La psicologa della RSA S.Biagio: "Qui solo un positivo. Gli anziani ci hanno sorpresi, pensano ancora al futuro"

Laura Annella è psicologa specializzata in psicologia dell'invecchiamento. Ha analizzato il periodo della pandemia e gli effetti sugli anziani della sua struttura: "Al contrario degli stereotipi sono ben predisposti verso la tecnologia"

Una 'nonna' che fa la sua videochiamata

Laura Annella è psicologa specializzata in psicologia gerontologica o dell'invecchiamento: durante l'emergenza da Coronavirus non ha mai smesso di stare al fianco degli ospiti della residenza per anziani per la quale lavora, la CRA San Biagio di Casalecchio di Reno, gestita dalla Cooperativa Sociale Cadiai.

"La nostra è una delle poche residenze per anziani a zero contagi grazie anche ad alcune decisioni e tempistiche che ci hanno ripagato, come la chiusura agli esterni fin dal 4 marzo. Dunque in tutto il periodo emergenziale ho continuato il mio percorso all'interno della struttura, adeguando il mio lavoro alle esigenze e ai rischi del caso, soprattutto però ho avuto modo di osservare gli effetti della pandemia su una fetta di anziani non autosufficienti" spiega Annella, che mette in fila tutte le osservazioni, trovando alcune conferme anche in uno studio fatto dal Centro Studi 50&Più.

La situazione nella struttura? "Noi nello specifico abbiamo avuto un caso positivo, ma a marzo. Non è stato possibile risalire al contagio ma questa donna di 71 anni è guarita seguendo tutto il percorso in ospedale. Dopo un mese, risultata negativa a ben 4 tamponi  eseguiti nel tempo, è rientrata presso la  struttura e prosegue la sua vita con noi. Era stata mandata a fare una visita che non si poteva rimandare e dopo qualche giorno abbiano riscontrato qualche linea di febbre ed è stata isolata e poi ricoverata. Il fatto specifico ha creato un allarme circoscritto al personale e sono state attivate immediatamente tutte le procedure, compreso l'isolamento della sua compagna di stanza. Noi come personale abbiamo fatto il test sierologico i primi di aprile e siamo risultati tutti negativi. Invece il 20 aprile l'azienda Ausl ha fatto i tamponi a tutti e 60 i residenti e hanno tutti esito negativo. Dobbiamo rimanere così".

Smentiamo uno stereotipo sugli anziani: "Invecchiando diventiamo sempre più resilienti"

"La recente ricerca che ha riguardato circa 4 mila persone dai 55 anni agli over 75, ha restituito dei dati interessanti che hanno grandi similitudini con quello che ho vissuto io in questa fase nella struttura, scardinando alcune convinzioni sugli anziani e sul loro modo di vivere questo momento delicato. E partiamo proprio da qui. Come stanno vivendo i senior l'emergenza Covid-19 e come vivono il futuro? Quale l'impatto sulla quotidianità? Il fatto di avere identificato una maggioranza di effetti positivi rispetto ai negativi smentisce intanto uno dei più diffusi stereotipi sui senior, quello di una minore capacità di far fronte ai cambiamenti. Questo è un dato scientifico. La nostra capacità di fare fronte agli eventi e di adattarci a nuove condizioni può migliorare con gli anni ed è come se diventassimo via via sempre più resilienti, al contrario di quello che immaginavamo. Una forza psicologica ed una creatività che esistono ma che spesso non consideriamo. E di questo ho avuto riscontro anche con i miei anziani a San Biagio".

"C'è una maggiore consapevolezza del ruolo individuale di ognuno, responsabilità rispetto al benessere collettivo, ad esempio anche nel rispetto delle regole di igiene e protezione che questa pandemia ci ha imposto. Gli anziani in struttura non hanno l’obbligo della mascherina ma qualcuno ci ha chiesto di indossarla sentendo le notizie in tv. Uno degli aspetti positivi riscontrati è che questa quarantena sia vista come un'opportunità per riflettere e dedicarsi alle cose da vivere da adesso, come le relazioni familiari. Cogliere un'opportunità da un momento di emergenza come questo: in generale non tendiamo ad attribuire questa attitudine ad un anziano. Eppure...".

Gli anziani in struttura hanno delle aspettative? Vi hanno dimostrato concretamente uno spirito propositivo più che rassegnato o abbattuto per il fatto di non poter incontrare parenti e nipotini? "Assolutamente sì, anche se vivono in una struttura, dove parrebbe non ci siamo aspettative: anche qui abbiamo riscontrato la capacità di intravedere l'opportunità e molti mi hanno chiesto delle idee per cominciare nuove attività. E' stata una sorpresa" continua la psicologa, che aggiunge una nota sulle donne, le quali (così come racconta l'indagine 50&Più) hanno dimostrato una marcia in più in questo senso.

