista l’alluvione del 2023 l’attenzione è ancora più alta oggi. Sorprende solo in parte, ormai, la facilità con cui l’acqua si accumuli velocemente penetrando nei centri abitati. La scarsa tenuta del territorio è dovuta a molti fattori, come spiega Livia Soliani, vicepresidente dell’Ordine dei geologi dell’Emilia-Romagna.

Raggiunta al telefono da BolognaToday, Soliani dice che a preoccupare maggiormente, in questo momento, sono “i problemi derivati dai sormonti e dalle rotture degli argini che hanno fatto defluire le acque in ampie porzioni della pianura. In collina e in montagna sono ovviamente le frane che si sono attivate o si attiveranno le prossime ore che hanno interessato la viabilità”.  

Insistendo sulla rottura degli argini, spauracchio che aveva spaventato i cittadini nel 2023, la geologa spiega come “l'estesa rete di fiumi e canali arginati – e parliamo di migliaia di chilometri – è stata costruita nel corso del tempo. Pertanto, ci sono tratti che presentano delle criticità”. Di fatto, "con queste piovosità il sistema di gestione delle acque deve essere aggiornato a questi nuovi eventi climatici".

Il ruolo del consumo di suolo in Emilia-Romagna

A concorrere agli allagamenti e all’innalzamento dei livelli di acqua sul territorio ha contribuito anche l’esteso consumo di suolo in Emilia-Romagna. Dal 2017 la Regione Emilia-Romagna si è dotata di una legge regionale sul consumo di suolo: una legge duramente criticata da ricercatori, studiosi e istituti di ricerca, le cui analisi non hanno quasi mai combaciato con quelle degli amministratori. “In pianura, specialmente nel dopoguerra, si è costruito in maniera consistente anche in aree che oggi con queste piovosità presentano gravi criticità” dice ancora Soliani. “La legge regionale rappresenta sicuramente un passo in avanti, ma tutti i cambiamenti avvengono non radicalmente, ma per passaggi consequenziali. Stiamo percorrendo una strada che sicuramente ci porterà al miglioramento della gestione del territorio, ma i risultati vanno aspettati” sottolinea la geologa.

Gli interventi necessari

Gli interventi da fare ora, spiega Soliani, sarebbero diversi: “Casse di espansione, riprofilatura delle golene, risezionamento degli argini. Ma probabilmente non basterebbe. Occorre dare spazio ai fiumi e all’acqua spostando gli argini”. Un’indicazione che arriva anche da Paride Antolini, presidente dell’Ordine dei geologi dell’Emilia-Romagna: “Dopo l’alluvione del maggio 2023 i geologi avevano indicato nel dare spazio ai fiumi la strada principale da intraprendere – scrive il presidente dell’Ordine in una nota –. Oggi più che mai, nella drammaticità di queste ore, ribadiamo il concetto come principale tipo di intervento necessario per affrontare i problemi legati agli eventi alluvionali. Siamo in allerta rossa e le precipitazioni sono simili all’alluvione del maggio 2023".

"Di fronte ad eventi del genere c’è poco da fare – continua Antolini –, non bastano le casse di espansione, non basta abbassare le golene e adeguare le sezioni, occorre dare spazio all’acqua senza se e senza ma. Sappiamo che c’è un folto gruppo di pensiero che invoca continuamente come un mantra la pulizia dei fiumi e dei fossi come operazione necessaria e sufficiente per affrontare il problema, ma si tratta di soluzioni che con queste precipitazioni sono paragonabili alle cure omeopatiche. Determinate aree vicine ai fiumi – conclude – sono difficilmente difendibili dalle alluvioni. Ora ci vuole coraggio, il coraggio di dirsi le cose in faccia, il coraggio per chi ha sempre rifiutato l’idea del cambiamento climatico di ammetterlo, il coraggio di smettere di fare polemiche politiche, il coraggio di fare azioni sul territorio drastiche. Il cittadino capisca che ci vorranno anni per risolvere in parte i problemi".

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