Martedì, 26 Ottobre 2021
Cronaca

Mappatura scuole che 'insegnano il gender': Arcigay passa alle carte bollate

Bollini di giudizio alle scuole con moduli didattici per l'educazione di genere, Arcigay lancia fondo per le spese legali 'contro bugie e diffamazioni del comitato'

"Abbiamo letto con profondo sconcerto dell'operazione di schedatura delle scuole messa in atto dal comitato 'Difendiamo i nostri figli' a Bologna" che ha classificato gli istituti a seconda della diffusione, nelle classi, della teoria gender e la cosa.

Non va proprio giù l'iniziativa a Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay, che la definisce "dal sapore squadrista, portata avanti con la benedizione di Forza Italia, che evidentemente vede nei progetti di contrasto alla violenza di genere un ostacolo alla realizzazione del modello berlusconiano e dei suoi harem".

Per Piazzoni, si attuerebbe "un'azione intimidatoria gravissima nei confronti delle famiglie, del corpo docente e degli studenti e delle studentesse che frequentano quegli istituti", dando credito a "fake news ampiamente smentite". Il portavoce nazionale di 'Difendiamo i nostri figli', Massimo Gandolfini, "è imputato in un processo penale proprio per aver diffamato la nostra associazione" quindi per ils egretario Arcigay vengono superati "abbondantemente i confini di un dibattito politico e trasgredisce non solo le leggi ma anche l'impianto costituzionale" e annuncia che verranno portati in Tribunale "per rispondere della gravità di quanto fanno e per difendere le scuole dal vero pericolo, cioè le loro intimidazioni". Arcigay infatti ha lanciato la campagna "#maqualegender" con un un fondo per le spese legali per le denunce "contro le bugie e le diffamazioni del comitato". 

Insorge anche la Cgil:  "E' davvero curioso, se non fosse insensato, che a qualcuno venga in mente di stilare una lista di scuole buone o cattive, e che quelle cattive sarebbero quelle che, nel parlare di rispetto delle diversità, si permettono di trattare della differenza di genere", fanno sapere  Susi Bagni della Flc e Anna Salfi per la Camera del lavoro. Una "lista nera ci ricorda il fascismo". 

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