Isolamento e solitudine: quanto hanno pesato?

"Sempre da quello che ho potuto notare con i miei pazienti ho riscontrato che tra gli effetti negativi della pandemia, in termini di sensazione di solitudine e isolamento, sono stati colpiti una bassa percentuale e per la maggiore, persone che queste cose le provavano già prima e che non hanno rilevato tanti cambiamenti. La stessa cosa ritorna nello studio che ho citato".

Giornali, telegiornali e internet: come raccolgono informazioni e come reagiscono

"La maggior parte dei nostri pazienti ascoltano e guardano i notiziari in televisione. La tv resta infatti il mezzo più utilizzato. Con il fatto che nella nostra struttura ci siamo mantenuti sani l'impatto è stato positivo e quindi è capitato che i residenti non fossero preoccupati per se stessi, quanto per le persone fuori e per i loro cari. Una cosa molto interessante è che con l'emergenza il bisogno di sostenere il contatto con l'esterno, in particolare con gli affetti , è diventato molto importante, mentre il livello di allarme è stato mantenuto basso. La dimensione di vita comunitaria, sebbene con regole di protezione e distanziamento sociale (mangiare scaglionati e a un metro di distanza l'uno dall'altro nelle sale comuni) sia stata modificata, è stata rivalutata e sta costituendo un fattore di protezione dall’isolamento.

Ci siamo premurati di colmare il gap 'fisico' organizzando da subito video chiamate da tablet su Skype: un servizio che sta divenendo elemento portante per il benessere quotidiano sia dei residenti ma anche dei familiari. Mi occupo di sostenere questo servizio anche per mediare la comunicazione, visto che ci sono anche casi di persone con demenza e con deficit di vista e udito. Gli anziani sono aiutati nella relazione con questi mezzi tecnologici. Ed è qui che arriva un'altra sorpresa".

Anziani/tecnologia, ecco un'altra sorpresa: "Buona risposta e spirito di adattamento"

Il rapporto con la tecnologia è stato sorprendente. Un apprendimento mediamente rapido, l'affidarsi in modo positivo alla tecnologia perché mezzo che collega con l'esterno. “Anche su questo stereotipo bisogna ravvedersi, si attribuisce generalmente all’anziano una certa resistenza e quasi rifiuto del mezzo tecnologico, mentre garantisco io stessa a parte lo stupore iniziale di vedere in video i propri cari, una grande capacità di adattamento e soddisfazione. Addirittura due signore dotate di smartphone, ne hanno potenziato autonomamente l’uso mediante le videochiamate e i social network.  Anziani, dunque, più connessi e più felici.

Sul bisogno psicologico del mantenimento della relazione non dobbiamo perdere di vista il motivo per cui è importante: è un elemento fondamentale per il nostro benessere perché ci aiuta a regolare il nostro stato. La relazione è un fattore di cura primario, imprescindibile. Ed ecco che ora che non può avvenire attraverso il contatto fisico, adesso più che mai bisogna riconoscere e valorizzare altri elementi relazionali quali il tono della voce, lo sguardo, la gentilezza, le parole che scegliamo di usare, la sintonizzazione rispetto a un ritmo nella comunicazione dell'altro. Non dobbiamo avere timore di fare esperienza di questo nuovo modo di fare relazione, il nostro corpo ha memoria delle relazioni con contatto fisico e anche se lo facciamo attraverso mezzi tecnologici mandiamo messaggi al nostro cervello che sono molto simili e danno reazioni corporee ed emotive. Diciamo 'ti abbraccio e ti bacio', il virtuale è reale ed è davvero così, è una cosa già sperimentata e conservata nelle nostre cellule".

"Mi chiamo Laura Annella, napoletana  classe 1983. Mi laureo in neuropsicologia all’università di Bologna ed inizio il mio percorso professionale in ambito accademico conseguendo il dottorato di ricerca in neuroscienze cognitive. Poi la malìa del lavoro sul campo mi affascina  e scelgo l’ambito dell’invecchiamento e delle demenze, tematiche che approfondisco con il Master in Psicologia Gerontologica all’università di Padova. Nel 2014 approdo a Bologna ed entro a far parte della Cooperativa Sociale CADIAI. Sono psicologa presso la Residenza e Centro Diurno “S.Biagio” di Casalecchio di Reno occupandomi degli interventi volti al benessere dei residenti, di sostegno ai caregiver familiari e della formazione e supervisione degli operatori. Sono specializzanda in Psicoterapia Biosistemica".

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