Ammortizzatori sociali, la protesta (a distanza) dei sindacati di base: "Pagamenti in ritardo, serve reddito di base"

Diverse sigle radunate sotto agli uffici di via Gramsci, rispettando le distanze e indossando la mascherina

Presidio di protesta dei sindacati di base questa mattina davanti agli uffici della sede Inps di Bolonga, in via Gramsci, per segnalare gli ormai concreti ritardi nel pagamento di alcuni ammortizzatori sociali.

"Da oltre due settimane si è inaugurata la cosiddetta "fase-2" della "riapertura" dopo il lockdown. Eppure per centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici, anche in Emilia-Romagna, non c'è nessuna "ripartenza" e nessun "rilancio"", affermano le sigle Sgb, Adl e Si Cobas in un comunicato congiunto. 

Particolarmente delicata risulta la situaizone per chi deve accedere al sostegno del Fis, le cui risorse sono al momento bloccate, come ammesso anche ieri dall'assessore regionale Vincenzo Colla. Un blocco che dovrebbe vedere risoluzione con l'arrivo delle risorse rogate con il decreto rilancio.

Migliaia di persone in provincia di bologna "sono ad oggi senza reddito e cominciano ad avere serie difficoltà di sussistenza: ancora in attesa dei primi pagamenti degli ammortizzatori sociali il lavoro dipendente, o dei "bonus" una tantum autonomi e parasubordinati, intermittenti e stagionali, dei buoni spesa o di provvedimenti di sostegno al diritto all'abitare".

I sindacati di base giudicano insufficiente il prossimo Rem - Reddito di emergenza "che assumerebbe la forma di un’erogazione di denaro, tra i 400 e gli 800 € mensili, ancora parametrata al nucleo familiare e non sugli individui, per massimo di 3 mensilità. Una proposta assolutamente residuale, insufficiente e totalmente inadatta ad affrontare sia l’emergenza che i disastri sistematici con cui facciamo i conti da anni".

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Per questo la richiesta è quella di un reddito di base incondizionato "e poi un'ammortizzatore sociale unico ed universale, senza massimali e che miri ad arrivare al 100% dell’importo realmente percepito mensilmente". L'introduzione di un salario minimo, che contrasti il fenomeno del "lavoro povero" e metta fine alle decine di contratti “pirata” vigenti "in moltissimi settori, e di una riforma fiscale in senso fortemente progressivo, che restituisca valore reale ai salari e, anche attraverso l'imposta patrimoniale, attinga le risorse aggredendo profitti e rendite".

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