L'allarme di Confagricoltura: "Angurie ad 1 centesimo sviliscono filiera"

L'associazione che riunisce oltre 2mila aziende agricole dell’area metropolitana bolognese difende il lavoro degli agricoltori

Vendere le angurie a un centesimo al chilo svilisce il valore di un’intera filiera: L'attacco arriva da Confagricoltura Bologna ed è diretto ad una catena di discount che, secondo l'associazione di categoria, fa passare un messaggio distorto. "Da parte di una catena di discount, in questi giorni, è arrivato un altro schiaffo al lavoro degli agricoltori. Una nota insegna presente anche a Bologna vende le angurie a un centesimo al chilo, pubblicizzando l’offerta sul proprio volantino e con uno spot sui media nazionali". 

"Nell’ambito della promozione in questione – fa sapere l’associazione che riunisce oltre 2mila aziende agricole dell’area metropolitana bolognese – viene precisato che alla filiera agroalimentare è riconosciuto il giusto prezzo: ci chiediamo quale sia questo prezzo, in quello che sembra più che altro un tentativo di salvaguardare la propria immagine. Anche perché tutto questo non cambia la sostanza: vendere le angurie a un centesimo al chilo svilisce il valore di un’intera filiera, facendo passare un messaggio distorto. Il consumatore pensa che le angurie costino poco o addirittura nulla, eppure all'origine ci sono il lavoro degli agricoltori e, nel nostro caso, una filiera etica e controllata. Ma tutto questo passa in secondo piano".

"Oggi il prezzo di mercato ‘reale’ delle angurie, di qualità, oscilla tra i 50 e i 70 centesimi al chilo all’ingrosso –scrive Confagricoltura Bologna – e continueremo a batterci contro queste storture del mercato con l'obiettivo di contribuire a valorizzare l'impegno dei produttori che rappresenta e, di conseguenza, salvaguardando la qualità dei prodotti che finiscono sulle tavole dei consumatori bolognesi".

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A questo si aggiunge – segnala ancora Confagricoltura Bologna – quella che "può essere considerata, da parte del mondo distributivo, un’attività di distruzione del valore dell’ortofrutta italiana che va avanti da anni: è l’effetto della scelta di portare sui banchi prodotti ancora acerbi e mal conservati, in un sistema che ‘forza’ l’anticipo delle raccolte per inseguire il margine a discapito della qualità, finendo per allontanare il consumatore dal settore. Due facce della stessa medaglia e, da parte nostra, stesso obiettivo: lavorare per tutelare gli agricoltori e gli stessi consumatori".

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