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Borsarini con la pasta zucchero rossoblù

Borsarini con la pasta zucchero rossoblù

Emilia Romagna verso la zona arancione: l'appello (quasi) disperato dei ristoratori

Carlo Alberto Borsarini, presidente dell’Associazione Tour-Tlen e chef, si fa portavoce della forte preoccupazione della categoria dei ristoratori: "Si era aperta una negoziazione con Conte, ora con il nuovo governo si riparte da zero"

"Se ci fanno chiudere domenica rischiamo di non aprire per settimane e ci salta anche la Pasqua. Sarebbe insostenibile": Carlo Alberto Borsarinichef del ristorante La Lumira e presidente dell’Associazione Tour-Tlen esprime per sè e a nome dei suoi colleghi una grandissima preoccupazione sul futuro 'cromatico' della nostra regione, che potrebbe tornare arancione già da domenica. Ciò significherebbe come ormai ben sappiamo, la chiusura dei locali e il solo asporto e delivery per tutto il food. 

Domani il Ministero della Salute, in base ai dati Covid-19, potrebbe far tornare l'Emilia-Romagna in zona arancione. Siete giustamente molto in tensione per questa probabilità. Come vi state preparando? Come si stanno muovendo le associazioni di categoria anche nei confrinti del nuovo Governo Draghi?

"Per molto poco, nonostante i numeri in miglioramento degli ultimi due giorni, il valore Rt potrebbe far scattare per la nostra regione la zona arancione e questo significa la chiusura di bar e ristoranti per almeno tre settimane. Questa eventualità naturalmente per noi è devastante. E così facciamo saltare anche la Pasqua, che se sarà considerata a pari del Natale, prevede sicuramente delle ulteriori restrizioni. Il nostro dispiacere è che avevamo aperto una trattativa a Roma per poter stare aperti a pranzo nelle zone arancioni e anche a cena nelle zone gialle, ma con la caduta del governo si è tutto bloccato. Le associazioni di categoria di sicuro, insieme ai comitati delle regioni, cercheranno un nuovo momento di confronto, ma non c'è tempo". 

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Cosa chiedete? Quali le soluzioni possibili a questa nuova situazione di difficoltà? Sabato sappiamo che la categoria scenderà in Piazza Maggiore per far sentire la propria voce. 

"Chiediamo di poter tenere duro ancora una settimana e lasciarci lavorare anche se l'Rt è lievemente salito. Nel frattempo avremo così modo di muoverci a livello nazionale per conquistare qualche possibilità in più visto che i ristori di certo non bastano a darci ossigeno e stavolta si rischia davvero che molti gettino la spugna e chiudano. L'asporto non è sufficiente, anzi: bello per tenere vivo il rapporto con i clienti, ma in cassa non porta a nulla purtroppo perchè ci vogliono tante persone che ci lavorino. Consideriamo anche le differenze territoriali: un conto sono le zone di mare, che almeno avranno l'opportunità di recuperare in estate, un conto siamo noi, che già da un anno soffriamo come non mai con tutte le incertezze legate ai tempi strettissimi di comunicazione delle disposizioni. Sì, sabato ci sarà un presidio della categoria". 

Cosa pensa dei locali "ribelli"? Pensa sia una modalità di protesta efficace? 

"Bisogna fare un distinguo fra un'apertura simbolica e condivisa e la violazione reiterata delle ordinanze. Quest'ultima non la concepisco anche perchè mette a rischio multa anche i clienti". 

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